Accademia Nazionale dei Lincei <Rom> [Hrsg.]
Monumenti antichi — 18.1907

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la punta del naso, del resto ben conservata. È mag-
giore del vero. Altezza totale m. 0,49; dalla punta
della barba all'orlo superiore della tenia m. 0,38. Il
marmo a cristalli grossi rassomiglia al pentelico.

Rappresenta un uomo di età avanzata con lunga
barba a punta ed a cioccbe serpeggianti; i capelli,
apparentemente poco coltivati al pari di quella, co-
prono in parte la fronte e le tempie, e sono cinti da
una lunga fascia o piuttosto da un diadema di grande
spessore. La faccia è brutta anzicbenò, e la sua espres-
sione, più che severa, è burbera. La fronte è bassa e
solcata da una ruga profonda, gli zigomi forti e pro-
minenti, le labbra tumide e compresse, il naso leg-
germente aquilino, gli occhi poco incavati e contor-
nati da palpebre grosse. Evidentemente è un ritratto
di un personaggio di qualche conto ; il diadema è il
segno della sua dignità. Halbherr suppose con veri-
simiglianza che possa essere il ritratto di un sacer-
dote o di un cosmos dell'epoca ellenistica; in ogni
caso è da considerarsi come una delle rare rappresen-
tazioni che ci restino degli antichi Cretesi. Un'altra
sì fatta è la statua di Elyros da me pubblicata in uno
dei volumi precedenti di questa medesima serie (').

È da notare che questa scultura non è finita; la
pelle della faccia non è stata levigata e mostra an-
cora i segni dello scalpello ; della barba sono espresse
all' ingrosso le ciocche senza altri particolari, e poi
il collo, il busto e il resto dei capelli sono appena
sbozzati.

13. Frammento di un delfino in rilievo su pietra
poros di lavoro sommario e di uso decorativo (fig. 42).
Fu trovato negli scavi del 1899.

La scelta del delfino ad ornamento di qualche
parte del Pythion o di altra cosa ivi contenuta non
è da considerarsi, in questo caso, come un mero ed
ozioso motivo ornamentale. Essa ci suggerisce inevi-
tabilmente il ricordo della leggenda di Apollo tramu-
tato in delfino, che guida a Delfo la nave dei Cre-
tesi fondatori del suo culto. Per questo appunto an-
che in certe monete di Delfo veggonsi due delfini e
due rhyta a testa di ariete ; quelli ricordo della mi-
racolosa metamorfosi di Apollo, questi simbolo del-
l'unione di lui con Bacco sul sacro terreno di Pytho (2).

(') Monumenti antichi, voi. XI, tav. XXV, nn. 2 e 3,
p. 440 segg.

(a) Così io penso che debbono spiegarsi le due teste di

Alle sculture ora mentovate devono aggiungersi
anche le seguenti descritte dallo Halbherr, ma da me
non ritrovate. Per la compiutezza dell'elenco le ricordo
tuttavia, riproducendo esattamente la descrizione dello
Halbherr stesso.

14 (4). Coscia sinistra appartenente a statua si-
mile alla precedente [cioè al Diadumenos n. 3] e di
uguale grandezza.

15 (5). Frammento di gamba e piede destro ade-
rente a un tronco d'albero e poggiato su base alta
m. 0,06. Si conserva dal ginocchio in giù, ma il piede
è spuntato. Altezza, non compresa la base, m. 0,66*.

Fig. 42. — Frammento di delfino (rilievo).

Fu trovato murato in una delle costruzioni bizantine
e pare di buon lavoro.

16 (7). Piccolo frammento di spalla destra con
due lunghi fiocchi di capelli non intrecciati che scen-
dono sul davanti verso il petto. Spetta con molta pro-
babilità ad un'altra statua di Apollo di grandezza
naturale.

Infine aggiungo qui tre altri frammenti, dei quali
invero non è sicura, ma è tuttavia probabile la pro-
venienza dal Pythion.

ariete che lì appunto non sono altro che due rhyta chiara-
mente espressi. Perciò fu male fondata la spiegazione di coloro
che come Head, Hist. num., p. 288 seg., credendole vere teste
di ariete, vi videro una significazione di Apollo Nomios.
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