Accademia Nazionale dei Lincei <Rom> [Editor]
Monumenti antichi — 13.1903

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NEMUS ARICINUJI

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dedicanti apposti ai doni votivi, o sono giunte a
noi in istato così frammentario, da non potersene sta-
bilire neanche approssimativamente 1' età e il valore.

Recentemente il Lanciani ha espresso l'idea che
le due navi sommerse nel lago di Nemi appartenes-
sero non allo stato o agli imperatori, come general-
mente si crede, ma al tempio di Diana, e che fossero
usate sia per il trasporto dei visitatori da una riva
all' altra del lago, sia per cerimonie religiose e per
processioni ('). Se questo si dovesse tenere per sicuro,
lo studio dei preziosi oggetti ricuperati nelle navi,
andrebbe connesso con lo studio degli oggetti appar-
tenenti al tempio di Diana.

(57 lii ti9 70

Figg. 67 70.

grande varietà e ricchezza di quel poco che si è tro-
vato, e specie degli ornamenti architettonici, il fatto
che oggetti appartenenti al tempio si trovarono sparsi
qua e là sopra una vasta estensione fuori dell' area
sacra, e che degli oggetti pervenuti a noi la maggior
parte è stata barbaramente ridotta in minutissimi
pezzi. Una fornace per calce, che si trovò presso il
confine dell'area nel 1895 (') mostra chiaramente a

Fio. 71.

Ma quella del Lanciani è una semplice supposi-
zione, poiché finora delle navi troppo poco è noto
perchè si possa stabilire con fondamento quale fosse
il loro uso; non tratto perciò qui nè delle navi nè
degli oggetti ricuperati, contentandomi di rimandare
chi desiderasse averne notizia alle relazioni del Bar-
nabei e del Malfatti (2).

Concludendo: dal rapido esame della topografia
dell' area del tempio di Diana, e dalla sommaria ras-
segna degli oggetti che si trovarono negli scavi,
appare chiaro in primo luogo che questo Artemisio
dovette avere grande importanza, ed accogliere stra-
ordinarie ricchezze. La ampiezza dell' area e la gran-
diosità dei muraglioni di sostruzione che la circondano
i quali, tra gli avanzi architettonici, sono i più no-
tevoli, lo attestano; e lo attesta, ancor più che la

ficato oscuro. Unus es ex sacris cui parent dona Dianae, Quod
tribuit populus, restituis populo. Lanciani, in Notizie degli
scavi 1885, p. 227; Helbig, in Bull. deWInst. 1885, p. 239,
C. I. L. XIV, 4195.

(') Lanciani, New tales of old Rome, p. 214.

(*) Barnabei, Notizie degli scavi 1895, pp. 361-396 e 461-
468; 1896. pp. 188-190; Malfatti, Motizie degli scavi 1895,
pp. 469-474 e 1896, pp. 393-416, Riv. maritt. 1896 (XXIX),
pp. 379-440; 1897 (XXX), pp. 293-330.

qual uso siano stati destinati molti dei marmi, ed è
ovvio pensare che, se i marmi si utilizzarono tras-
formandoli in calce, tanto meno all' ingordigia di
uomini privi di ogni sentimento dell' arte poterono
sfuggire i bronzi e gli altri metalli preziosi che rap-
presentavano un valore ben maggiore.

Quanto alla cronologia, il criterio archeologico
mostra che 1' origine del santuario non risale al di
là del 4° secolo; poiché gli oggetti, salvo i pochi an-
tichi della cui esistenza ho cercato di dare una spie-
gazione (2) , appartengono agli ultimi tre secoli della
repubblica e ai primi dell' impero : tra le costruzioni
trovate, nessuna è anteriore all' età Sillana (3) : gran
parte è dell' età imperiale : così il restauro delle alae
che circondano l'area, in base ad un bollo di mat-
tone, si può riportare al 123 dopo Cristo (4).

li ultimo secolo della repubblica e i due primi
dell'impero dovettero segnare per l'Artemisio Nemo-
rense l'epoca del massimo splendore. I doni più

(') Notizie degli scavi 1895, p. 424.
(*) V. sopra p. 329.

(3) Questo il risultato degli scavi; bisogna però tener pre-
sente il modo insufficiente in cui essi furono eseguiti.

(4) V. Rossbach, Dai Dianaheiligturn, p. 156, nota la.
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