Accademia Nazionale dei Lincei <Rom> [Editor]
Monumenti antichi — 13.1903

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NEMUS ARICINUM

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d'Arida, che tra gli alleati di Turno combatte contro
Enea venuto in Italia (').

Ma il Virino di Virgilio non può dare alcun in-
dizio circa l'originaria natura di questa divinità;
questo eroe italico che combatte dal cocchio, mi sembra
evidentemente coniato sullo stampo degli eroi omerici,
o per lo meno trasformato sotto la toro influenza così
profondamente da essere irriconoscibile.

Della natura di Virbio ha trattato il Buttmann.
Ippolito sanato da Asclepio, non è, secondo il Butt-
mann, che Asclepio stesso: Virbio, come Ippolito e
come Asclepio, è un dio medico (2).

La ragione su cui posa questa affermazione è in-
sufficiente : il nemus, secondo il Buttmann, fa ri-
scontro al bosco d'Asclepio in Epidauro, e il « po-
sita est meritae multa tabella deae « di Ovidio, si
riferisce alle tavolette votive recate a Virbio da per-
sone guarite per opera sua.

Questo non solo il poeta non dice, ma dice espres-
samente che sono poste « deae », cioè a Diana.

Ai piccoli strumenti chirurgici trovati negli ultimi
scavi, non mi pare che si debba dare gran valore,
poiché si sono trovati utensili dei generi e degli usi
più svariati.

Il Pais ritiene che Virbio sia lo stesso che Ser-
vio Tullio (3). Come Servio Tullio, fondatore del
tempio di Diana Aventinense, egli è in rapporto con
Diana: come lui è in qualche relazione con i cavalli
che avevano rovesciato dal cocchio Servio Tullio e
che nel nemus d'Arida non potevano entrare per
essere stati causa della morte di Ippolito rovescian-
dolo dal cocchio : come Servio Tullio è il re servo.

Su quest' ultimo punto vorrei fare una riserva.
Virbio è, secondo il Pais, re e servo, in quanto egli
ne fa una cosa sola col rex Nemorensis. Ora, di fare
questa identificazione di Virbio col rex Nemorensis
non c' è alcun' altra ragione che l'affermazione del

(') Aen. VII, 760 e seg.: Ibat et Hippolyti proles pul-
cherrima bello, Virbius, insignem quem mater Aricia misit,
Eductum Egeriae lucis, umentia circum Litora, pinguis ubi

et placabilis ara Dianae. Namque ferunt fama.....Filius

ardsntes baud secius aequore campi Exercebat equos, curru-
que in bella ruebat. Un giovane Virbio, figlio di Egeria, ap-
pare in Silio Italico, IV, 380.

(*) Ueber Virbius uni Hippolytus. Abhandlunq. der Beri.
Akad. 1819, p. 208.

(3) Storia di Roma, voi. I, parte I, pp. 337-338.

solo Pausania, il quale dice semplicementeche Ippo-
lito fu re di Aricia, e che fondò il tempio d'Arte-
mide, mentre nessun altro dice nè l'una nè l'altra
cosa: Diana anzi avrebbe nascosto Virbio nel bosco
che già era sacro a lei. E anche a prescindere da
questa identificazione, non si può affermare che il rex
Nemorensis fosse necessariamente uno schiavo. Egli
era tale, sempre secondo il solo Pausania ('): ora è
naturale che un simile ufficio, che si otteneva a così
caro prezzo, e in cui la vita di chi ne era rivestito
era continuamente minacciata, non fosse ambito da
chi poteva vivere, anche oscuramente e poveramente,
una vita tranquilla: e non mi sembrerebbe neanche
strano che, se in genere chi copriva queir ufficio era
una persona di condizione molto bassa, spesso uno
schiavo fuggitivo, che in tal modo si sottraeva al
pericolo di ritornare nell' antica sua condizione, si
fosse venuta furmando 1' opinione, il che non è accer-
tato, che colui che copriva 1' ufficio di sacerdote di
Diana, protettrice degli schiavi (2), dovesse essere
necessariamente uno schiavo.

Che Virbio però sia una divinità solare, come vo-
gliono così il Buttmann come il Pais, sembra evidente.
E la prova migliore è in ciò, che questa opinione si
era fatta strada anche nell'antichità, quando egli era
ritenuto semplicemente un eroe della caccia (3): per
la scarsità delle testimonianze conservate, non è dato
giudicare quanto egli avesse conservato della sua ori-
ginaria natura.

Oltre che nel nome, egli differisce da Ippolito nel-
l'età: Ippolito nell'età ellenistica era rappresentato
come un giovane imberbe: se gli antichi vedevano
questa differenza d'età tra Virbio e Ippolito, è evi-
dentemente perchè Virbio si rappresentava come un
uomo barbato. E questo è naturale per una divinità
solare italica : anche Giano è per lo più barbato (4).

(') II, 27, 4. V. sopra p. 351 nota 5.

C2) Fest., p. 313. Servorum dies festus vulgo existimatur
Idus Aug,. quod eo die Ser. Tullius, natus servus, eadem*
Dianae dedicaverit in Aventino, cuius tutelae sint cervi, a quo
celeritate fugitivos vocent cervos ; V. Birt in Roschers mytholo-
gisches Lexicon,!, p. 1008; Preller, Rdmische Mythologie, I,
pp. 320 321.

(3) Servius ad Verg. Aen. VII, 77(5: «... Virbium autem
quidam Solem putant esse: cuius simulacrum non est fas attin-
gere, propterea quia nec sol tangitur».

(') Anche alcune divinità solari greche sono barbate: in
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