Accademia Nazionale dei Lincei <Rom> [Editor]
Monumenti antichi — 18.1907

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ED I SUOI MONUMENTI PREISTORICI

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Cosicché ben a ragione il prof. Patroni ('), nella
conclusione del suo lavoro sopra la colonia fenicia di
Nora, ha rilevato la benefica influenza dell'isolamento
della schiatta sarda nell'isola grande e feconda, du-
rante un lungo periodo di tempo che dall'eneolitico
giunge all'età della prima colonizzazione fenicia.

il grande Tacito ha lamentato. È un clima che frusta, che
abbatte il mondo dei viventi, vegetali ed animali, ed esercita
un'azione dirimente, con buona pace del prof. Sergi; quando
sopra una terra, per 300 giorni dell'anno, si scatena una tra-
montana inesorabile, noi dobbiamo assolutamente attenderci che
questo grandioso fenomeno naturale, che ha una conseguenza
così evidente sul mondo vegetale, la abbia anche sulla dimora
di quell'essere animale, che dovette appunto il suo trionfo sulla
terra alla qualità di sapersi adattare, pure combattendole, alle
condizioni dei luoghi nei quali è svolta la sua vita, massime
in periodo in cui essa poteva meglio definirsi come figlia della
natura; per me il nuraghe è la conseguenza logica del clima
sardo, ventoso ed umido, per umidità sciolta nell'aria, come
per umidità del terreno.

(') G. Patroni, Nora, colonia fenicia della Sardegna
(.ì/on. ant. dei Lincei, voi. XIX, col. 252, nota 1).

Il prof. Patroni ha veduto con sano intuito quando egli,
ancora prima delle poche scoperte fatte recentemente alla ne-
cropoli di Anghelu Ruju e nei nuraghi Palmavera e Lugherras,
protestava contro l'errore comune di considerare la preistoria
sarda alla stregua e coi criterii delle condizioni d'oggigiorno,
ed ha mostrato la favorevole condizione di una grande isola lon-
tana dal continente, nella quale la popolazione aveva agio mag-
giore di organizzarsi potentemente, stabilendo anche una talasso-
crazia sul mare circostante. Di tale concetto, che allora poteva
sembrare ardito, ma che oggi comincia ad avere una brillante
riprova nei fatti, va data ampia lode all'egregio collega, per
quanto il paragone della potenza sarda preistorica con la ta-
lassocrazia minossica oggi possa sembrare ardito, od almeno
prematuro. Tuttavia, a mio giudizio, corroborato da una serie
di osservazioni più lunghe di quanto fu concesso di fare all'e-
gregio e brillante collega, nel troppo breve suo soggiorno in
Sardegna, io credo che non si possa abbastanza insistere sulla
interpretazione esatta da lui data del fenomeno sociale preistorico,
nell'isola sarda. « Chi arrivi a persuadersi, egli dice, che le con-
dizioni di vita in quell'epoca lontanissima erano straordinaria-
mente favorevoli alla Sardegna, la quale aveva pure a suo van-
taggio il possesso di importanti miniere di metallo ; chi immagini
una Sardegna opulente e civile, in mezzo ad un bacino marit-
timo le cui spiaggie sono occupate da popolazioni assai più
arretrate, vedrà che la presenza nelle Baleari dei talayoti e
delle navetas, rispettivamente affini ai nuraghi ed alle « tombe
da giganti » sarde, come pure dei Sesi a Pantelleria e dei
C'ouchets in Tunisia, meglio che delle tappe di una infelice
ritirata e quasi fuga degli Shardana vinti e disfatti, sono invece
i segni di una talassocrazia sarda, affine alla cretese, di vin-
coli che irradiavano dall'isola maggiore, unendole più stretta-
mente, forse in un solo stato, le Baleari e facendone sentire
l'influenza fino alle opposte spiaggie d'Africa ed a qualche
altra isola minore». La supposizione di una talassocrazia sarda
forse oggi non ha sufficienti prove di fatto, ma l'assenza di
una marineria sarda contemporanea non ha nessun significato
per l'età preistorica.

