Accademia Nazionale dei Lincei <Rom> [Hrsg.]
Monumenti antichi — 18.1907

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NUOVI STUDII E SCOPERTE IN GORTYNA

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Kortxixà (ap. Atlien. VI, 263) : xìjv /tir xoivip* óov-
Xitccv pi Ko^xsg xaXovffi fivoiar, trjV óè ìSlav à(pa-
/.uwxag. Quindi dopo sXsvOì'qov; dovrà supplirsi qual-
cosa come xòrg [ivcottag nàvxag ovvero xòvg sv ....
/tvorixag. S'intende che come ignoriamo se la libera-
zione dei mnoiti qui decretala fu parziale, così non
sappiamo se fu duratura o se fu soltanto una misura
rivoluzionaria presa sotto l'impero di circostanze stra-
ordinarie, che poi cessate quelle circostanze o caduto
il governo che la prese, sia stata revocata. Non è
male però ricordare che il trattamento fatto dai
Cretesi ai loro servi della gleba era relativamente
mite, come risulta da Aristotele, il quale dice (Polii.,

II, p. 1264 a) che essi xàXXa xavià xotg óovXoig
écpt'rxsg fióvov àyrjQìjxctGi xà yv^ivàdia xcà xì]v rwr
onXwv xQìfiiv, e anche da vari passi della grande
iscrizione di Gortyna. E che le manomissioni fossero
numerose a Gortyna in età assai antica risulta dal
decreto commentato dal Comparetti, Mon. Antichi,

III, 73 segg. (nr. 148 = Dial-Tnschr., Ili, 4982),
che regola la condizione dei servi manomessi; il quale
spetta certo al sec. V av. Or.

Ed ora veniamo ai singoli supplementi. Al v. 1
va letto ìSo^a xcci nuXi ipacpi'óóovGi 0 ipacpi'^ccfiérag
o anche xm ttóXi xotg roqivrivig. Siccome mancano
a destra circa 19 lettere, come risulta dal supple-
mento, che par sicuro, del v. 3, conviene supporre
dopo l'intestazione un breve spazio libero. Questa
supposizione è tanto più legittima in quanto tutti i
versi cominciando col principio di una parola, non è
possibile che le righe avessero tutte eguale lunghezza.
Meno verisimile è che già al v. 1 cominci il testo
del decreto con un nàvxag riferibile agli iXsvQiqovg
del v. 2. Il v. 3 indica che i figli non ricadranno
nella condizione dei padri a meno che nascano di
schiave. Il fivà/.i(ov sembra fosse il cancelliere dei
cosmi. Il senso di queir smSé^jj^ai] non è in tutto
chiaro, come non è chiaro il senso che ha smòé%£8ai

nella grande iscrizione (XI, 24 seg.) : ccvtqcotiov og
x ayrjt TiQÒ ói'xag ahi imàé%s8ai; ma sembra acco-
starsi in ambedue i casi a quello di « accettare, an-
nuire a quel che altri propone », come appunto ri-
tiene il Comparetti (Mon. Ani., Ili, 237): il mne-
mone cioè non deve nel caso nostro in nessun modo
riconoscere come legale l'asservimento di chi col pre-
sente decreto è stato dichiarato libero. Le formole di
maledizione sono familiari a chi ha pratica d'iscri-
zioni cretesi. Alla chiusa potrebbe anche leggersi
xf]%sv tòùv avrò) xàv ijfiìvav o qualche cosa di si-
mile. Tuttavia pare più verisimile il supplemento
proposto nel testo perchè, se la iscrizione termina qui,
non c' è posto per dire che l'altra metà andava al tesoro
cittadino: e d'altra parte la confisca doveva riferirsi
a tutta la sostanza, come par chiaro anche dalla gra-
vità delle imprecazioni che si fanno contro chi tras-
gredisce il decreto. Cfr. del resto Halbherr, Amer.
Journ., I. p. 197 (= Dial.-Inschr., Ili, 5019): fia>-
Xfjv óè xòv fiooXófievoi' .... xcà e%s\_v xàv ttJo'Aìv
r«(r) fjnCvav, xàv \_óè i]\nivav xòv /imX(o[_[_iJ]vxa.

KMOYN ATlAloN

MABIMONÉSKATON

TAPXANTOPTYNI

xlNTTOAITASAY

TO^KAIErroNOl

b K. MovvaxCóiov Mà^ifiov ixaxov | xàq%av roQxvvC-\
5 av noXixag aù\\tòg xcà è'yyovoi.

Munatidii sono menzionati p. es. nel CIL. VI,
22, 644; IX, 3518; X, 7014. È degno di nota il
passaggio dall' accusativo al nominativo. Il lapicida
aveva davanti a sè il decreto portante è'óo^s xài nuXr
Movv. 7tqó'§tvov eivcci avxòv xcà iyyóvovg (cfr. sopra
n. 1 b) e non ha saputo cavarne un estratto gramma-
ticalmente corretto per 1' àvayoayrj dei prosseni.

KOlNTOSTHAlOSEAENOSOTTPOTH
KYPHNAIOSNYNAEroPTYNl^NTTc
AITA K AYTOSKAIE K TONOl

c Kóivxog Trjóiog "EXsvog ó 7TQÓxs(oor) | Kvqrjvaìog, vvv óè
roQxvii'wv no\X(xag abxòg xcà è'xyovoi.

I gentilizi in idius, edius, iedius sono partico-
larmente frequenti iteli' Umbria, nella Sabina, nel-

l'Abruzzo (cfr. Schulten nei Beitràge sur alien Ge-
schichte, II, p. 167 segg. 440 segg.). Un Q. Tedius
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