Accademia Nazionale dei Lincei <Rom> [Editor]
Monumenti antichi — 18.1907

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ED I SUOI MONUMENTI PREISTORICI

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Esaminando il lungo e sottile sperone o costiera,
che dalla valle del M. s. Antine si dirige verso nord,
troviamo i due nuraghi allineati sulla cresta, il Dom'
e' Dirai, presso la cima, ed il N. Addori alla estre-
mità.

Il Dom' e Biriu, rovinato nella sua porzione me-
ridionale, è una costruzione di circa m. 10,50 di dia-
metro ; costrutto con grossi blocchi squadrati rozza-
mente alla base, negli strati superiori ha dei corsi
fatti di calcare tenero, con la faccia a vista ricurva
e con i lati rientranti leggermente a cuneo, finitezza
di tecnica resa possibile dalla facilità di lavorare il
materiale, più che da un progresso delle cognizioni co-
struttive ; così pure dalla regolare stratificazione della
roccia dipende la regolarità dei piani di posa e la
scarsa inclinazione del cono, che troviamo in altri
nuraghi di questo gruppo. Il Dom' e Biriu, a poca
distanza del s. Antine, sta a cavaliere tra le bassure
del Frumini e la valletta di Pianu e' Preidi, inter-
posta tra i due gruppi del M. Majori e del Santu
Alitino.

Più al nord, all'estremità della cresta, circondato
da terrazze che lo sostengono e impediscono il fra-
nare del ripido suolo, sta il N. Addori, in postura ele-
vata e di largo dominio. Le muraglie di sostegno, di
poco sorgenti dal suolo, sono disposte dove la cresta
era più stretta e minacciante. Del nuraghe è visibile
soltanto la base, con un diametro di m. 11, in pietre
molto grandi, però di poco spessore. La cella, di 4 m.
di diam., mostra pietre di piccole dimensioni, accura-
tamente connesse. Anche questo nuraghe è in postura
poco accessibile, al sommo di una ripida costa; però

fusa, forse contemporaneamente ad una raccolta dei resti mortali
da tombe vicine, si raccolsero i seguenti oggetti:

a) un'armilla, o braccialetto femminile in bronzo, a na-
strino, spezzata;

l) vari frammenti di piatti rotondi, con incavo semisfe-
rico al centro, con cattiva vernice nera, comuni nelle tarde
tombe puniche e che il prof. Patroni chiamò « piatti da pesce »;

e) una brocchetta ed un balsamario in terra giallastra,
senza vernice:

d) un vasetto cilindrico, con beccuccio, forse una lam-
pada, di impasto e fattura tanto rozza da accostarsi alla cera-
mica primitiva.

Nessuna moneta stabilì esattamente l'epoca del reperto;
però le forme dei piatti, delle brocchette, dei balsamari, si ac-
costano a quelle puniche di tardo periodo, di Tharros e di
Cornus, piuttosto che a quelle di Nora, generalmente più ar-
caiche, Cf. Patroni, op, cit., p. 218,

il sommo della costiera è pianeggiante, ma ivi, come
dicemmo, sorge il Dom' e' Biriu, che completa la
vigilanza di questa linea.

Venendo alla fronte orientale del s. Antine, noi
ritroviamo, al centro di un largo tavoliere pianeggiante,
che dal monte degrada insensibilmente verso i due
solchi del P. Pizziedda e del R. Frumini, presso allo
sbocco di un canalone, o via naturale dalla valle del
Frumini al borgo di Genoni, il N. di s. Perdu. Per
quanto distrutto, esso dà ancora le linee principali
della torre centrale, con una traccia della scala per
accedere al piano superiore. Del lato opposto al ca-
nalone, forse a rinforzo della difesa, rimangono traccie
di un contrafforte terminante in una torricella, come
vedemmo in altri esempì. A breve distanza da questo
nuraghe stanno i due nuraghi già ricordati della sponda
opposta del rio Pizziedda, il N. Montis ed il Geroni,
e con essi forma una catena di custodia alla via natu-
rale, condotta lungo il corso del fiume Pizziedda.

Dal N. s. Perdu, per cortesia del sig. cav. Sanna,
sindaco di Genoni, e del sig. Nuxis, ebbi un piccolo
pugualetto in bronzo frammentario, ed una statuetta,
pure frammentata, di arte locale, che qui riproduco
(fìgg. 28, 28 a).

Rappresenta essa un suonatore di corno e può
ascriversi alla serie più rude, forse più arcaica dello
statuette sarde; troncata alla parte inferiore delle
gambe, ha il capo ed il tronco informi e senza mo-
dellazione di particolari; solo un risalto accenna al
naso; il corpo appare nudo, tranne una cintura ai
lombi e forse un balteo attraverso al petto per soste-
nere lo strumento musicale, se non è invece la man-
telletta che si nota in molte altre statuette sarde, po-
sata però sulla spalla sinistra. Le due braccia alzate
portano alla bocca il corno, ricurvo e piegato alla
sinistra, che sembra tratto da una difesa di toro. Se
il tipo della statuetta e dell'abito sono frequenti tra
la serie dei bronzi sardi, più raro è il tipo del suo-
natore, non avendosi, per quanto mi consta, in tutta
la serie sarda che una rozza figurina ermafrodita di
suonatore di doppia tibia, rappresentato seduto, itifal-
lico, di recente acquistato dal R. Museo, e proveniente
da Ittiri (Sassari).

Allo sbocco inferiore del vallone dominato dal
Santu Perdu sorge il iV. Trappabulis, recentemente
distrutto, ma che ha traccia di essere stato un pode-
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