Accademia Nazionale dei Lincei <Rom> [Editor]
Monumenti antichi — 13.1903

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IL VASO DI IIAGIIIA TRI ADA

lux

in ogni caso dello pertiche simiglianti a quelle del
loro duce, che, come s'è veduto, servivano egregiamente
allo scopo medesimo; e, se è giusta la spiegazione
proposta sopra delle omeriche tyysa àn<pCyva, com-
parivano almeno nel combattimento le lancie bimembri,
delle quali abbiamo notato l'affinità e il parallelismo
con quelle. Di quanto interesse siano tali concordanze
tra l'epopea omerica e questo vaso che la precede,
non v' ha chi non vegga.

Ma non posso chiudere questo capitolo sulle
armi combinate, di cui sono provvisti i guerrieri di
H. Triada, senza aggiungere ancora un'osservazione a
ciò che dissi di sopra intorno all'origine del tridente.
L'unione di due sorta di armi, quale ci si presenta
qui, è invero un caso nuovo per noi, non però tale da
essere privo di qualunque analogia. Kicordiamoci di
certo monete di Milasa in Caria. In una di esse
edita dal Morelli (') è l'imagine di Zeus Labrandeus,
secondo il tipo degli Zóava, che regge colla sinistra
una lancia semplice e colla destra un'altra che finisce
a tre punte, sotto le quali è inoltre iramanicata nel-
l'asta medesima una bipenne. Altre due monete esi-
biscono la medesima arma composita, che in uno dei
casi sorge sopra un granchio marino (v. la vignetta fi-
nale a p. 131) nell' altro è contornata da due delfini (2).
V esistenza della prima moneta fu messa in dubbio,
ma, credo, con ragione non sufficiente ; tuttavia
se anche dovessimo fare a meno di quella, bastano a
noi le altre, ov'è raffigurato senza dubbio questo tipo
speciale di arma. Sia poi questo un simbolo del Zsì<g
Aa^qavSi-vg-^iQUTioq, come alcuno vuole ed a me
sembra più probabile, oppure, come altri preferisce, di
quella divinità, composita al pari del simbolo, cui si
dava il nome di Zsìk 'Offo/wa Zrjvomxssiòmv (4), a
noi importa solamente il fatto dell'esistenza di tal
simbolo. Vero è che sì fatte monete appartengono a
tempi relativamente tardi ; ma, dato lo spirito conser-

pezzi collegati por mezzo di caviglie o di grappo od avessero la
cima (aióiid) aguzza o rivestita di rame. Cfr. ITelbig, o. c. p. 341.

(!) Médailìes du Eoi, tav. XXIII, fig. 3; Millin, Gal, Jl/yth.
tav. X, fig. 37.

(2) Sestini, Mus. Iledervar., tav. XX, fig. 8 (donde la nostra
vignetta). Cfr. Head, /list. num. p. 528.

(3) Dal Wieseler, De vario usu ecc., p. 7. Non menzionata
da Head.

(4) Per tutto ciò v. Wieseler, 1. e, e Roscher, Lexikon
der Myth. II, p. 1777 e III, p. 1227 sgg.

vatore delle religioni asiatiche, non è da dubitare, che
esse ci riproducano un simbolo tradizionale ed anti-
chissimo della Caria. Ecco pertanto, che nello stesso
paese, donde venne a Creta il culto simbolico della
sacra bipenne (M^Qvg), del quale i recenti scavi ci
hanno fornito documenti sì antichi e luminosi, noi
ritroviamo anche il prototipo dell' arma mista, colla
quale guerreggiava il popolo della potente Phaestos.

Dopo le armi di offesa volgiamo un poco la nostra
attenzione a ciò che i soldati hanno indosso. D'in-
dumenti, a vero dire, si può appena parlare, poiché
essi sono quasi all'atto nudi ; hanno cioè soltanto ai
fianchi una cintura dalla quale scende un panno di-

FiG. 8. — Frammento di figurina fittile, da Haghia Triada.

viso in due falde, di cui l'ima copre l'inguine, l'altra
la parte opposta. È questo il £w/>ia o cinclus a doppio
grembiale, che si vede anche nella nota statuetta di
Kampos (') e nei contadini e cacciatori delle tazze di
Vafio (2). Come in questi ultimi, anche qui il lembo
posteriore, a causa del movimento concitato, svolazza
in modo da prendere lo strano profilo d'una falda di
marsina; laddove il lembo anteriore passa, come un
suhligaculum, fra le gambe e forma una specie di
borsa, che si riscontra anche nel pugilatore figurato
in rilievo sopra il frammento di pyxis di Knossos
già ricordato (3), ed è ancora più chiaramente espressa
in una figurina frammentata in terracotta (fig. 8),

(!) Tsountas-Manatt, Mycen. Acje, tav. XVII, p. 160; Terrot-
Chipiez, [list, de l'art, VI, p. 759, fig. 355.

(2) V. specialmente il disegno in Perrot-Chipicz, p. 786,
fig. 369. Questa specie di coda hanno pure le due figure di
combattenti in un coccio di Tirinto in Scliliemann, Tiryns,
tav. XIV, p. 116; Helbig, Ilom. Epos9, p. 196, fig. 51.

(3) Cfr. sopra p. 80 nota 1.
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