Accademia Nazionale dei Lincei <Rom> [Editor]
Monumenti antichi — 13.1903

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RESTI DELI, ETÀ MICENEA

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Evans ('), ha forse, essa pure, qualche relazione con
queste singolarissime armi. All' immanicatura delle
punte coll'asta è fissata un'ascia acuminata e un po'
ricurva ad uncino. Il costume dei guerrieri è molto
semplice: nudo il petto e le braccia, hanno la vita
stretta da una cintura, ora ad uno ora a due giri
che ferma il perizoma. Questo ha la falda posteriore
libera e svolazzante, come quello dei domatori di tori
nelle coppe di Vafio; l'anteriore invece è passata fra
le coscie per coprire le parti virili, quasi a guisa di
borsa, come nella figura del lottatore su uno dei fram-
menti di steatite sopra citati del palazzo di Knos-
sos (2). Le coscie sembrano protette da cosciali di lamina
o di cuoio, visibili specialmente nella gamba sinistra,
che è quella alzata per fare il passo. La parte della
rappresentanza sotto la linea del ginocchio trovavasi sul
pezzo inferiore del vaso, ora mancante. Ogni guerriero
porta in capo un berretto abbastanza simile a quello
di alcune figure di combattenti asiatici negli affreschi
tebani della XIX dinastia, dove sono raffigurate le
vittorie di Seti I e di Ramses II sulle popolazioni
del Sinai e della Palestina meridionale (3) ; probabil-
mente era di pelle. Dopo le prime quattro coppie la
schiera s'interrompe per far posto a tre figure molto
esotiche di schiavi o prigionieri col capo ricciuto sco-
perto, che gridano o cantano a bocca spalancata,
preceduti da un quarto, che, pure gridando, scuote
colla destra un gran sistro. Si riapre il drappello
con un guerriero che fa da capitano, a cui ne seguono
altre sei coppie : fra le prime quattro e le due ultime,
un soldato caduto o un prigioniero alza la testa in
atto supplichevole, mentre un guerriero della quarta
coppia si volta indietro verso i compagni, incitandoli
a continuare la marcia.

(') The Ilaghios Onuphrios Depositili Crelan Piolojraphs
ecc., p. 136, fig. 139.

(2) Annual of the British School at Athens, VII, p. 95.

(3) V. Rosellini, M. S. Tav. XLV1II, L, ecc., e Lepsius,
Denkmaeler, III, Tav. 126 ecc. Cfr. W. Max Mueller, Asien
uni Europa nach Altaegyptisehen Denkmaelern, p. 138-139,
che qualifica tutto queste figure come Beduini del deserto. Non
si può però essere d'accordo con lui nell'ammettere che le varie
coperture del capo siano tutte fazzoletti, legati a gui-fa di tur-
banti. Un berretto simile a quelli dei guerrieri del vaso è
portato anche da una figurina micenea in terracotta trovata
dal dott. Tarainelli ad Axos. Vedi Monumenti Voi. IX, p. 315,
fig. 8.

Ciò che più colpisce nell' osservare questa mira-
bile composizione è 1' espressione del movimento, lo
slancio e la vita che l'artista è riuscito ad infondere
in tutte le sue figure. Il cantore dell'epos le avrebbe
descritte come £oooì ftooroC, quali apparivano le figure
cesellate dall' inclito Efesto sugli scudi di Achille e
di Eracle.

L'armatura del capitano risolleva la questione
dell' uso della corazza metallica nell' età micenea,
questione che uno dei nostri sigilli (v. p. 41, n. 30)
verrà a risolvere in modo definitivo. Qui, non voglio
pronunciarmi se, invece d'una vera corazza, non ab-
biamo forse una cotta di maglia, e propriamente quel
chitone a squame, XemówTÓg, addotto da Aristarco (')
come equivalente allo ^rgsTiròg yiTÓiv dell' Iliade,
(E, 113) e che spiegherebbe in maniera del tutto
soddisfacente 1' epiteto di xaXxoxi'vwveg, dato da Omero
non solo agli Achei, ma fra altri anche ai Cretesi (2).

Evidente e notevole è lo sforzo fatto dallo scul-
tore per fissare e distinguere i tipi delle sue figure,
nelle quali, se mal non m'appongo, si vedono i ca-
ratteri di due razze. Le teste dei soldati, giovani
imberbi tutti di un tipo, si distinguono a colpo d'oc-
chio da quelle del gruppo centrale dei gridatori, schiavi
o prigionieri, che presentano le fattezze di una razza
inferiore, ad ogni modo diversa. La testa del capi-
tano, uomo d' età matura, non differisce nei tratti del
volto da quelle dei militi, ma ha qualche cosa di più
individuale, che la fa sembrare un tentativo di ri-
tratto.

Il vaso non era fatto per usi comuni : l'essere com-
posto di pezzi distinti lo rendeva inadatto a conte-
nere dei liquidi ; dalla bocca, più stretta che il collo
d'una bottiglia ordinaria, non avrebbe permesso di
introdurre o versare materie solide nè unguenti. Era
un puro oggetto d'ornamento, e come tale poteva
ben essere stato ordinato dal principe ad uno degli
artisti di palazzo per commemorare qualche episodio
di una di quelle scorrerie, che, parecchi secoli più
tardi, sono il fenomeno più caratteristico della storia
dell' isola, e in un' età, in cui le razze erano meno

(') Apollon. Lex. s. v. atgeniòg %ix<iv.

(2) N, 255. Il verso non ò in tutti i codici, uè è accettato
da tutti i moderni editori. Il Comparetti però, come lo Heyne,
lo trova richiesto dalla corrispondenza col v. 249.
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