Accademia Nazionale dei Lincei <Rom> [Editor]
Monumenti antichi — 13.1903

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NEMUS ARICINUM

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Intanto, dopo lo scavo dei Frangipani e prima della
identificazione del Rosa, si espressero, circa la posizione
del tempio, le opinioni più varie, fondandosi su dati e su
argomenti assai incerti, o addirittura erronei. Alcuni, se-
guirono Cluverius e come lui, trascurando le indicazioni
più precise, ed appoggiandosi solo all'epiteto di altura,
o di sublime, dato al bosco dai poeti (') ritennero che
il tempio di Diana fosse ove sorse più tardi il vil-
laggio di Nemi : così Kircher, Volpi, Fea, Nibby, Bor-
mann (2). La farraginosa esposizione del Volpi fece
credere che gli avanzi del tempio fossero stati scoperti
dai Frangipani vicino al lago di Nemi sotto Genzano ;
così il Lucidi (3).

L'interpretazione arbitraria data al passo di Catone
« Lucum Dianium in nemore Aricino...» da Holste-
nius il quale crede il Incus di Diana diverso e
distinto dal bosco Aricino. dette origine ad un'altra
serie di errori, immaginandosi due luoghi sacri a Diana
in questa regione, l'uno presso il lago di Nemi, l'altro
presso Alicia. Tale opinione fa seguita tanto più
quando fu convalidata dal fatto che si trovò nel 1791
in Vallericcia un bassorilievo arcaico, che erronea-
mente si credette rappresentasse la monomachia d' un
rex Nemorensis con uno che aspirava a diventare suo
successore (5) e più tardi, nel 1817, dalla identifica-

lo scavo dei Frangipani e le notizie contenute nella lettera
dell'Argolo gli siano noti attraverso il Lucidi « Storia dell'Aric-
ela", e il Volpi che, senza la minima conoscenza del luogo, e
senza alcun lume di critica, accozza nel suo « Latium vetus »
le notizie e le ipotesi più disparate.

(') Epiteti, si noti, che si riferiscono sempre al bosco, e
non mai al tempio « Statius Silvarum III, 1,55 : Profugis cum
regibus altum Fumat Aricinum Triviae nemus. Lucanus III, 86:
qua sublime nemus».

(*) Cluverius, Italia antiqua, III (1624), pp. 923-924; Kircher
Latium (1671), p. 47 seg. ; Volpi, Latium vetus, lib. XIII, cap. I
(1736); Ratti, Storia di Genzano (1797), p. 16; Fea, Lettera
critica all'abate Ratti (1798), p. 34 e Varietà di notizie eco-
nomiche, fisiche, antiquarie ecc. (1820), p. 7 ; Nibby, Analisi
(1837), II, p. 391, Nemi; Bormann, Altlatinische Chorographie
(1852), p. 136.

(3) Storia del Municipio, ora terra dell'Aricela, e delle
sue colonie Genzano e Nemi (1796), p. 82.

(4) Annotationes in Italiam antiquam Cluverii (1666),
p. 921, lin. 41 : a Unde apparet lucum Dianium distingui a
toto nemore Aricino » e con questa interpretazione si spiega
anche come genuino il luogo alterato di Strabone, in cui è
indicata la posizione del tempio (V, 3, 12): rd iVAgteuiaiov, o
xaXovai Néuog, èx rov èv (((ìiGTegà fiéQovg rrjg òdov roìg è\
'Apixiag àvapaivovaiv eig xfjv ó^Aqixlvrpi rd leqóv.

(5) Così Lucidi, Storia dell'Ariccia, p. 97 e TJhden in
Abhandlungen der Berliner Akademie, 1819, p. 189. Jahn invece

zione fatta dal Nibby in Vallericcia e dalla sua descri-
zione di un piccolo tempio, la cui architettura fu rite-
nuta identica a quella attribuita da Vitruvio al tempio
di Diana (!), e dette origine all'altra idea, che questo
di Vallericcia fosse il vero tempio di Diana, quello di
cui parlano gli scrittori (2).

Pure, anche prima d'essere illustrate dal Rosa, le
rovine delle sostruzioni dell'area del tempio di Diana
avevano attirata l'attenzione di parecchi antiquari.
Dopo Holstenius ne parlano Capmartin de Chaupy (3),
Geli (A) il quale non crede di doverle attribuire al
tempio di Diana, sebbene già da qualche anno l'Abeken,
esaminando l'architettura del tempio di Vallericcia,
avesse espresso l'opinione che esso fosse una copia di
quello di Diana che doveva trovarsi presso il lago
Nemorense (5).

L'identificazione fatta dal Rosa delle rovine esi-
stenti nel « Giardino » con gli avanzi del tempio di
Diana Nemorense (6), fu confermata prima dalla sco-
perta avvenuta ivi per caso, di un frammento di fregio
marmoreo rappresentante la strage dei figli di Niobe,
e dei monumenti epigrafici riportati nel Corpus In-

(Archàologische Zeitung, 1849, p. 113, ha dimostrato che rap-
presenta l'uccisione di Egisto per opera d'Oreste. Il bassori-
lievo fu riprodotto in un disegno già pubblicato dal Geli : The
topograghy of Rome and its vicinity (1834), II, p. 117, (Nemi)
e poi in Abh. d. Beri. Ak. 1819, tav. XI. Ora presso Overbeck,
Geschichte ci. griech. Plastik, I, 160. Per il rex Nemorensis
v. più avanti pp. 352 e segg., e 361 e segg.

(') Nibby, Analisi storico-topografico-antiquaria della carta
dei dintorni di Roma, I, pp. 262-263, Ariccia. Dell'architettura
tratta diffusamente Abeken in Annali dell' Instituto di corri-
spondenza archeologica, 1840, pp. 23-34: Gli antichi tempi di
Gabii e d'Arida.

(2) A questo inclina il Geli, Topography of Rome and its
vicinity (1846), p. 105, Aricia; p. 326, Nemi.

(3) Maison de campagne d'Borace, II (1797), pp. 119-120.
Conosce le traccie della strada antica che conduceva al tempio,
e rovine che sono evidentemente quelle della sostruzione : «Lieu
remarquable par les plus superbes rovines. Des murs de près
de cent pieds de longueur, ornés dos niches, qu'on voit avoir
été pour les plus grandes statues...» rovine che egli attri-
buisce appunto al tempio di Diana.

(■*) Topography of Rome and its vicinity, p. 326, Nemi.

(5) Annali dell'Instituto, 1840, pp. 23-34: Gli antichi tempi
di Gabii e d'Arida. Questa idea egli conferma in Mittelitalien
(1843), p. 65, nota 5 in cui dice: «Oline Zweifel lag es (il
tempio di Diana) am westlichen Rande des Sees in der Tiefe des
ringsumschlossenen Thais. Eine Nachbildung ist der im eigen-
tlichen Aricinerthale noch erhaltene Tempel».

(6) Annali dell'Inst. di corrisp. arch., 1856, pp. 5-8 e
pianta.
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