Accademia Nazionale dei Lincei <Rom> [Editor]
Monumenti antichi — 9.1899

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DI MONTEFORTINO PRESSO ARCEVIA

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con un foro centrale, largo da due a tre cent, e suf-
ficiente per lasciar passare l'estremità di una candela
(tav. X, n. 9). Questa scodella è senza dubbio una
specie di guardamano per impedire che le goccie
della candela cadessero sulla mano di chi la portava.
Sugli antichi vasi greci dipinti veggonsi appunto rap-
presentati oggetti consimili, per i quali passano le
estremità inferiori di fiaccole, portate a mano da gio-
vani (').

La candela poteva anche essere infissa vertical-
mente sopra un fusto di legno ed allora la scodella
serviva ad impedire che questo venisse imbrattato od
arso ; come per lo stesso scopo, sopra i candelabri da
tavola si collocano ancora oggi i piattelli metallici,
i quali, nella forma e nel diametro, ricordano i guar-
damano rinvenuti nelle tombe galliche.

Ceramica. —- I vasi fittili del sepolcreto di Mon-
tefortino sono in grande numero, ma si possono ag-
gruppare in quattro classi:

la vasi grezzi ;

2a vasi color cenerino;

oa vasi verniciati;

4a vasi dipinti.
Vasi grezzi. —■ Di questi, parte sono di color
rossiccio, parte di tinta scura e parte ancora di color
ciuerino. Fra quelli di color rossiccio, oltre tazze e
piattelli con e senza piede, si hanno dogli (tipo tav. IV,
n. 18) ed anfore puntute con doppio manico (tipo
tav. V, n. 17; Vili, n. 13) le quali occorsero per lo
più iu numero di tre nelle tombe (ad es. n. 23, 32
e 34) che le contenevano.

I dogli, attesa la loro grande altezza da cin-
quanta a sessanta cent., potevano servire a vari usi
anche per cuocer del cibo, perchè due dogli della
forma sopra indicata veggonsi esposti al fuoco, nella
pittura di una tomba d' Orvieto, rappresentante una
cucina (2).

Le anfore a doppio manico e con punta aguzza
venivano adoperate dai Greci, dagli Etruschi (3) e dai

Romani per il vino, ma potevano usarsi anche per
raccogliere e conservare dell'acqua (').

Lavorati in terra di colore scuro si hanno piattelli
a labbro rivolto in fuori (tav. IV, n. 16) skyphoi
(tipo tav. V, n. 12), piccole olle con coperchio (tav. VIII,
nn. 3, 4, 11, 12) gutti, e brocche per acqua, o per
vino (tav. X, n. 7 e 17) e numerosi skyphoi con apici
e tubercoli (sep. 10. 11. 18. 20).

Di color cinerino sono per lo più le patere senza
manico (tav. V, n. 28; tav. Vili, n. 15), patere uni-
bilicate (tav. XI, n. 12); e piattelli di grandezza
diversa (sep. 2. 3. 20).

Fra le forme svariatissime di questi fittili grezzi
non avvene una che possa dirsi gallica, cioè che non
trovi riscontro nella ceramica indigena od etnisca.
Manca una prova decisiva per affermare se questi vasi
ebbero poi i Galli dagli Etruschi, oppure li lavorarono
essi stessi. Ma, anche ammessa la seconda ipotesi, è
certo che i Galli imitarono prodotti ceramici etruschi.

Vasi di color cenerino. — Tale deduzione si deve
estendere anche ai fittili di color cenerino, i quali da
alcuni dotti vengono considerati come propri della
ceramica gallica, perchè occorsero con frequenza nelle
tombe del periodo gallico, così di Bologna, come di
Este (-). Se non che anche nelle tombe etnische di
Bologna assai numerosi sono i vasi di fabbrica locale,
skyphoi, oiuochoai, anfore, piattelli ecc., già lavorati
in una terra color cinereo, di varie gradazioni, dallo
scuro plumbeo al chiaro pallido. Ed è già stato notato
dal Ghirardini (3) che stoviglie di color cinereo non
sono estraneo neppure all'Etruria settentrionale. Ora,
non solo le stesse gradazioni di color cinereo si osser-
vano nei fittili delle tombe galliche felsinee, ma anche
questi sono per maggior parte imitazioni o di vasi
etruschi o di prototipi metallici, come è facile per-
suadersi osservando i saggi da me riuniti nella tav. V
del mio lavoro: Sulle tombe e necropoli galliche
della provincia di Bologna. Due soltanto di quei
vasi, indicati con i nn. 12 e 14, non hanno fiso-

(1) Daremberg et Saglio Dictionn. des antiquit. lett. C p. 870.
fig. 1074 e 1081 ; Baumeister, Denkmàler, p. 522, fig. 562.

(2) Conestabile, Pitture murali e suppellettile etnische
scoperte presso Orvieto, tav. VI.

(3) Anfore a doppio manico e puntute, sorrette da Sileni
collocate sopra una mensa, sono rappresentate nella tomba tar-
quiniese detta dell'Orco, Mon. Inst. voi. IX, tav. XV, n. 6.

(') Mon. delVlnst. 1843, tav. 49; la cista del Musco Kir-
clicriano ed il vaso di Parigi pure con la scena degli Argo-
nauti {Wiener Vorlegeblàlter 1889, tav. XII, n. 1 e 5).

(2) Ghirardini, Notizie degli scavi 1883, p. 384 e segg.

(3) Notizie degli scavi 1883, p. 385.
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