Accademia Nazionale dei Lincei <Rom> [Editor]
Monumenti antichi — 18.1907

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L'ALTIPIANO DELLA GIARA DI GESTORI IN SARDEGNA

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cronologica non può essere data senza una sistematica
indagine, che sarebbe desiderabile potervi praticare;
d'altra parte non si può escludere che tra le costru-
zioni nuragiche vi siano quelle di pianta rettangolare
e lo proverebbero i recinti di Sedilo, di Padria, di
Monte Carao, presso Bonorva, dati dal Lamarmora e
da lui ritenuti prefenici (')• E così pure se le ricer-
che recenti hanno datato ad epoca poco remota ta-
lune costruzioni cosidette « ciclopiche », altre indagini
hanno pure provato l'antichità remota di edifìci a pianta
rettangolare, con murature ben stratificate e quasi iso-
dome ; e senza ricorrere agli esempi ben noti dei palazzi
micenei di Hissarlich, di Cnossos, di Festos e della
villa di Haghia Triada (2), non possiamo a meno di
richiamarci alla mente i resti del palazzo preistorico
o anactoron di Pantalica, presso Siracusa, esplorati
dal prof. Orsi, i quali, siano o meno dovuti all'epoca
od al consiglio di tecnici della Grecia micenea, sono
senza dubbio riferibili all'epoca preistorica ed a gruppi
etnici, contemporanei forse, certo molto affini a quelli
che ne lasciarono i nuraghi (:!).

Riserbando la soluzione del problema cronologico
relativo a questo recinto a quando si avrà la fortuna
di una esplorazione, gioverà ricordare che la tradi-
zione di un centro di vita, forse anche consacrato, fu
continuata attraverso allo epoche puniche e romane
sino ad età a noi più vicina. Oltre alle varie sco-
perte di monete e di ceramiche puniche romane che
avvengono sul monte, di alcune delle quali è ricordo
nella citata monogiafia del P. Centurione, fu da noi
rintracciata e rilevata ai piedi della balza rocciosa
che forma la vetta del monte una costruzione circo-
lare, probabilmente una custodia d'acqua (4).

Materiali ben lavorati, tolti da costruzioni varie,
lembi di mura di carattere romano, si veggono ancora
qua e là nelle pendici del monte, intorno al quale

(') Lamarmora, Antiquités, p. 160; Atlas. tav. XV, 1, 3.

(2) Pernier, // palazzo, la villa e la necropoli di Phae-
stos (Atti del Congresso di scienze storiche, voi. V (1904),
p. 625 sg.

(3) Orsi, Pantalica. Mon. Acc. Lincei, voi. IX (1899), p. 85,
tavv. V, VI.

(*) E una vasca circolare, in bella muratura regolare di
massi calcari, ben tagliati con giunti perfetti ; un rivestimento
di coccio pisto e calce, ancora qua e là evidente nelle parti
non interrato della costruzione, ne rivela lo scopo idraulico e
l'età romana.

ancora oggigiorno fioriscono sulle labbra dei pastori
numerose fantasie di tesori e di magie ; a noi interessa
specialmente di notare che, al di sopra delle rovine
del recinto antico, stanno i resti di una cappelletta
rettangolare, segnata nella nostra pianta, che era de-
dicata a s. Costantino e s. Elena. Non ne restano che
le fondazioni, poggianti sul muro del recinto, fatte di
piccole pietre squadrate e regolari, disposte con buona
calce, mostranti un tipo di costruzione antico fra le
costruzioni cristiane dell'isola; anche il titolo della
chiesetta, che passò anche al monte, rivela un culto
dei primi secoli cristiani. Quindi, anche per l'impor-
tanza delle memorie cristiane dell' isola, questo recinto
meriterebbe, non meno di quello preistorico, un'accu-
rata perlustrazione.

Alle falde del M. S. Antine, alquanto ad ovest di
Genoni, nella località detta Is spiluncheddas, presso
il nuraghe Pobulus, si nota, scavata nella roccia, una
domus de janas, che trovammo perfettamente vuota,
ma con disposizioni non prive d'interesse. L'ipogeo,
che ha la porta sventrata, presenta il tipo frequente
di anticella e cella, con nicchia laterale, di pianta
presso a poco circolare e cella pianeggiante; più no-
tevoli sono i due gradoni a semicerchio posti ai due
fianchi della porta, in parte tagliati nella roccia, in
parte costrutti in lastroni regolari di calcare, levati
dagli strati del monte. Questo semicerchio, unitamente
alla porta d'ingresso della grotticella, presenta una
singolare analogia con la fronte a stela, munita di
porta, delle così dette tombe dei giganti, così che
questo ipogeo devesi ritenere come un anello d'unione
tra i due tipi di monumenti funerari, che per alcuni
dati possiamo ritenere contemporaneamente usati in
Sardegna (2).

(') A pochi passi da questa sepoltura ci venne indicata come
tomba di gigante una costruzione allungata e regolare, Proce-
demmo ad uno scavo ed osservammo invece, che si tratta di un
poliandro od ossario di età punica o romana. La forma ricorda
quella dello tombe dei giganti, per le notevoli dimensioni di
lunghezza, m. 12,20, in confronto alla larghezza, di m. 2,50
all'esterno, m. 1.40 nel vano interno. La disposizione delle pa-
reti a corsi regolari, ben connessi di riquadri di calcare, non
lascia dubbio se si tratti di lavoro punico o romano ; anche
la chiusura del poliandro, ottenuta con l'aggetto del filare più
alto di pietra, sul quale si sovrappongono i lastroni della coper-
tura, ricordano altri esempi di copertura piana di canali, tombe,
acquedotti, usata dai punici, invece della volta. La tomba con-
teneva, con molto terriccio, una quantità di ossa umane com-
pletamente sconvolte; frammisti a queste e gettatevi alla nn-
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