Accademia Nazionale dei Lincei <Rom> [Editor]
Monumenti antichi — 18.1907

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ED I SUOI MONUMENTI PREISTORICI

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il Monte S Antine, ni. 591, ed il M. Majori, m. 510,
dominano sul fronteggiaute tavoliere della Giara, sullo
sue pendici e su tutte le strade che vi conducono dal
nord, dall'est e dall'ovest e lo numerose costruzioni
nuragiche che vi si rintracciano hanno tutte una dispo-
sizione tale che permette di vigilarle e sono allineate
in modo da sorvegliare e comunicare a quelli che sta-
vano sull'altipiano i movimenti di chi si accostava
per le dette vie.

Questa catena, come appare dalla nostra carta a
tav. I, è costituita dai due maggiori risalti del Monte
S. Antine ad est e di M. Majori all'ovest, congiunte da
una dorsale collinosa che fiancheggia a settentrione
la valle del Rio Tramatzea. Il Monte Majori ha una
forma tondeggiante, con larga distesa di falde non
molto erte e cala ad occidente verso la valle di Rio
Pardu di Nureci ; il S. Antine è invece più erto, mas-
sime presso la cima, coronato, come dicemmo, da un
lembo di colata basaltica che lo rende per tre lati
quasi inaccessibile; le sue pendici sud-ovest, a gradoni
terrazzati, scendono verso il vallone del Rio Pizziedda,
mentre verso nord si spinge un lungo sperone, alto
circa m. 470, che degrada bruscamente verso est a
terrazze, sulle bassure del Rio Piumini e dal lato
opposto declina alla insenatura, pure in parte palu-
dosa, ed abbastanza accentuata, tra i due gruppi del
M. Majori e del S. Antine. Questa insenatura è ricca
di fontane e di acquitrini che si versano in parte al
sud al Rio Tramatzea, per la vallata detta di Funta-
neddas, la quale incide, con un solco profondo e con
una serie di pittoreschi burroni e di cascate, la dor-
sale che unisce i due gruppi, mentre verso nord col
vallone Pranu e Preidi, continuando poi col vallone
di Rio Melaxi, degrada verso il corso dell'Araiisi,
formante, come dicemmo, il limite settentrionale di
questo gruppo orografico. Osserviamo ora come le co-
struzioni nuragiche si dispongono e si adattino in questo
territorio.

E cominciamo dal Monte S. Antine, che eleva il suo
cono ardito, dalla bruna vetta basaltica, distante appena
due chilometri, a volo d'uccello, dall'estremo sprone
della Giara dominato dal Corrazzu.

Il Monte S. Antine, che ha i fianchi molto scarpati
presenta alla sommità una spianata di 60 metri di lun-
ghezza per 30 di larghezza, leggermente rilevantesi
verso il centro, dove sorgono i resti di una costruzione

nuragica, pur troppo sconvolta dalla ricerca di un imma-
ginario tesoro pisano. Il nostro rilievo (tìg. 26), se non
conferma tutto quanto si sarebbe sperato della fantastica
descrizione del P. Centurione ('), pure corrisponde ad
alcune delle notizie fornite da lui intorno a questo edi-
ficio. Dalla presenza di un residuo del muro di sostegno
all'orlo occidentale della vetta si vede la cura con cui i
costruttori cercarono di mantenere sicuro il ristretto
spazio e le basi dell' edificio che ne occupava il
centro. Sopra un basamento, di pianta allungata, alto
dal suolo ancora m. 1,00, sorgono i filari inferiori del
nuraghe, a massi di basalto appena sbozzati ed accu-
ratamente disposti, con una parete dello spessore di
m. 2,50 ed un vano di cella di m. 4,20. La porta,
che dà al sud, larga appena m. 0,85, ha di contro
a sè, alla distanza di appena tre metri, il basamento
di un'altra ed alquanto più piccola torre nuragica,
addossata e congiunta all'estremità sud del contraf-
forte su cui sorge il nuraghe centrale. Lo stato dei
resti non permise di conoscere se potesse essere atten-
dibile l'ipotesi del P. Centurione, che cioè la porta d'in-
gresso del maggiore nuraghe desse su una scala che
saliva sull'alto della torricella fronteggiante al sud;
si può dire solo che trattasi di due nuraghi abbinati
sullo stesso contrafforte, come il Bingia e Crobus, di
Gesturi, ai quali la posizione elevata, dominante da
ogni parte su tutta la Giara, e le vie di accesso pare-
vano assegnare il carattere di vigile scolta e di rifugio.
Non si può escludere nè affermare, senza i dati di
una esplorazione, se quell'edificio, situato in vetta al
monte, nel mezzo di una spianata ben delineata,
possa anche essere stato un centro di riunione e di
cerimonie sacre ; certo si è che la permanenza di po-
polazioni del periodo nuragico su quell'alta regione
ci è rivelata da moltissimi resti di stoviglie di rozzo
impasto e di ossidiana ivi esistenti; forse anche la
postura della porta d'ingresso, nell'intervallo tra i due
nuraghi, si spiega coll'intento di riparare l'ingresso
dai colpi di vento dominanti in quell'alta ed isolata
postura.

Non meno importanti del nuraghe, si conservano
a sud-est della vetta, immediatamente al di sotto
dell'accennata costiera, formata dalla sezione della co-
lata basaltica, gli imponenti resti di un recinto di

(') Op. cit., p. 129, e figura.
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