Accademia Nazionale dei Lincei <Rom> [Editor]
Monumenti antichi — 18.1907

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NUOVI S'TDDII E SCOPERTE IN GORTYNA

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I muri dell'edifìcio non presentano tutti la me-
desima costruzione : quelli del vestibolo sono costituiti
da grandi pezzi parallelepipedi di poros bene squadrati
e ben commessi insieme senza cemento, secondo la clas-
sica maniera ellenica (v. specialmente le tavv. I e II e
la fig. 7); invece quelli della cella sono costruiti in
opera cementizia con pietre prese di seconda mano,

Fig. 5. — Parte del piazzale e della facciata.

le quali sono più grosse nei muri diritti, più piccole
nel tratto incurvato dell'abside (v. fig. 1); solamente
gli strati più bassi che formano la crepis, sono, come
nei primi, fatti a secco con grandi blocchi.

Attorno a tutto l'edificio gira una serie di gra-
dini, in numero di tre sulla facciata, di due negli
altri tre lati; e sotto essi vedesi sporgere un poco
anche la fila di pietre della eutìujnteria. Vero è che
codesti gradini cessano ai due punti d'origine della
curva dell'abside, ma scavando sotto il pavimento di
questa si trovò intatto il rimanente che continua in
linea retta come negli altri lati (v. la pianta, fig. 3).

Già questo fatto ci dice che l'abside non è origi-
naria, ma che è dovuta ad un rifacimento dell'edificio,
il quale adunque ebbe prima una forma un po' di-
versa. Che tale rifacimento sia avvenuto in epoca ro-
mana, e abbastanza tardi, si vede chiaramente anche
dàlia costruzione già accennata dei muri della cella,
dal loro rivestimento interno con stucco e lastre di

marmo bianco, dal pavimento coperto di lastre di
marmo variegato, ed infine dalle colonne, che sono
alcune di marmo cipollino, altre di granito e sono
inoltre affatto prive di scanalature, disuguali in al-
tezza e in diametro e sormontate da capitelli corintii
di fattura mediocre ed anch'essi discordanti nella or-
namentazione e nelle misure. Una ricostruzione così

Fig.^6. — La cella del tempio.

fatta, con materiale evidentemente raccattato da altri
edificii rovinati, conviene meglio ai tempi più avanzati
che ai più antichi dell' Impero. Il terminus mite quem
ci è dato da due iscrizioni, delle quali l'ima è scolpita
in una delle colonne in onore di Settimio Severo ('),
l'altra in un'altra in onore di Antonino Caracalla (2).
Se si pensa che le colonne ed i capitelli devono prove-
nire da uno o più edificii di età romana, che pure
avranno avuto una certa durata, non andremo molto
lungi dal vero supponendo che la riedificazione o meglio
le trasformazioni della cella siano avvenute poco
prima che fossero incise le dette iscrizioni, e che per
conseguenza la forma presente del tempio spetti alla
fine del secondo od al principio del III secolo d. C. (3).

(') Halbherr, loc. cit., p. 69.

(8) Edita in questo stesso volume da E. Paribeni, p. 317,
n. 22.

(3) Halbherr, loc. cit., p. 60, mise fuori, ma con grande
riserbo, l'ipotesi che la ricostruzione possa essere avvenuta in
seguito a danni prodotti dal famoso terremoto che devastò
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