Accademia Nazionale dei Lincei <Rom> [Editor]
Monumenti antichi — 13.1903

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NEMCS ARICINUM

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presso i Latini (') è ben più antico: donde fu impor-
tato nel bosco Aricino?

Pure nel territorio della lega latina, sull'Algido,
era un altro luogo sacro a Diana, che doveva essere,
sotto qualche riguardo, assai famoso, se Orazio ne
fa parola accanto all'Aventino (2). L'Algido è la ca-
tena settentrionale dei monti Albani, che si estende
da Frascati fin presso Rocca Priora, a Cava del-
l'Aglio, luogo di cui il nome ricorda l'Algido antico.
Questo è evidentemente lo stesso luogo menzionato da
Plinio, ove dice: » Est in suburbano Tusculani agri
colle, qui Come appellatur, Incus antiqua religione
Dianae sacratus a Latio » (3). Non si è trovata alcuna
traccia, che indichi con precisione il luogo (4), che il
Belocli ritiene corrispondente alla Montagnola di Monte
Porzio o a Monte Salomone: nulla quindi si può sta-
bilire con criteri archeologici, che sarebbero senza dub-
bio i più sicuri ; ma poiché dalle testimonianze degli
antichi non appare che un tempio di Diana sull'Algido
fosse in fiore in tempi storici, ma ne abbiamo notizia
solo come di un luogo di culto che la tradizione vo-
leva assai antico, e poche miglia separano l'Algido dal
lago di Nemi, mi sembra possibile che dall'Algido,
sua più antica sede, il culto latino di Diana sia stato
trasportato presso la riva del lago di Xemi, forse allora
parzialmente prosciugato, al tempo della lega latina,
probabilmente per ragioni politiche. E forse col fiorire
sempre crescente del santuario Aricino, a quello sul-
l'Algido rimase un' importanza unicamente storica.

Con le relazioni amichevoli prima, e poi con la
supremazia di Roma sul Lazio, si connette l'impor-

(') II culto di Diana è anteriore alla divisione delle stirpi
italiche. In tempi storici il culto è accertato per parecchie
stirpi italiche (v. Birt, Roschers Lexicon pp. 1003-1004; Preller
Róm. JUyth\ I, p. 313).

(2) Carni. Saiic. 69. Quaeque Aventinum tenet Algidumque.
Ne fa menzione anche in Carm. I, 21,6.

(3) Nuturalis historia XVI, 242. V. Belocli, Fleckeisens
Jahrbùcher, XXIX (1883), p. 174, nota 5.

(4) Non si è trovata alcuna traccia, a meno che col Tomas-
setti si creda che agli avanzi del tempio di Diana sul monte
Algido appartenessero i blocchi che si usarono per costruire la
chiesa di S. Silvestro sulla retta più alta della catena Artemisia,
e che quindi il luogo sia lo stesso ove sorgeva il tempio di
Diana {Della campagna romana nel medio evo. Archivio della
Società Romana di Storia Patria, 1886, voi. IX, p. 412 e segg.).
Per me, confesso che la necessità, connessa con questa ipotesi,
di ammettere l'esistenza di due Algidi, l'uno ove si trova la
Cava dell'Aglio, l'altro sopra Velletri, mi fa sembrare poco pro-
babile la supposizione del Tomassetti.

Monumenti antichi — Yol. XIII.

fazione in Roma del culto di Diana. Il tempio di
Diana Aventinense, che la tradizione vuole fondato
da Servio Tullio, è in stretto rapporto con la confe-
derazione latina ('). Ma l'importanza e lo splendore
del tempio Aricino non ne furono diminuiti : esso con-
tinuò anzi ad essere, come provano le testimonianze
antiche e gli scavi recenti, uno dei tempi più famosi
e più celebrati del Lazio per tutta l'antichità.

V.

Diana Aricina.

Le immagini di Diana trovate a Nemi, non of-
frono nulla di diverso da quelle che erano note. Sono
le solite forme d'Artemide. È rappresentata l'Arte-
mide Asiatica e la Persiana su lastre di terracotta :
frequentissima Artemide cacciatrice, con tutti gli attri-
buti che le sono propri nell'arte greca, in statuette
votive, a cui fa riscontro la faretra appartenente ad
una statua (rappresentata a fig. 9) e le faretre del
fregio di bronzo dorato (fig. 7). Anche la face che
spesso ha in mano, è un attributo proprio di Arte-
mide (2), e in rappresentazioni di Diana è usata fin
dall'età repubblicana su monete (3). Tutti gli attri-
buti che Diana ha, uniti o disgiunti, nelle statuine
votive trovate a Nemi, si trovano poi insieme nella
figura di Diana Tifatina dipinta in un'edicola che do-
veva condurre al tempio, in cui la dea ha i calzari,
l'arco e il turcasso, una face nella mano destra e una
pelle di fiera sul braccio sinistro (4). Appare anche
connessa con Apollo, nel fregio marmoreo rappresen-
tante la strage dei tìgli di Niobe (5). Alcuni ex-voto
mostrano Diana venerata come dea della caccia: così
le sono dedicate le freccie, i piccoli turcassi, gli astra-
gali, gli orecchi di animali. Tale qualità di Diana
appare spessissimo nella letteratura classica latina, sia

(') V. Pais, Storia di Roma, voi. I, parte la, p. 332 e seg. ;
voi. I, parte 2a, p. 204 e seg.

(2) Schreiber in Roschers mythologische Lexicon, I, p. 595.
Artemis, § 18.

(3) V. Babelon, Monnaies de la repuhlique romaine, I, p.355 ;
II, p. 574.

(4) Minervini in Commentationes philologae in honorem
Th. Mommseni, pp. 660-662.

(3) Henzen, Bull. delVInst. 1871, p. 54.

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