Accademia Nazionale dei Lincei <Rom> [Editor]
Monumenti antichi — 13.1903

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LE ANTICHITÀ DEL TERRITORIO LAURENT1NO

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alberi servivano da repellenti. Brodiano I, 12 descri-
vendo la fiera pestilenza dell'anno 189, dice che l'im-
peratore Commodo, per consiglio dei medici si rifug-
giasse in questa villa, la quale sembrava essere luogo
oltremodo salubre e contrario al corrompimento del-
l'aria, pel grato odore che tramandava la selva, e
per le sue fresche e piacevoli ombre. E benché oggi
queste essenze sieno quasi perite, pure ne rimane me-
moria nel prossimo Pantan di lauro(') nel quale
si potrebbe anche riconoscere la « vasta palus » di
Virgilio.

Per ciò che spetta alla dubbia relazione etimolo-
gica con Acca Larentia, vedi Pascal in Bull, corti.
tomo XXIT, a. 1894, p. 325 sg.

Laurento fu detta città capitale degli aborigeni,
la più antica del Lazio, sua prima metropoli, Troia
seconda, culla dell' inclito popolo romano. Ma dopo
la fondazione di Lavinium (da Lavinia figlia di La-
tino e moglie di Enea) sopra un colle saluberrimo
e ben difeso dalla natura, a soli m. 7440 verso
levante, Laurento perdette il primato; di modo che,
anche dopo la fondazione di Alba Longa, nel sito
di Castel Gandolfo, Lavinio rimase sede de' Penati
di Roma, e santuario storico del popolo romano.

Pare che nalla sollevazione generale del 417 Lau-
rento serbasse fede ai Romani, Lavinio si dichia-
rasse per i sollevati. I Laurenti furano ricompensati
a cose finite con la rinnovazione del foedus, da cele-
brarsi ogni anno il decimo giorno delle ferie latine.
I Lavinati furono battuti da C. Manio, e puniti con
la perdita dell' autonomia e del governo delle Sacra.

« Extra poenam fuere Latinorum Laurentes quia
non desciverant. Cum Laurentibus renovari foedus
iussuin, renovaturque ex eo quotannis post diem de-
cimimi Latinarum » Livio Vili, 11. Vedi anche la
iscrizione pompeiana X, 797 che ricorda le « sacra
principia populi Romani Quiritium nominisque latini
quai apud Laurentes coluntur ».

Il Dessau vuol riferire queste memorie a Lavinio
piuttosto che a Laurento, alla cui esistenza non crede:
ma egli ha torto, e posso ciò dimostrare per mezzo
di una preziosa, benché mutila, iscrizione vista da
Pietro Marquez l'anno 1797 nella strada tra Ca-

stelporziano e Tor Paterno, cioè in pieno territorio
Laurentino. L'iscrizione era incisa su d'un macigno
di peperino lungo m. 1,78, largo m. 0,89, grosso
m. 0,45 e gli girava in costa per tre lati a questo
modo:

.......SACRIVI.......

____ROMANO MO____

... E IVRE QVIRITIVM

Questa bella e antica memoria delle relazioni fra
Roma e Laurento è ora perduta, o nascosta: e sic-
come non possiamo fidarci della diligenza del trascrit-
tore, è inutile tentare supplementi sopra una copia
non buona.

Non è possibile determinare la data precisa del-
l'abbandono di Laurento per parte dei suoi pochi
abitanti: ma il sito della vicina Lavinio « in regione
pestilenti salubris » era così felice, che l'assorbimento
dei Laurentini divenne una fatale necessità. Dall'amal-
gama dei due popoli ne derivò una « nova respu-
blica » che si disse dei Laurentes Lavinates, e che
fiorì sino alla caduta dell' impero. Vedi i documenti
in GIL. XIV, pp. 186-191.

Il Cluver, il Nibby, il Wilmanns, lo Henzeu e
altri, hanno cercato stabilire l'epoca approssimativa
della fine di Laurento come città vivente ('): essi
propendono per l'età imperatoria, e taluni insistono
per quella di Traiano. L'annessione è invece degli ul-
timi tempi della republica, quando Laurento * propter
infrequentiam locorum » incontrò la sorte di Antonine,
di Tellene, di Boia e di altri antichi centri abitati
della campagna: fu cioè sostituita da una villa, la
quale col tempo divenne proprietà imperiale. Si rife-
riscono a questo fatto i documenti che seguono:

a) il racconto di A. Gellio relativo a una « an-
cilla Caesaris augusti » abitante nell'agro laurentino,
e morta per aver messi in luce, a un tempo, cinque
figliuoli. Questa feconda madre ebbe per volontà di
Cesare, una memoria sepolcrale sulla stessa via lau-
rentina.

b) V iscrizione GIL. VI, 8583 che ricorda un
Tiberio Claudio « procurator Laurento ad Elephan-

(') Carta I. G. M. — Bonstetten, p. 167 etc

(') Cluver, p. 888; Nibby, Analisi, II, pp. 201, 220; Wil-
manns, de sacerdotiorum P. R. cet p. 9; Henzen, Bull. Inst.,
1875, p. 4.
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