Accademia Nazionale dei Lincei <Rom> [Editor]
Monumenti antichi — 18.1907

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NUOVI STUDII E SCOPERTE IN GORTYNA

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e ricca di osservazioni io mi contenterò di riassumere
brevemente quello che per il nostro intento è stret-
tamente necessario ed essenziale. Dello stato delle
rovine e dei modi della costruzione potrà ognuno
formarsi una chiara idea mediante le nostre tavole
I-III e le figg. 1-7 che le rappresentano da molti
punti di vista.

tre navate da due file di colonne, quattro per parte,
e termina con un'abside che si apre sulla parete di
fondo; inoltre nel mezzo delle due pareti laterali
sono due nicchie (N) a sezione rettangolare destinate a
contenere statue, e di più tra queste e il muro divisorio,
sono addossati alle stesse pareti quattro pogginoli
rettangolari, due per parte, i quali, per essere molto

Fig. 4. — 11 Pythion da sud: pronao e parte della cella con resti di costruzioni dei bassi tempi, ora demolite.

11 tempio, che sorgeva senza alcun rialzo sul piano
dell'Agora, come il primitivo Hekatompedon di Atene
e i templi arcaici di Neandria, di Thermos e del
Sunion ('), presenta una pianta rettangolare lunga
m. 25,38, larga m. 19,70 (v.fig. 3). Un muro trasversale
lo divide in due parti, l'una anteriore e più pic-
cola che forma il vestibolo o pronaos, l'altra in-
terna e più grande che è la cella. Questa è divisa in

fu occupato e riattato per altri usi, forse per abitazione, come
si desume dagli avanzi di alcuni muri di pessima costruzione,
parte fondati sul suo pavimento, parte più in alto, che si sco-
persero nelF interno e che si dovettero poi demolire. Essi si
vedono ancora in parte nelle fotografie riprodotte nella nostra
tav. I, n. 2 e fig. 4. Cfr. Halbherr, loc. cit., p. 11.

(*) Cfr. Koldewey, Neandria, Prograwm zum ÌVinckel-
manns/esie, 1891; Perrot-Chipiez, ffistoire de V art., VII,
p. 604 seg. ; Sotiriadis, 'Avaaxacfal ìv Sèggio, in 'Ec/^u. «p/.
1900, p. 172 seg.; Stais, 'Avaaxaqaì èv Sovvito, ibid., p. 122

rovinati, è incerto se fossero pilastri oppure (e ciò
sembra più probabile) sostegni di altre statue.

Il vestibolo è largo m. 16,80 e profondo m. 6,08;
la cella, che è profonda m. 14,45, ha invece una
larghezza minore, cioè di m. 16,30, determinata dal
maggiore spessore dei suoi muri. L'abside poi è larga
m. 6,47, e profonda m. 3,32, ed il suo pavimento si
eleva di m. 0,45 sul piano della cella, il quale alla
sua volta ò di m. 0,13 più alto di quello del ve-
stibolo. La presente differenza di livello della cella
è dovuta alla pavimentazione con lastre di marmo
fatta in epoca romana ; in origine, tutto il tempio, era,
come si è detto, allo stesso livello del terreno circo-
stante (').

(') Questo ed altri particolari della costruzione sono chia-
ramente indicati nella sezione del tempio pubblicata da Halbherr
loc. cit., tav. II.
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