Accademia Nazionale dei Lincei <Rom> [Editor]
Monumenti antichi — 18.1907

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CENNI SOLLA TOPOGRAFIA DI 1MERA

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nel recarsi rapidamente in soccorso di Imera. A me
pare evidente, che la strada più facile e sicura, pre-
scelta dal duce dei Siracusani, sia stata quella che
noi oggi chiameremmo delle due Intere. Egli imboc-
cando la via elorina, dovè percorrere la grande e
sicura arteria stradale di mezzogiorno che passava
per Heloros. Kasmenai, Kamarina e Gela, e da qui,
col sussidio di altre truppe, inoltrarsi a grandi tappe
per le valle dell'Imera meridionale, risalito il quale
fiume, raggiunse l'Imera settentrionale, e quindi i con-
trafforti delle Madonie soprastanti alla città assediata.

Altra circostanza che corrobora queste induzioni
sta nel fatto che Annibale, 70 anni dopo, non volendo
ricadere nello stesso errore di Amilcare, destinò un
corpo di 40 mila uomini ad occupare alcune colline
discoste dalla città (l), le quali non potrebbero essere
altre che le forti posizioni di Costa dei Daini e Ra-
solocollo. Così egli si trovò in grado di affrettare, col
nerbo principale delle sue forze, le operazioni di as-
sedio, e di impedire che i Siracusani si afforzassero
di nuovo sulle alture per molestare gli assedianti.

Topografia di Imera
al tempo dell'assedio di Annibale.

L'assedio per opera di Annibale, costituendo l'ul-
tima fase della esistenza di Imera, dà luogo a pa-
recchie quistioni di topografia. E anzitutto sorgono
spontanei i seguenti quesiti:

Il tempio di Bonfornello era chiuso nella precin-
zione della città?

Imera aveva da quel lato un porto, e un'opera di
approdo ?

La valletta, che separa in due l'altipiano, aveva
l'ampiezza e la estensione attuale?

Al primo quesito se ne collega un altro, ed è questo:
il tempio è anteriore o posteriore all'assedio di Amil-
care ossia al 480 av. Cr.?

Dai moderni scrittori poco si è detto intorno all'età
di questo tempio.

Il Koldewey ed il Puchstein (2), mentre accennano,

(») Diodoro, XIII, 18.

(2J Die Griechischen 7'empel in Unteritalien und Sici-
lien, von Robert Koldewey und Otto Puchstein, voi. I, pp. 51-52.

esser dubbio che l'opera esistesse all'epoca della grande
vittoria di Gelone, poi, nel prospetto della cronologia
dei tempi della Sicilia, classificano quello di Imera
fra i tempi anteriori al 480 (').

Il Freeman crede potersi supporre che il tempio
sia stato dedicato a Poseidon, e che appnnto in questo
tempio Amilcare avesse sacrificato a quella divinità
al momento della grande battaglia, come accenna Dio-
doro (»).

Il Perrot e lo Chipiez (3), non avendo forse pre-
cise notizie, non comprendono il tempio di Imera
nella lista dei principali tempi dorici anteriori all'anno
480 av. Cr.

Il Koldewey ed il Puchstein assegnarono al tempio
quella classifica, perchè negli interassi delle colonne
non rinvennero il doppio restringimento angolare; ma
non pare che questa possa essere una ragione decisiva
per stabilire che il tempio sia stato costruito qualche
decennio prima del 480, anziché poco dopo la celebre
battaglia.

D'altra parte devesi considerare, che, pur ammessa
la scarsezza delle fonti storiche, nessuno degli an-
tichi scrittori ha fatto una qualsiasi menzione di questo
tempio, e di avvenimenti cui esso avrebbe potuto dar
luogo, se fosse esistito fuori cinta durante due assedi
memorabili. E ciò conforta a ritenere, che nel primo
assedio non esistesse, e che nel secondo, fosse stato
compreso nella cinta fortificata.

Tutto induce a credere che dopo la vittoria del
480 av. Cr., Imera abbia preso uno sviluppo considere-
vole, e sia assurta a grande prosperità. Essa non poteva
fare a meno di avere un porto in prossimità della foce
del fiume (4), per esercitare i propri traffici, e questo
porto, che probabilmente si riduceva ad una banchina
di approdo per le galee (IloqOfielcav oq^ioc), doveva
certo essere collegato colla città, affinchè questa, in
caso di assedio, potesse comunicare col mare (5). La

(') Ib, p. 233.

(2) Diod. XI, 21.

(3) Perrot et Chipiez, Ilistoire de l'art dans l'antiquité,
tome VII, p. 590 e seg.

(4) Anche il Freeman ammette che Imera abbia avuto il
proprio porto alla foce del fiume. Op. cit., voi. I, p. 415.

(5) Una banchina di questo genero fu scoperta dal prof. Orsi
a Megara Hiblaea. V. G. Cavallari e P. Orsi, Megera Ilyblaea,
Storia, Topografia, Necropoli, Anathcmata. Estratto dai Mo-
numenti dei Lincei, voi. I, Punt. 4a, 1892, p. 77.
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