Accademia Nazionale dei Lincei <Rom> [Editor]
Monumenti antichi — 13.1903

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NEMUS ARICINUM

] ntroduzione.

A scirocco di Roma, dopo le prime fertili colline
che, coltivate a vigneti e a oliveti, formano un vivo
contrasto con lo squallido agro romano che limitano,
si estende per un ampio tratto una serie di boschi. Tra
questi, sotto il nome complessivo di « La Paiola » (')
tristamente famosi nei tempi passati per il brigan-
taggio che li infestava, non si nota oggi un'estensione
che in qualche modo si distacchi dal resto così da
indurci a limitare nettamente il bosco Aricino sacro
a Diana, tanto celebre nell'antichità. Nè gli antichi ci
hanno lasciato alcun dato preciso. Abbiamo però qualche
indizio. Un' espressione di Filostrato potrebbe far
credere che si estendesse fino alla città di Aricia (2),
gli epiteti di altum e di sublime che i poeti danno al
bosco, mostrano che si estendeva per lo meno lungo il
ciglio che circonda e limita la conca in cui è il lago di
Nemi : presso la riva del lago, almeno in tempi tardi,
dovette non giungere sotto l'odierno Genzano, poiché
ivi si sono trovati avanzi di ville romane (3). Verso

(') Nome volgare per « la Faggiuola » denominata dai faggi.

(2) Apollon. IV, 36 : tò Né/iog tò iv rrj 'Aqixui. Credo
però meglio intendere il nome di 'Aqix'iu nel senso più largo,
come designante cioè non la sola città, ma tutto il suo territorio.

(3) Notizie degli scavi 1888, p. 194; 1891, p. 338. Per
quanto si sia tentato di identificarla con avanzi esistenti, è
ignoto ove fosse precisamente la villa « in Nemorensi » che

Monumenti antichi — Vol. XIII.

oriente dovette estendersi molto al di là del ciglio,
se il nome del monte Artemisio, sopra Velletri, si con-
nette col bosco di Diana. Ma da questi indizi, che ri-
guardano solo alcuni punti, non è dato ricavare se non
molto approssimativamente quale fosse la sua posizione
e la sua estensione. Quello che più importa e che,
oggetto un tempo di lunghe controversie, è stato ormai
determinato con piena certezza, grazie ai recenti scavi,
è la posizione del tempio di Diana. Sorgeva presso il
lago di Nemi ('), alla distanza di un centinaio di metri
dalla riva. E chi oggi, dall'orlo della grande spianata,
sotto la quale gli avanzi del tempio sono sepolti, rivolga
lo sguardo intorno, trova esattamente rispondente alla
posizione del luogo la descrizione che ne faceva Strabone :
« Tò ó' Isoòv èv ccXaei, rcQuxsirai ót Xt'uvrj nsXayi-
£ov<Ja, xvxXo) eT ÒQeivrj dvi sxìj? òcfQvg nsqixuxui xccì
XCccv vipr^Xrj xccì lò isqÒv xccì %ò vÓcoq ànoXcc[i{ìavov(Jct
sv xoiXca (cmoì xcà (ìaxJ sì. » — Il iì neXayfeovGcc*,
che modifica l'idea di acqua morta data dal « XCfivt] 3,
rende bene l'aspetto delle acque profonde e talvolta

Cesare fece costruire, e poi subito distruggere, perchè non ri-
spondeva al suo desiderio (Svet. Caes. 46).

(') Secondo rilievi recenti lo specchio d'acqua del lago di
Nemi occupa una superficie di circa mq. 1,715,200; il volume
totale delle acque è di circa me. 37,696,000, la massima pro-
fondità è di m. 34,50 circa. L'altezza della superficie libera
attuale sul livello del mare è di circa m. 318 (Malfatti, Rivista
Marittima, 1897, p. 300).

(2) V, 3, 12.

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