Accademia Nazionale dei Lincei <Rom> [Editor]
Monumenti antichi — 18.1907

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anathemata di dna citta sicola-greca ecc.

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una vasta area adiacente ul tempio creduto di Per-
sofone era del paro ricolma di centinaia di figurine
fittili, e migliaia di skyphoi votivi erano distribuiti
in pile e solari dentro ampie fosse, accuratamente
foderate di tegoloni. Nulla invece ci hanno dato, a
questo riguardo, l'Olympieion di Siracusa, il tempietto
di Atena a Camarina, ed i due templi anonimi di Gela,
intorno ai quali tutti io ho condotto vaste, ma non
oserei ancora dire esaurienti escavazioni (').

Numerosa è invece la serie dei santuari italici e
romani che potrebbero recar lume alla nostra scoperta;
veggasi per molti di essi il Von Duhn nel Builettino
dell' Istituto, 1876 (p. 23 dell'estr.). Bicordo solo che
dentro il sacro recinto della dea Northia in Bolsena
è stata riconosciuta accanto ad un pozzo sacrale una
favissa in tutto simile alla nostra, cioè quadrata e
murata di grossi pezzi (2). Altro analoghe si riconob-
bero in parecchi dei santuari ciprioti esplorati dal
Cesnola e dal Richter (•■). Ma senza più oltre dilun-
garmi, osserverò, come di codesta consuetudine rituale
l'esempio più antico risalga all'epoca minoica, e ci
sia stato dato dalle grandi fosse rivestite di pietre e
colme di preziosi oggetti di culto scoverte nel san-
tuario del palazzo di Cuossos (').

Risultati etnografici e topografici.

La favissa conteneva elementi d'arte e di culto
puramente greci; essa dovrebbe per ciò appartenere
ad un tempio e ad un abitato greco. Se non che le
colline circostanti, anzi prossime, ci hanno fornito
una quantità di materiale così siculo come greco. Di
sepolcri conosciamo sepolcri siculi arcaici, certamente

(') Sotto la cella dell'Artemision di Efeso si è ultima-
mente scoperto un tesoro arcaicissimo di un migliaio di pezzi
ornamentali in avorio, metallo ecc. dei sec. VIII-VII. Invece
una massa di altri oggettini, con imaginette, erano sparse
ovunque in giro nel temenos {Times 2 nov. 1906; Arch. An-
zeiger 1907, p. 103).

(2) Gabrici, Bolsena. Scavi nel sacellum della dea Northia
Moti. Ant. Lincei, voi. XVI), p. 15 e seg.

(3) Ohnefalsch-fìichter, Kypros. Die Bibel und Homer ad
av. VII-IX.

(4) Evans, Thepalace of'Knostos. Reporl for 1903, 38 e
eg. Per tutti gli analoghi depositi veggasi l'articolo Donarium

di Homolle, in Daremberg e Saglio, Diclionnaire ecc., articolo
si po'antiquato (1890), e da mettere al corrente colle nume-
rose scoperte dei tre ultimi lustri.

preellenici, quelli di Molino della Badia, ed alcuni
del III-IV per. siculo a vasi geometrici {Monumenti.
VII, p. 69 e seg.). Nò mancano altri di forma ed
età prettamente greca {Notizie, 1891, p. 357; Mo-
numenti, VII, p. 73 e seg.), e poi le terracotte e le
monete ci portano giù giù fino al sec. II a. C. Siamo
dunque sul suolo di una città (chiamiamola così, mal-
grado la mancanza di nna cinta murale ed il frazio-
namento dei quartieri) con elementi misti siculi e
greci, piuttosto che prettamente sicula grecizzata. Nel
sec. VII e nemmeno nel VI il processo di trasforma-
zione dei Siculi non era certamente arrivato al punto
da darci quel materiale di fisionomia e di contenuto
puramente greco che il tesoro di Madonna del Piano
ci ha svelato. Dunque Greci accanto a Siculi o so-
vrapposti ai Siculi.

Sovrapposizione di Greci a Siculi, con espulsione
di questi ultimi, noi troviamo già alla fine del se-
colo VIII ed agli inizi del VII a Catania, Siracusa,
Camarina, Gela ed in genere in tutte le colonie co-
stiere, di cui si scruti con vigile occhio il suolo; a
Leontinoi invece pare che, almeno per qualche tempo,
Siculi e Greci sieno pacificamente convissuti gli uni
accanto agli altri (').

Ma nell'interno la situazione fu certamente più
complicata e diffìcile ; e per storici ed archeologi più
oscura a dirimere. Rarissime ed in parte controverse
le fondazioni greche (sicura Akrai, discussa Henna) ;
numerose invece, anzi numerosissime, le città sicule
che via via si ellenizzano. La misura di questo lento
processo di trasformazione e di assimilazione non è
in tutte eguale, nè in tutte si può con eguale chia-
rezza seguire, per mancanza di osservazioni archeolo-
giche. È lo stesso fenomeno che a distanza di 25 se-
coli si ripete in tutte le regioni coloniali e che noi
possiamo benissimo osservare e seguire nella nostra
colonia eritrea.

Ad ogni modo la fallita guerra d'indipendenza di
Ducezio, come la vittoriosa campagna degli Abissini
nel 1896, segna, malgrado la diversità del successo,
il « punctum distinguens » tra il fine della civiltà si-
cula e la vittoria di quella greca invadente, tra l'Abis-
sinia barbara ed impenetrabile e l'Abissinia aperta a
gran parte dei portati della civiltà europea. Ben in-

(0 Orsi, Roem. Mittheil. 1900, p. 81.
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