Accademia Nazionale dei Lincei <Rom> [Editor]
Monumenti antichi — 13.1903

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IL VASO DI HAGHIA TRI ADA

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Dopo ciò potrà sembrare più che mai verisimile
l'ipotesi già da altri espressa (') sulla provenienza
cretese dei migliori oggetti mobili dell' epoca micenea,
rinvenuti altrove, quali i pugnali ageminati e gli
anelli d'oro di Micene, e le famose coppe auree di
Vano, alle quali io aggiungerei il summentovato fram-
mento di vaso argenteo di Micene, adorno, come
quelle, di fini rilievi.

Poiché ormai è chiaro, che gli antichi, i quali ri-
guardavano Creta come la culla della prima loro di-
vinità nazionale, non avevano torto d'indicarla anche
come culla di quella prima loro civiltà, della quale
noi oggi riandiamo le tracce, e che per essi era rap-
presentata, nel campo sociale dalla leggenda di Mi-

(') Zahn, Jahrb. d. arch. Inst., Anzeiger 1901, p. 23:
Pottier, Revue de Paris, 1 marzo 1902, n. 5, p. 170. In alcune
tombe della necropoli di Phaestos stessa, delle quali fra poco
pubblicherò in questi Monumenti la illustrazione, si rinvennero
ornamenti di oro e d'altre materie, affatto simili a quelli sco-
perti a Micene.

nosse, nel campo artistico dalla leggenda dei Dattili
Idei, dei Telchini, di Dedalo; leggende ormai non
più vuote affatto di senso. Quelle vie, cui accenna il
Brunn e che avrebbero portato allo sviluppo sostan-
ziale ed autonomo dello spirito ellenico, già spiccante
in un grado sì eccelso nella creazione dello scudo di
Achille, quelle vie s'incontrarono in Creta; e Creta
divenne il centro di quel mondo insulare, dove la
natura e il genio ellenico cominciarono a disvelarsi
di tra gli elementi barbarici. In mezzo a quella fio-
ritura meravigliosa di una civiltà nuova, risultante
dall' incontro e dalla unione di germi varii, che su
varie correnti vennero d'Asia e d'Africa in Creta —
l'isola che per prima, come dissero, seppe il nome
di Europa — allora nacque e crebbe un' arte nuova,
europea, siccome una bella pianta, che, trapiantata
in terreno più fecondo ed in clima più propizio, per
gli opportuni innesti e le cure amorose di un abile
giardiniere dia fiori più delicati e frutti più squisiti.

Luigi Savignoni.
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