Accademia Nazionale dei Lincei <Rom> [Editor]
Monumenti antichi — 18.1907

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NUOVI STUD1I E SCOPERTE IN GORTYNA

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da sè. Le ragioni di tali concordanze e discordanze
non sono facili a rintracciare. Le seconde, non rare
nell'orientazione di altari e di templi e specialmente
delle successive ricostruzioni di un medesimo tempio ('),
sogliono spiegarsi in rapporto col sorgere del sole nel
dì della inaugurazione; ma ciò non sembra che valga
pel caso della fossa interna del Pythion. È egli pos-
sibile che sia stata costruita contemporaneamente col
tempio e senza riguardo alle linee di questo per una
qualche ragione che ci sfugge ? Oppure esisteva già da
prima indipendentemente dal tempio, e vi fu poi com-
presa per uso di esso, come non era alieno dal credere lo
Halbherr? E l'uso primitivo, in tal caso, fu profano o
sacro? In questa seconda ipotesi bisognerebbe fare
risalire l'origine del culto in quel luogo a tempi an-
teriori alla costruzione del tempio attuale ; il che non
è impossibile ma non si può dimostrare (*). Il mito
delle figlie di Orione (3) che mandano a consultare
l'oracolo di Apollo Gortynio od anche la leggenda
omerica della nave cretese guidata dal dio stesso al
porto di Crisa per trapiantare a Delfo l'oracolo stesso
(la quale leggenda ci attesta in ogni modo la grande
antichità di quel culto in Creta) potrebbe invero ad-
dursi in appoggio di tale ipotesi. Si potrebbe poi per
analogia ricordare di nuovo il racconto di Pausania
sulle diverse fasi per le quali il tempio di Delfo sa-
rebbe passato nei tempi più antichi, senonchè, come ab-
biamo veduto, così qui come lì sventuratamente tro-
viamo mescolato il verisimile col favoloso ('). Più
concludente sarebbe V esempio del culto di Zeus
Velchanos a Phaestos, che la preziosa scoperta del suo
nome inscritto nei ruderi soprastanti al palazzo di
Haghia Triada ci ha rivelato essere una continua-
zione, nei tempi storici, del culto preistorico del dio
cretese armato della bipenne (b).

(') P. os. l'altare dei Chioti a Delfo non è parallelo al
tempio: e così anche quello di Neandria, Koldewey, Neandria,
p. 54, fig. 55.

(2) Ducati, loc. cit., p. 92, più deciso di Halbherr, ripor-
terebbe il culto persino all'età micenea, pur non essendosi ac-
corto del carattere, che io ho qui dimostrato, della fossa in
parola; il quale carattere per sè tuttavia non ci obbliga, come
abbiamo veduto, a farlo più antico del VII od Vili secolo.

(3) Veggasi Antonino Liberale, Melam. 25. Ter rispetto a
Creta, antica sede dell'arte mantica, cfr. Aristot., Polit, 1274 a,
25 segg.

(4) Vedi sopra p. 221.

(3) Cfr. Halbherr, Rendiconti Acc. Lincei, XIV, fase. 12,
1900, p. 381.

Dopo ciò a me sembra che il tempio di Apollo
Pythios a Gortyna acquisti un valore assai maggiore
di quanto non apparisse al momento della sua scoperta.
E tale valore cresce ancor più pel fatto ch'esso di-
venta per noi un nuovo caposaldo per la storia del-
l'architettura antica. Infatti, come vedemmo, esso non
è, nella sua forma primordiale, un caso isolato e senza
séguito ; poiché altri esempi ne segnalammo in Creta
stessa, nella regione delle nostre esplorazioni. Ma, oltre
a ciò, codesto tipo uscì pure fuori dell' isola natia ; e
sebbene nell'architettura templare abbia prevalso il tipo
a pianta oblunga, contuttociò il nostro sopravvisse e
durò, e lo possiamo rintracciare in alcuni edificii, la
cui pianta appariva finora strana e inesplicabile.

Tale è, innanzi tutto, il tesoro di Gela in Olimpia.
A differenza di tutti gli altri tesori vicini esso ha la
cella più larga che profonda; il che parve una ano-
malia e si ricorse all' ipotesi (non fondata su argo-
menti di fatto, anzi contradetta dalla disposizione
degli edificii insieme allineati) che esso in origine
avesse l'entrata non a sud, ad est o ad ovest, e pre-
sentasse così nella cella le proporzioni consuete, le
quali sarebbero state alterate soltanto quando fu ag-
giunto il portico alla facciata ('). Chi pensi invece
che Gela in Sicilia era colonia mista di Eodii e di
Cretesi non proverà alcuna meraviglia nel rinvenire
il predetto tipo architettonico cretese in un edificio
che i Geloi fecero costruire per lor proprio uso in
Olimpia (2).

Non meno interessante è il caso del tempio di
Athena-Nike in Atene, il quale ha parimenti la cella
più larga che profonda, e presenta inoltre quelle par-
ticolarità che notammo già nel tempio cretese di Le-
bena, cioè la mancanza della parete anteriore, conia
differenza che essa qui manca interamente, lì invece,

(') Dorpfeld, Olympia, I, tav. XXXIX segg., p. 53 segg.
Cfr. Durai, op. cit., p. 191. Pcrrot e Chipiez. op. cit., p. 408,
pensano che la forma speciale di quel tesoro sia stata adottata
per avere un campo più spazioso per le offerte! Halbherr
(p. 26, nota 2) si ricordò bene della pianta attuale di questo edi-
ficio, ma ne ripudiò l'analogia appunto per la sua accettazione
del preconcetto qui sopra esposto; e lo stesso accadde al Du-
cati, loc. cit.

(a) L'ormami, Arch. Anzeiger, 1889, p. 117, non era alieno
dal credere che le terracotte del tempio siano state portate da
Gela stessa in Olimpia. Come esempi della diffusione di questo
tipo si possono ora citare anche i tesori di Corintii e dei
Beoti (?) e la Casa della Pythia testé scoperti a Delfo.
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