Accademia Nazionale dei Lincei <Rom> [Editor]
Monumenti antichi — 18.1907

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NUOVI STUDII E SCOPERTE IN GORTYNA

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Questo frammento di trattato, nonostante la xoivi)
in cui è redatto, non pare tra i più recenti trattati
del Pythion. Vedasi per esempio il N, che ha sempre
una delle aste verticali notevolmente più bassa del-
l'altra, e l'A col tratto mediano diritto. È anche
degno di nota che il documento, sebbene redatto
nella xoivrj, è un trattato fra due città cretesi sulla
base di un'assoluta reciprocità. E però, per quanto la
nostra epigrafe potesse essere incisa al disotto del
trattato tra Gortyna e Lappa, ne differisce affatto non
solo pel dialetto, ma anche pel contenuto. Lappa in-
fatti nel detto trattato si mostra evidentemente su-
bordinata a Gortyna, perchè forinola di subordinazione
è x^xpìfidai Aanixaìov [r^otg roQxvvCoig xaì noXs/.io)
ZL*l?17vaS bnvX xa naqxaXiwvxi ol roqivvioi xaì tbv
avtbv giiXov xrjyfiqòv égrjv roìg roqrvvloig. Nel nostro
trattato si vuole che se ambedue i popoli contraenti
hanno fatto una spedizione in paese nemico, la preda
guadagnata agli avversari sia tutta di quello tra i
due popoli che ha iniziato la spedizione; se invece
uno dei contraenti va a predare, sua è interamente la
preda. Le due città cretesi tra cui si stringe questo
trattato son due città egualmente potenti, perchè è un
foedus aequum, e probabilmente vicine, perchè si ri-
specchia in questa epigrafe la possibilità di frequenti
imprese comuni a scopo di preda. Verisimilmente è
dunque anche questo un trattato tra Gortyna e Knossos.
L'uso della xoivrj è forse da spiegare con la ipotesi
che il trattato si sia concluso per la mediazione di una
potenza straniera, forse Eumene li o Tolemeo VI Fi-
loni etore. Si confronti il trattato tra Gortyna e Knossos
nelle Dial.-Inschr., Ili, 5015, v. 8 segg. : FoQTvn'ovg
TcoXe'fiui àiro^m^Q^o'ai xaì ìxyev iQrjvav uoqtì Kvoì-
\_oìovg .... ns^óà (HaffiXs'oQ Titolaii aita. È degno di
nota che le norme relative alla ripartizione della preda
sono assai diverse in altri trattati cretesi. Così nel
trattato fra Hierapytna e Priansos [Dial.-Inschr., Ili,
5040) : al Sé ti 6swv ^(oXo/iiérwv fXoifisv àyadòv
ano toìv noXsfiìav fj xoivìa s^oSovGarxeg jj IdCai xivìg
Tiaq èxaxtQwv ì) xaxà yìev rj xaxà ddkaffo'av Xayya-
VOittav txuxeqoi xaià xbg àvóqag xbg t'qnoviag xaì
rag Sexàrag Xafiftavóvtwv èxàxeqoi. Similmente nel
trattato fra Latos ed Olus (ibid. Ili, 5075, v. 17 seg.):
[_al Jò' n xoivìa axqaxsvó/isvoi iloisv xmv n~\oke-
(lltor, Xayyàvev txaxtoog xarà ròg t-\_Q~\7i\_ovia~~^g av-
dqa\g\. — Da ultimo, pel falso i ascritto di yivs'adm
Monumenti Antichi — Vol. XVIII.

vi sarebbe appena bisogno di citare raffronti. Mi limi-
terò ad accennare alcuni altri esempi cretesi: Dial.-
Inschr., Ili, 5009, 5019, 5064, 5065, 5088, e più
oltre n. 41.

Quanto alla età di questa iscrizione, si può notare
che la sua somiglianza col trattato d'Eumene è, pei
caratteri, grande. I due trattati di Gortyna e Knossos
editi nelle Dial.-Inschr., Ili, 5015 e 5016 sono pei
caratteri alquanto più recenti, e il secondo più recente
del primo ; tra i due sembrano stare per la grafia i
trattati con Lappa e con Sybrita. Ben s'intende che i
dati paleografici non son tali da stabilire tra tutte
queste iscrizioni un rigoroso ordine cronologico. Ma ad
ogni modo va ritenuto che tutti i trattati incisi nei pi-
lastri del Pythion sono assai vicini di tempo e spettano
al secondo secolo, anzi probabilmente alla prima metà
di quel secolo. I facsimili qui riprodotti possono per-
tanto costituire insieme con altri da me già editi nel
voi. XI dei Mon. Ani. un caposaldo per lo studio della
paleografia delle iscrizioni cretesi. E chi li studia si
convincerà agevolmente che non è prudente riferire ul
III sec. av. C., come crede il Comparetti che possa
farsi, il noto epigramma di Rea (Mon. Ant., XI, 265 seg.;
cf. Wiener Studien, XXIV, 274) ('). Aggiungo a tal
proposito che il lerminus ante quem da lui stabilito
per quella iscrizione, la distruzione di Phaestos per
opera dei Gortinii (Strab. X, p. 479) sembra arbi-
trario, giacché dopo d'allora Phaestos cessò d'esi-
stere come centro indipendente, ma continuò a vivere
come luogo abitato. Ciò risulta dai resti d'età romana
ivi rinvenuti (Pernier, Mon. Ant., XII, p. 22). Del
resto se anche Phaestos fosse stata distrutta inte-
ramente dai Gortinii, non è punto dimostrato, che i
Gortinii distruggessero col resto anche i santuari del
territorio festio. Ricordiamo ad esempio che, distrug-
gendo Platea, i Tebani risparmiarono 1' Ereo, anzi lo

(*) La riproduzione data dal Comparetti nella Mem. citata
p. 266 dà un'idea errata dei caratteri della epigrafe. Basti dire
che non vi è traccia degli apici e che V a ha il tratto medio
retto invece che spezzato. Ma pongasi mente alle forme del 9,
del n e del n, e si veda quanto l'epigrafe di Rea è diversa dalle
iscrizioni cretesi che spettano certamente al III sec, come il
decreto di Patroclo in onore degli Itanì, il trattato tra Poly-
rhenion e Phalasarna, quello tra Gort3'na e Demetrio II e quello
tra Eleutherna ed Antigono (Dosone). Ed anche in confronto
con la grafia dei trattati qui riprodotti, spettanti alla prima
metà del II sec, quella dell'epigramma festio presenta evidenti
caratteri di recenziorità.

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