Accademia Nazionale dei Lincei <Rom> [Hrsg.]
Monumenti antichi — 13.1903

Seite: 355
DOI Artikel: DOI Seite: Zitierlink: 
https://digi.ub.uni-heidelberg.de/diglit/monant1903/0186
Lizenz: Freier Zugang - alle Rechte vorbehalten Nutzung / Bestellung
0.5
1 cm
facsimile
355

NEMUS ARICINUM

356

VI.

Egeria. Virbio.

Diana è la principale, ma non la sola divinità ve-
nerata nel bosco d'Arida: accanto a lei e sotto la
sua protezione, sono due divinità minori: Egeria e
Virbio.

Egeria è, secondo i poeti, la stessa ninfa che era
venerata a Roma presso la porta Capena, la consi-
gliera e la sposa di Noma che, dopo la morte di lui,
addolorata, si rifugia nel nemus d'Aricia, e ivi si
scioglie in lacrime, finché Diana, impietosita dal suo
dolore, la trasforma in una fonte, quella designata da
Strabone come il principale immissario del lago
Essa è evidentemente la personificazione di una fonte,
venerata qui come divinità minore accanto a Diana
nello stesso modo che al Velino era venerata accanto
a Vacuna una Lympha Velinia, e al lago di Cutilia
accanto alla Vittoria erano venerate le Lymphae Com-
motiae (2). 11 Klausen attribuisce a lei, come divinità
delle acque che sgorgano dalla terra, la mediazione
tra il mondo sotterraneo ed il terrestre, e a tale sua
proprietà attribuisce il potere di richiamare in vita
Virbio (').

Ma tale potere egli ammette in Egeria fondandosi
sul virgiliano : « nymphae Egeriae nemorique relegat
(Diana), Solus ubi in silvis italis ignobilis aevum

(*) Ovid. Metam., XV, 485 e seg.: « Qui postquam senior re-
gnumque aevumque peregit Extinctum Latiaeque nurus, popu-
lusque patresque Deflevere Numam. Nani coniunx urbe relieta
Yallis Aricinae densis latet abdita silvis, Sacraque Oresteae
gemitu questuque Dianae Impedit. A ! quotiens nymphae nemo-
risque lacusque, Ne faceret monuere, et consolantia verba Di-
xerunt ! quotiens flenti Theseius heros: « Siste modum », dixit...,
Non tamen Egeriae luctus aliena levare Damna valent, mon-
tisque iacens radicibus imis, Liquitur in lacrimas, donec pietate
dolentis, Mota soror Pboebi gelidum de corpore fontem Fecit,
et aeternas artus tenuavit in undas ». — Fast. 111,261 e seg.:
« Nympha, mone, nemori stagnoque operata Dianae, Nympha,
Numae coniunx, ad tua facta veni.... Defluit incerto lapi-
dosus murmure rivus, Saepe, sed exiguis liaustibus inde bibi.
Egeria est, quae praebet aquas, dea grata Caraenis. Illa Numae
coniunx consiliumque fuit». — Strab. V, 3, 12: rag /xèv ovv
ntjyàg oqùv sanv, tìiv »; '/d^ivr] nXrjQovTai ' xovxwv d" iorìv rj
HysQicc xitlovfxévì], óai/xopóg xwng ènojfvfxog • ed d" ànoQQvasig
èftav&a fxèi' ctd'rjXoi sìaiv, 'él-oj efè ddxvvi'Tcti tióqqu ngòg rrjv
èni(pdveictv av&%ov<jai.

(2) Preller, Ròmische mythologie3, I, p. 410.

(3) Aeneas uni die Penateti, pp. 956 e seg.

Exigeret » (') ; passo da cui non vedo come si possa
trarre il significato che vuole il Klausen (2). Morfolo-
gicamente, mi sembra che del nome non possa darsi
altra spiegazione che quella che ne davano gli an-
tichi : deve essere connesso con s-gerere (3), e un tale
nome è ben appropriato a una divinità delle fonti.

Anche l'altra divinità venerata nel nemus dal
nome appare italica. Del nome Virbio, Cassiodoro ha
conservato dall'antichità quattro etimologie (4), di cui
la sola che presenti almeno qualche probabilità, e che
è stata conservata anche da alcuni moderni (5), è
quella che connette questo nome con quello delle Vires,
o Virae, ossia delle ninfe degli alberi e delle sorgenti (°).

Il Buttmann (:) lo fa derivare da verbena, herba
etimologia non accettabile, poiché in latino e si con-
serva innanzi a -rb- (così verbum, verber).

Il Birt scompone il nome in Vir-bius, dietro la guida
di du-bius, manu-biae, e fa derivare la prima parte
del nome o dalle Virae, o da ver (8). Certo questo
nome presenta, nella prima parte almeno (9), affinità
con altri nomi che si riferiscono alla vegetazione. Il
nome designa quindi una divinità campestre.

(') Aeri. VII, 775.

(2) Egli ritiene anche che il sacrificio umano connesso con
la monomachia del rex Nemorensis, fosse offerto in espiazione
dello sgorgare delle acque dalla terra.

3) Da un *gerum o *gerium e S, che appare qui con lo
stesso valore che ha un 3- gregius. Da ègero lo fa derivare il
Pott in Zeitschrift der vergleichenden Sprachforschung auf
derni Gebiete des Deulschen, Griechischen und Lateinischen
herausgegeben von Dr. Adalbert Kuhn, VIII (1859), p. 96. Tale
connessione aveva veduto anche August. G. D. VII, 35: « Quod
ergo aquam egesserit, id est exportaverit Numa Pompilius,
unde hydromantian faceret, ideo nympham Egeriam coniugem
dicitur Imbuisse, quemadmodum in supradicto libro Varronis
exponitur». — Un altro significato, benché morfologicamente
la stessa derivazione, dà al nome Egeria Pesto, nei Pauli ex-
cerpta, p. 77: « Egeriae nymphae sacrificabant pregnantes, quod
eam putabant facile conceptum alvo egerere».

(4) De orthographia, VI (Keil, Gramm. lat., VII, p. 181)

u......Virbius etiam abstractus a regula, quoniam virumbis

factum esse memorant... quidam virum bonum, alii herobium,
tamquam sit i]Qa>g àya^e^wxói, alii deum esse qui Viribus
praeest interpretantur ».

(5) Così Preller, Ròmische mythologie3, I, p. 314.

(6) Il nome delle Vires si trova unito a quello di Diana
in più iscrizioni. V. Preller, Ròmische mythologie3, I. p. 314,
nota 2. Per il nemus Aricinum, Ovidio nomina le nymphae
nemorisque lacusque (Metam. XV, 490).

(7) Abhundlungen der Berliner Akademie, 1819, p. 209.

(8) In Roschers mythologisches Lexicon, I, p. 1009-1010.

(9) Potrebbe presentare questa affinità anche nella seconda
parte, e derivare da un *virbus (virdhos) affine a viridis.
loading ...