Accademia Nazionale dei Lincei <Rom> [Editor]
Monumenti antichi — 18.1907

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CENNI SULLA TOPOGRAFIA DI IMEftA

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il Palmeri ('), convertito in carcere sotterraneo. At-
tualmente si scende nell'opistodomo per mezzo di una
apertura a sud comunicante coll'attiguo magazzino
Rao, come rilevasi dalla fig. 1, tav. IX, nella quale
è riprodotto l'angolo sud-ovest cogli avanzi della co-
lonna in antis. Altra apertura irregolare si scorge nel
lato est, praticata qualche secolo addietro nel muro
antico, per immettere in un corridoio sotterraneo mu-
nito di volta a mattoni, che pone in comunicazione
la casa campestre del sig. Rao col sotterraneo (2) come
risulta dalla prima fototipia della tav. IX, che rappre-
senta il muro est dell'opistodomo colla relativa risega.
11 pavimento del tempio, nelle ali e nella cella, si do-
vrebbe trovare quasi tutto a posto, ed infatti il sig. Rao,
tempo addietro, scavando un serbatoio tra la attuale
cappella e l'opistodomo, lo rinvenne. Nella pianta ho
segnato il pronao simmetrico all'opistodomo, perchè
ritengo che il tempio abbia avuto la stessa disposi-
zione di quello di Siracusa detto di Minerva. Però è
da notare la differenza tra i due tempi nel rapporto
fra la larghezza della cella e quella dei due portici
laterali : giacché nel tempio imerese questi sono al-
quanto più larghi, mentre la cella è più stretta di
circa un metro.

Quando feci i primi rilievi, ebbi la fortuna di poter
misurare alcuni pezzi di cornice (geison) giacenti
dentro buche sterrate dal Meli, e più tardi ricolmate
per aprire la mandra degli ovini.

Da un pezzo quasi intero da me esaminato, e da
qualche frammento che portava più precisi particolari,
potei farmi il convincimento che la cornice era costi-

C) Niccolò Palmeri, op. cit., p. 31. Nello angolo nord-est
della volta secentesca si osservano le tracce dell'abbajno da
cui, per mezzo di una scala di legno si scendeva nel carcere.
Il Palmeri, oltre ad essere stato il vero scopritore del tem-
pio, misurò pel primo l'opistodomo e ne dà le dimensioni in
palmi 34,6 X 21 che pressappoco corrispondono colle misure
da me date. Egli per le scanalature delle colonne ci dà la mi-
sura di palmo 1 e 3 once, per la circonferenza delle colonne 25
palmi, cosicché argomento che le colonne dovessero avere il
diametro di 8 palmi, ossia di circa m. 2,00. Egli però credè
che fra le scanalature ci fossero dei ripiani, e perciò fu di av-
viso che le colonne non fossero doriche!

(2) Alcuni hanno creduto che questo corridoio appartenesse
al tempio. Però è evidente che esso è opera moderna. Io opino
che il corridoio fu aperto verso la fine del secolo XVIII per
dare adito agli abitatori del casamento di rifugiarsi per via
sotterranea nella torre, nei casi di incursioni dei pirati barba-
reschi.

tuifca da pezzi quasi eguali, abbraccianti un mutulo
intiero al centro, e due mezzi mutuli laterali. Questi
pezzi avevano una lunghezza di circa m. 2,10, l'al-
tezza di m. 0,72 ed una larghezza di m. 1,84 della quale
m. 0,80 costituisce lo aggetto. I mutuli hanno una lar-
ghezza di circa m. 0,85 e portano tre file di sei gocce.
Nella tav. IV ho rappresentato uno di questi pezzi col
becco da civetta in essi incastrato, e colla sovrapposta
cimasa a grondaia conservata nel Museo di Palermo.
Alcuni particolari delle modanature e dei tagli potei
desumerli da un pezzo frammentario meglio protetto
dalla azione dell'acqua, perchè capovolto. Il pezzo
più grande ('), essendo caduto coi mutuli in basso,
conservava benissimo quasi tutte le modanature infe-
riori, e portava evidenti tracce di ornati policromi
dipinti direttamente sulla pietra. Particolare caratte-
ristico di questa cornice si è che i pezzi portano un
intaglio, dentro cui è riportato il becco di civetta sot-
tostante alla grondaja come si rileva dalla tav. sudd.
Uno spianamento incassato di circa un centimetro in-
dica il letto di posa di quest'ultima, come si vede dal
disegno.

Questo spianamento dovette essere eseguito ad opera
ultimata, cioè dopo che la cornice era stata messa a
posto.

I pezzi della cornice, avendo una penetrazione di
m. 1,04, non abbracciavano tutto il grosso dell'epi-
stilio, e perciò dovevano portare a tergo altro filare
di pezzi cui si poggiava il soffitto del portico ed i
travi del tetto.

Per il profilo della cimasa con gronda {kymation)
tracciato nella tav. IV, ho adottato il rilievo del prof. Pa-
tricolo fatto per la pubblicazione del prof. Salinas (*).

L'inclinazione delle tegole facienti parte delle gron-
daje, mi hanno dato la pendenza del tetto adottata
nella ricostruzione del prospetto d'oriente disegnato
nella tav. VI.

Tra i vari pezzi rinvenuti, e rimasti sul posto, ci
è anche quello indicato nello schizzo qui inserito,
fig. 5, ma non saprei quale destinazione avesse (3).

(') Questo pezzo, intagliato mirabilmente, porta dei tasselli
di pietra a coda di rondine laddove il materiale aveva qualche
grossa conchiglia o qualche difetto.

(s) Op. cit.

(3) Si potrebbe supporre che questo pezzo appartenesse al
filare di conci posto a tergo della cornice, il quale doveva por-
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