Accademia Nazionale dei Lincei <Rom> [Editor]
Monumenti antichi — 13.1903

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NEMUS ARICINUM

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tundae, egli dice (IV, 8, 4): « Item generibus aliis
constituuntur aedes ex iisdem symmetriis ordinatae,
et alio genere dispositiones habentes, uti est Castoris
in Circo Flaminio et inter dnos lucos Veiovis, item
argutius Nemori Dianae, columnis adiectis dextra ac
sinistra ad umeros pronai ». Quello cbe segue, che
tali tempi hanno la cella di lunghezza doppia della
larghezza (!), è vero per il tempio di Diana Nemo-
rense, quando per altro si prenda il nome di cella
nel senso più largo, come comprendente cioè anche
il pronao e l'opistodomo: quello che riguarda la di-
sposizione delle colonne « ad umeros pronai », e che
sarebbe interessante comprendere, poiché dall'espres-
sione di Vitruvio appare che era speciale del tempio
di Diana, è rimasto oscuro, come lo era prima (2),
poiché nessuna colonna si è trovata in situ. né si ha
notizia che sia stata trovata traccia di un fondamento
che sostenesse un colonnato disposto in modo da spie-
gare l'oscura espressione di Vitruvio.

Oltre il tempio, nell'area si trovarono altri avanzi,
di cui la qualità e l'uso è vario, e spesso controverso
o ignoto. Così, nella parte di libeccio dell'area al-
cune stanze da bagno e traccie di una piscina (3);
un'altra piscina a scirocco (4). La presenza dei bagni
suggerì al Lanciani 1' idea che presso il tempio di
Diana fosse uno stabilimento idroterapico (r>). E la giu-
stezza di questa ipotesi è provata dalla menzione di un
balaeum vetus, che si trova in un'iscrizione (,!), e dalla

(') « Cellae enim longitudines duplices sunt ad latitudi-
nes...». (Ed. Rose 22 (1899), p. 99).

(2) Schneider M. Vitruvii Pollionis de Architectura (1808),
tom. II, p. 300, riferisce le varie spiegazioni che si erano date
fino al suo tempo delle parole « ad umeros pronai ». Il Marini,
Vitruvii de Architectura (1836), voi, I, p. 239, nota 20, vuole
che il significato delle parole a columnis adiectis dextra ac si-
nistra ad umeros pronai » sia identico a quello dell'espressione
che si trova poco dopo: « et his omnia, quae solent esse in
frontibus, ad latera sunt translata »; ai lati del tempio, invece
che sul dinanzi, sarebbe stato il colonnato. In modo non identico,
ma simile, interpreta quelle parole l'Abeken, trattando del tempio
scoperto ad Aricia, in cui ricostruisce le colonne nella posizione
in cui si sono trovate nel tempio di Giunone a Gabii, in modo
da formare un porticato così davanti come ai lati del tempio,
lasciando senza colonne la parte posteriore {Annali delVlnst.,
1840, pp. 23-34).

(3) Notizie degli scavi 1885, p. 193.

(4) Borsari in Notizie degli scavi 1895, p. 424.

(5) The Athenaeum, 1885, 10 ottobre e Pagan and Chri-
stian Rome, p. 60 e seg.

Notizie degli scavi 1885, p. 193; C.I.L. XIV, 4190.

esistenza presso il lago di una sorgente di acqua ma-
gnesiaca. In questo si avrebbe un punto di contatto
tra il tempio di Diana Aricina e quello di Diana
Tifatina, presso il quale erano acque minerali e
terme (').

Vicino all'angolo orientale del tempio, tra questo
e il muraglione di recinto di greco, si trovò un
imbasamento rotondo con tre gradini in giro, che
fu ritenuto il sostegno di un' ara o di una grande
statua o gruppo A libeccio del tempio, alla di-
stanza di circa quindici metri dall'ingresso, sono avanzi
di una costruzione in opus quadratura posteriore al tem-
pio (4), e a scirocco di questo un colonnato (fig. 2) (5).
Nell'angolo meridionale dell'area sacra, presso la sostru-
zione dalla parte del lago, si trovarono parecchi muri
laterizi paralleli tra loro e perpendicolari alla sostru-
zione, restauro di una costruzione che era in origine
di opera reticolata, formanti degli ambienti rettango-
lari (fi). Questi sono evidentemente gli ambienti desi-
gnati con b nello schizzo della Barberini (tav. XIV), e
ritenuti dal disegnatore appartenenti al tempio. È
naturale, essendo stati già scoperti allora, che nel 1895
siano stati trovati vuoti e spogliati perfino del rivesti-
mento delle pareti. Qua e là si trovarono altri avanzi
di costruzioni, di cui non si congetturò neanche quale
fosse la forma e l'uso, e di cui alcuni sono recenti
(fig. 2). Certo dell'area del tempio di Diana dovette
accadere col tempo quello che accadde di tutte le
grandi aree che circondavano un tempio : dovette
coprirsi di edifici, in rapporto più o meno diretto col
santuario.

Di alcuni, abbiamo notizia dai monumenti epigra-
fici. Di due fana, di Iside e di Bubastide, si ha no-
tizia da un catalogo di oggetti appartenenti a questi
fana (7) : un fanum, secondo la ricostruzione data dal-
l'Henzen di un frammento d'iscrizione, avrebbe eretto
durante l'impero d'Augusto un figlio di Fraate re dei

(') V. Novi. Iscrizioni, monumenti e vico ecc., p. 14.

(2) Notizie degli scavi 1885, pp. 478-479.

(3) Rossbach, Das Dianaheiligtum in Nemi, p. 158.

(4) Lanciani in Notizie degli scavi 1885, p. 320, e Ross-
bach, Das Dianaheiligtum, p. 158.

(5) Rossbach, Das Dianaheiligtum, p. 158.

(c) Borsari in Notizie degli scavi 1895, pp. 107, 424.

(?) Il catalogo è illustrato da Henzen in Bull. deWInst.
1871, p. 56 e seg. e in Hermes VI (1872), p. 8 e seg. Riportato
in C. I L. XIV, 2215.
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