Accademia Nazionale dei Lincei <Rom> [Editor]
Monumenti antichi — 13.1903

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NEMUS ARICINUM

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agitate, mentre la ristrettezza del bacino è implicita-
mente notata nell'espressione: « xvxlm J" ÒQsivrj 0vve%r]s
ò<pQÌ>g nsQCxsizca xal XCccv viprjlrj xul rò tsoòv xal rò
vÒwq ànoXccufiàvovdcc sv xoCXcp zóno) xal fi ad-si * ;
dall'area del tempio di Diana infatti il ciglio dell'an-
tico cratere, su cui adesso sono costruiti i paesi di
Genzano e di Nemi, d'altezza quasi uguale, appare la
linea che confina col cielo: al di là restano nascosti
i monti più alti, che si elevano dietro Nemi. Perciò, se
qualche cosa si deve dedurre da questo passo di Stra-
bone, origine di tanti errori circa l'identificazione
del luogo del tempio, è unicamente che la posi-
zione del tempio è stata descritta quale appare dal
tempio stesso, cosa del resto ben naturale, quando il
santuario di Diana era oggetto di visite e di pelle-
grinaggi, mentre nulla che meritasse di esser veduto
era ove sorge l'odierno Nemi. Di qui invece è stata
osservata più. tardi la posizione del lago e del tempio,
e da questo diverso punto d'osservazione, a cui anche
la descrizione di Strabone s'attribuiva, sorsero tutti gli
errori.

Avanzi del tempio, e oggetti appartenenti ad esso,
si conobbero assai presto, per gli scavi che fecero ese-
guire nei primi anni del secolo XVII, i marchesi Mario
e Pompeo Frangipani, signori di Nemi.

L'unica relazione diretta che ne abbiamo è in una
lettera, scritta da Giovanni Argolo al Tommasini, e in-
serita da quest' ultimo nel suo scritto « De donariis
veterum » (!).

La menzione degli scavi è fatta incidentalmente,
mentre lo scopo della lettera è di mandare al Tomma-
sini, che si occupava allora appunto degli ex-voto degli
antichi, i disegni di alcune terrecotte votive trovate
in quegli scavi e dai Frangipani donate al cardinale
Lelio Biscia, di cui l'Argolo era segretario (L>). La
posizione del luogo è designata dall'Argolo assai vaga-
mente (3) e non se ne potrebbe neanche dedurre con

(1) Graevii Thesaurus XII, pp. 752-757.

(2) Anche questi disegni, da cui appaiono terrecotte in nulla
dissimili da quelle trovate in gran numero negli scavi succes-
sivi, sono riprodotti nel Thesaurus del Graevius, pp. 753-754.

(3) « Nemorensi siquidem in oppido, quod Frangipanorum

sub ditione familiae est.....ecce templum illud scilicet, de

quo tot auctores loquuntur, Dianae Aricinae prope lacum, quem
speculum eiusdem deae nuncuparunt... « Il « Nemorensi in
oppido » se preso alla lettera, appare in contraddizione con
l'indicazione più esatta che segue: «prope lacum» ecc.

certezza che gli scavi fossero stati eseguiti veramente
nell'area dove ormai non può cadere alcun dubbio
che fosse il tempio di Diana, se questo non fosse
provato da una nota di Holstenius ('). il quale evi-
dentemente conosceva « de visti » il luogo, e da un
disegno (tav. XIV), che era inedito finora, inserito in
un codice della biblioteca Barberini, rappresentante la
parte nord-est dell'area sacra verso quel tempo (2).
L'Argolo non dice in che anno questi scavi furono
eseguiti, ma dal modo in cui ne parla si può dedurre
che non fossero di molto anteriori al tempo in cui
egli scriveva la sua lettera, che porta la data del-
l'anno 1637 (3).

Ma questi scavi furono per più di due secoli igno-
rati, e le notizie relative ad essi fraintese, ed anche
quando il Rosa riconobbe, grazie ad uno studio accu-
rato e paziente fatto sul luogo, i resti delle sostruzioni
dell' area, egli credette che gli oggetti trovati dai Fran-
gipani provenissero dalla riva opposta del lago, presso
il contine della villa Cesarmi, vicino ai ruderi che egli
ritiene appartenenti ad una villa (4).

(') Annotationes in Italiani antiquam Cluverii (1666),
p. 923, lin. 50: « ergo fanum in ipsa fuit lacus ripa ?» — « Fuit
omnino, quod facile cognovisset Cluverius, si de proximo inspe-
xisset vestigia templi, quae stupenda sane etiam nunc in imo fundo
extant, ad semptemptrionalem lacus partem, uhi nunc nohiles
Fraiapani huius loci domini hortum hahent, et statuas aliaque
antiquitatis monumenta erui curanti). — L'indicazione « in imo
fundo ad septemptrionalem lacus partem » corrisponde appunto
al luogo ove si trovarono nuovamente avanzi del tempio, e una
indicazione anche notevole è quella, che essi erano in un hortus
dei Frangipani. L'area del tempio, che appartiene anche adesso
ai padroni del castello di Nemi, sebbene ridotta ad un genere
di coltivazione che non giustifica più il suo nome, si chiama
ancora «Il Giardino».

(2) Mscr. XXIX, 215, fol. 41. In questo schizzo il « locus
in quo templum fuisse apparet » (b) che corrisponde secondo
ogni probabilità agli avanzi creduti anche dall'Argolo, come da
chi fece il disegno, appartenenti al tempio, sono invece gli
ambienti di cui non si è potuto determinare l'uso, di nuovo
scoperti nel 1895 (Borsari, Notizie degli scavi 1895, p. 107;
424).

(3) Gli oggetti trovati dai Frangipani non sono i primi tra
quelli appartenenti al tempio di Diana, che siano venuti alla
luce. L'iscrizione riportata in C. I. L. XIV, 2213, nota pure
all'Argolo, il Pigino dice che fu trovata nel 1550 (in un ma-
noscritto di Berlino; v. G. I. L. XIV, 2213). Evidentemente non
negli scavi di cui parla l'Argolo, poiché nel 1550 il castello
di Nemi apparteneva ai Colonna, e passò ai Frangipani solo
nel 1572 (V. Nibby, Analisi storico-topografico-antiquaria
della carta dei dintorni di Roma, II, p. 394, Nemi).

(4) Pietro Rosa in Annali dell'Instituto di corrispondenza
archeologica, 1856, p. 7. Tale errore si spiega facilmente
quando si osservi che risulta evidente dallo scritto del Rosa come
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