Accademia Nazionale dei Lincei <Rom> [Editor]
Monumenti antichi — 13.1903

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IL VASO DI IIAGHIA TR1ADA

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ciò abbia tuttavia alcuna efficacia nè siili' animo del
soldato al quale si attacca, nè su quello degli altri
che lo seguono; l'effetto è anzi contrario, chè quegli,
mentre prosegue inesorabile la via, volge indietro la
faccia urlando, sia per maledire il misero ed ordi-
nargli di seguirlo senza fare impacci, sia per eccitare
le due ultime coppie a non dargli retta ed anche,
occorrendo, sospingerlo innanzi. Panni adunque che
si tratti di un prigioniero, che è trascinato via dai
soldati, in modo analogo ai prigionieri figurati nelle
marcie trionfali egiziane (1). Ciò spiegherebbe perchè
egli si trovi preso in mezzo, e nessuno mostri alcuna cura
o compassione per lui, ed anche perchè egli solo, pur
avendo una copertura sul capo, l'abbia un po' diffe-
rente dagli altri ; giacché la vediamo non tesa ed uni-
forme, ma suddivisa da una solcatura curvilinea, eli e
deve significare una piega: vale a dire che, se nel primo
caso sono indicati dei berretti di cuoio, in questo s'in-
tende adoperata una stoffa più floscia e pieghevole,
come p. es., quella dei turbanti in testa di alcuni
Asiatici espressi in monumenti egiziani (2). Per quanto
possa questo sembrare un particolare trascurabile, pure
io non posso credere non abbia esso il suo valore,
considerata la cura minuziosa messa dall' artista del
vaso nell'esprimere tutti i particolari, anche minimi.
Noi non possiamo dire se nella parte ora mancante
della figura vi fossero o no altri segni caratteristici ;
ma, a mio modo di credere, già con questo egli ha
voluto distinguere la qualità, se non la nazionalità,
di costui.

Ho parlato di soldati e di marcia militare. Ma
sono veramente di soldati le figure, che ci vediamo
stilare dinanzi? Nonostante la singolarità dell'appa-
rizione, io non ne ho dubitato fin dal principio, come
con me non ne ba dubitato l'Halbherr ma in una
notizia, divulgata dopo la pubblicazione della relazione

(') Cfr. anche il pinax, pure di Fraesos ma di arte greca
progredita, edito 1. c. n. 4, dove è un guerriero vittorioso, che
trascina seco un ragazzo nudo prigioniero, (o una ragazza,
secondo il testo, p. 390).

(2) Vedi Rosellini, Monurn. St. tav. XLVHI, L, LXV1I.
Cfr. W. Max Miiller, Asien und Europa nach altaegyptischen
Denkmàlern, p. 138 seg., secondo il quale sono Beduini no-
madi del deserto, vinti da Seti I e Ramses II. Alcuni hanno
fazzoletti annodati o legati come alcuni Orientali di oggidì.

(3) Vedi la sua relazione preliminare sugli scavi di II. Triada
nei Rendiconti dell'Acc. dei Lincei, voi. XI, fase. 9, sett. 1902;
e la seconda in questo stesso volome, p. 17 segg.

preliminare di lui sopra gli scavi di Haghia Triada,
il Bosanquet ha espresso l'opinione che si tratti di una
schiera festosa di mietitori ('), ed io posso aggiungere
che la medesima opinione, avanti la notizia del Bo-
sanquet, fu a me manifestata da qualcun altro, cui mo-
strai il calco in gesso del vaso. La risposta definitiva
dipende dalla interpretazione delle armi, veramente in-
solite, che ciascuno di loro porta a spalla.

Queste consistono in una lunga asta, alla cui estre-
mità, terminata da un pomo, sono fissati due istrumenti
diversi. Il primo, che vedesi espresso di profilo, è di
considerevole spessore ed è piano nella superficie che
guarda verso 1' alto, incurvato invece nella inferiore,
in modo da finire in una punta simile ad uncino ; il
che può lasciare incerti se trattisi di ascia o di falce
od anche di piccone. Non è chiaro se esso sia immani-
cato nell' asta per mezzo di un tubo, oppure sempli-
cemente inserito in una spaccatura di essa, dalla
quale, nel lato opposto al già descritto, sporge la testa
piatta e tanto corta, che non sembra destinata ad
una determinata funzione, come per es. quella di mar-
tello. Nella medesima asta sono inoltre fissati tre lun-
ghissimi spiedi o rebbii acuminati, in modo da for-
mare una specie di tridente (2). 17 artista si è dato
cura di mostrarci anche con chiarezza il modo, come
erano combinate insieme queste stranissime armi; là
dove esse non sono coperte dalle teste o l'ima dall'altra
noi vediamo innanzi tutto una legatura a doppio giro,
che prima unisce uno degli spiedi laterali col mediano,
e poi passa da questo all'altro laterale, sì da comporre
un fascio ben saldo; in secondo luogo noi vediamo, tra
il pomo dell' asta e l'arma immanicata o incastrata,
una seconda legatura a cinque o sei giri, la quale
evidentemente serviva a fissare il fascio medesimo al-

(») Joum. of fieli. Studies, voi. XX (1902^ p. 389. Le anni
che portano a spalla sarehhero le forche rustiche (9glyaxee), che
anche oggi in Creta si chiamano con lieve modificazione 9-iQvàxia.

(2) Si badi che nell' originale gli spiedi sono tutti diritti,
non incurvati, come sembrano nelle nostre riproduzioni, o per
effetto di prospettiva o per la inevitabile deformazione pro-
dotta dallo svolgimento sopra un piano, figurato nella tav. Ili
in basso. Talvolta gli spiedi sembrano in numero maggiore di
tre, ma questo soltanto là dove sono affollate molte armi. Non
sarebbe cosa strana in se che ve ne fossero anche con più
punte (cfr. appresso p. 101, nota 3), ma ciò che pare un'asti-
cella può talvolta essere il rilievo del fondo intagliato tra l'uno
e l'altro spiedo, od anche l'artista poteva por facile errore
disegnarne qualcuno in più. Certo è che là dove non v' è con-
fusione, l'arma apparisce sempre con tre sole punte.
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