Certamente si deve dare un grande valore alla presenza

Fu in questo isolamento che la schiatta si plasmò
e si adattò, sia pure con germi venuti dal di fuori, una
civiltà per molti aspetti originale e nella quale dob-
biamo scorgere come elementi precipui una cultura
del suolo ed ima padronanza di esso, che per mezzo
di questa grande rete di costruzioni nuragiche fu più

delle navicelle votive, tanto copiose nella Sardegna preistorica,
come Hon lo sono presso altro popolo occidentale; e questa
concezione tutto affatto marinaresca, che troviamo espressa
anche in età romana nelle barchette schematizzate delle tombe
cagliaritane, ora del Museo di Cagliari, ha la sua radice in
epoca lontanissima, mostra una famigliarità intima col mare
che per la schiatta sarda è cominciata all'alba della età eneo-
litica. Stanno a dimostrarla in modo chiaro la quantità in-
gente di avanzi di animali marini nelle tombe eneolitiche di
Anghelu Ruju e nei villaggi preistorici del Capo S. Elia, da
me esplorati, e non di soli molluschi da scogliera, ma di pesci
più grandi, che si dovevano prendere all'aperto, dall'onda viva
ed agitata, che avvezzava gli animi all'ardimcnfo ed a mirare
a mete lontane, mantenendo viva la dimestichezza col mare
che il popolo della Sardegna eneolitica dovette necessariamente
avere, quando, sia pure navigando di proda in proda, venne ad
occupare la vasta isola, bella allora di foreste mirabili, di val-
late feconde, di altipiani sonanti di greggi, di golfi sicuri e
pescosi, ed ancora vaporante, qua e là, del pauroso fiammeg-
giare dei fuochi sotterranei. La esatta valutazione della energia
vitale di un popolo che lasciò migliaia di costruzioni così im-
portanti come i nuraghi, il giusto apprezzamento della sua
compattezza e disciplina sociale, quale importava l'allaccia-
mento di un territorio tanto vasto e tanto complicato per
mezzo di un sistema di costruzioni così logicamente distribuito
e preparato da una conoscenza così intima e da lunga mano
acquisita del terreno, ci porteranno a comprendere, sempre
meglio di quanto ora non possiamo fare, il posto che nella
civiltà del Mediterraneo toccò agli abitatori della « più grande
isola » del mare nostrum. Ancora oggi non possiamo scorgere
bene le relazioni che intercorsero tra Creta e Sardegna all'età
micenea; ma se la nostra ignoranza non ci permette di dare
le risposte di fatto che l'Orsi ha con la sua mirabile attività
strappato alla terra sicula, però i primi raggi di luce che riu-
scimmo a far penetrare nella notte fonda della preistoria sarda
ci hanno dato, insieme alle più grandi sorprese, le più vive
speranze che i risultati di una ricerca larga e metodica non
mancheranno di essere splendidi e luminosi.

La recente comparazione fatta dal prof. Luigi Pigorini
{Bull. Paletn. Rai. 1903, p. 243 ; Rendiconti dell'Accad. dei
Lincei, CI. d. Se. Morali, Serie V, Voi. XII, p. 304) tra i
grossi pani di bronzo marcati trovati in Creta e quelli sco-
perti in Sardegna, ha mostrato i rapporti tra le due isole,
all'età in cui fiorivano le reggie splendenti di Phaestos e di
Cnossos ; ma il rinvenimento degli idoletti marmorei di An-
ghelu Ruju e delle belle coti votive di quella necropoli fanno
risalire i rapporti tra la Sardegna e l'Egeo ad un' epoca ben
anteriore a quella regale civiltà; come la presenza dell'argento
e delle perle di cristallo, per quella necropoli e quella del-
l'ambra, per il nuraghe Palmavera, mostrano aperte le vie verso
l'occidente ed il nord dell'Europa, ci attestano una vivacità
di rapporti e di scambii, pei quali non è affatto giustificato
attribuire alla Sardegna solo una parte passivamente ricevi-
trice. Vi sono fenomeni sottomarini che si svolgono oggigiorno
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