Accademia Nazionale dei Lincei <Rom> [Editor]
Monumenti antichi — 13.1903

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TOMBE GRECHE ARCAICHE KCC.

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Noi ci trovammo di fronte negli scavi Maglione
a due sole tombe di questo genere, perchè, come
fu già da me stesso accennato, la parte di necropoli
in cui si rinvennero era stata manomessa da genti di
epoche successive; ma altre in gran numero ne erano
già state poste allo scoperto negli scavi eseguiti pel
passato a Cuma e specialmente in quelli del cav.
Stevens, il cui materiale, come dissi più volte, è ora in
buona parte passato al Museo Nazionale di Napoli
Dalle notizie che io ho sugli scavi Stevens è anzi pos-
sibile dedurre alcune particolarità non bene appurate
nel corso dei nostri lavori, come quella che di solito
la tomba è sormontata da uno o più sassi, talvolta
da un cumulo di sassi ; mentre i blocchi, da noi tro-
vati presso il piede e la testa del sarcofago, sem-
brano apparirvi solo raramente. L'orientazione della
cassa, secondo un uso ricordato nelle fonti letterarie
greche (2), ma che in pratica si trova solo raramente
osservato in Grecia e nell'Asia Minore, più spesso
nelle colonie greche di Sicilia (3), è per lo più, come
nelle due tombe Maglione, da est ad ovest, molto
meno frequentemente da nord a sud (4).

Il materiale raccolto dallo Stevens e quello uscito
dalle altre tombe dello stesso genere è stato più volte,
e ben a ragione, messo a partito (5) per confutare
anche al lume delle scoperte archeologiche, la tradi-
zione, ormai assolutamente insostenibile, della fonda-
zione di Cuma ellenica nel sec. XI a. C, e restituire
per converso ancbe questa al ciclo delle più antiche

parvero a Marion nell1 isola di Cipro (Hermann, Graeberf. voti
M., p. 8). In Sicilia se ne ebbero a Siracusa [Notizie 1893,
pp. 448 e 457 nota), a Megara Hyblaea {Mon. ant. I., p. 770), ecc.
In Campania un uso identico a quello di Cuma, anche per la
confomazione del sepolcro, troviamo negli strati più antichi
della necropoli di Suessula (Rom. Mitth., 1887, p. 247) e pro-
babilmente anche in quella di Piedimonte d'Alife (cf. Ann. Ist-,
1884, p. 225). — Talvolta sarcofaghi di legno si veggono an-
che riprodotti sui monumenti, come, per es., su certi vasi dipinti
a destinazione funeraria, quali il lutrophoros : Mon. Ist., Vili,
tav. 4, Ih.

(') Questo genere di tombe della necropoli cumana è ri-
cordato dallo Stevens stesso: Notizie 1883, p. 273. Cf. anche
V. Duhn in Riv. di St. ant., I, 3, p. 55, nota 12.

(2) Cf. Ross., Arch. Aufs., I, p. 22.

(3) Per es. a Siracusa: Notizie 1893, p. 449; 1895, p. 111.

(4) Un identico rapporto si ebbe a Tanagra (Haussoullier,
Quomodo ecc., p. 69).

(5) Cf. per es. Helbig, Hom. Epos'1, p. 430; Beloch, Campa-
mene p. 437; Duhn, in Riv. di st. ant., I, 3, p. 58, nota 4, ecc.

colonizzazioni storiche dei Greci in Occidente, cioè
non prima della seconda metà del sec. VIII.

Le più antiche ceramiche scoperte dallo Stevens
appartengono di fatti alla categoria delle hysterogeo-
metriche — sieno di fabbriche locali o d'importa-
zione poco qui importa ricercare — e con esse ap-
paiono i vasi cosiddetti protocorinzi, che, sviluppan-
dosi, nella loro fase più antica, dal geometrico puro,
non è meraviglia si trovino quasi costantemente asso-
ciati coi primi. Vengono quindi i vasi corinzi-arcaici
(altkorintisch) ('), i quali durano su per giù fino al-
l' importazione dei vasi attici a figure nere. Di miceneo
o del geometrico più antico non abbiamo, per quanto
io mi sappia, nulla o quasi nulla (2).

Ciò posto, come potrebbe attribuirsi la fondazione
di Cuma ellenica ad un'epoca più alta di quella che
abbiamo ricordata di sopra, e che ormai è stata ac-
cettata da tutti i più valorosi storici moderni?

D'altra parte il fatto che soltanto le suddette
categorie di vasi furono in uso a Cuma per uno spazio
di circa un secolo e mezzo, dalla fondazione della
città all'apparire dei vasi attici a figure nere nella
prima metà del sec. VI a. C, ci ammonisce di andare
molto cauti nel voler determinare entro limiti troppo
stretti i periodi di tempo a cui possono assegnarsi,
come nel nostro caso, tombe isolate.

Nelle due tombe scoperte nel fondo Àrtiaco ciò
che risulta con evidenza si è ch'esse spettano ad uno
dei periodi più vicini alla fondazione della città e non

(!) Questo, in fondo, è il caso anche per l'Etruria. E sic-
come (salvo poche eccezioni) non v' è dubbio per me che la
massima parte dei vasi dipinti arcaici — vale a dire geome-
trici e corinzi — che si trovano in Etruria non sono genuini
prodotti di fabbriche continentali greche, sibbene di fabbriche
impiantate dai Greci nelle loro colonie d'Italia e quindi nel-
1' Etruria stessa, così parmi che si potrebbe stabilire il prin-
cipio generale che la diffusione dei vasi dipinti in Etruria co-
mincia soltanto con lo stabilimento delle colonie greche d'Oc-
cidente, in altri termini non prima degli ultimi trent'anni del
sec. VIII. Il quale principio, una volta fissato, può essere uno
dei principali sussidi per determinare post ed ante quem la
cronologia delle necropoli e a volte anche di singole tombe
etrusche ed italiche.

(2) Naturalmente i pochi e fuggevoli cenni sugli scavi
Stevens, che si troveranno in questo lavoro, non hanno nem-
meno lontanamente la pretesa di rappresentare uno studio degli
scavi stessi; ma riproducono semplicemente le impressioni di
una rapida scorsa data cosi al materiale rinvenuto ed ora
conservato nel Museo di Napoli, come alle note prese via via
dallo scopritore.
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