Accademia Nazionale dei Lincei <Rom> [Editor]
Monumenti antichi — 18.1907

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E SUGLI AVANZI DEL TEMPIO DI BONFOKNELLO

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Questo conferma, anche per Imera, che era con-
temporaneamente in uso, come in Grecia sin dai tempi
omerici, la inumazione e la cremazione.

Uno scavo sistematico in questa necropoli, specie
nella parte bassa cioè prossima al burroncello, dovrebbe
forse mettere in luce degli ossuari di bronzo, conforme
alla usanza ionica. Sul posto non si vedono tracce
della strada sepolcrale, che uscendo da una delle porte
della città doveva penetrare nella necropoli ; ma non
è escluso che se ne possano trovare gli avanzi in
basso dove non si sono manifestate le erosioni delle
argille, nè l'azione delle culture intensive, giacché
questa strada doveva necessariamente essere lastricata.

Pare che altra necropoli esistesse verso l'estremo
sud della città, sempre sul versante occidentale lungo
il burrone del Gatto, giacché, sotto il poggio Scaccia-
pidocchio, chiamato anche Cozzo delle Giarre, si scor-
gono tuttora avanzi ed altri sarcofagi in terracotta
(tav. II).

Questo confermerebbe quello che ho scritto avanti
sullo ingrandimento successivo della città, potendosi
supporre che quest'ultima necropoli sia della seconda
metà del V secolo, cioè del tempo in cui Imera man
mano si ampliò, sino a raggiungere la Bocca del
Drago.

In genere la costruzione dei sarcofagi risponde a
quanto io ho esposto in ordine al difetto di pietra di
costruzione nei dintorni di Imera, ed alla necessità
in cui si trovarono gli Imeresi di adoperare la terra-
cotta per la inumazione dei cadaveri.

Nel caso nostro non si tratta di eccezione o di
sarcofagi di lusso, come si è visto a Gela, coi magni-
fici sarcofagi ora posseduti dal Museo di Siracusa ('),
ma di un sistema ordinario di inumazione rispon-
dente appunto alle condizioni litologiche locali, e cioè
alla sovrabbondanza di argilla e al difetto di calcari
di facile lavorazione.

Uno scavo sistematico per queste due necropoli,
che si chiusero con una data memorabile, potrebbe
dare un materiale assai prezioso per l'arte e per la
storia, ed è quindi sperabile che lo Stato dia presto
i mezzi necessari perchè siano fatte anche qui esplora-
zioni con intenti scientifici.

(') P. Orsi, Notizie degli scavi, a. 1905, p. 447.
Monumenti Antichi — Vol. XVIII.

IV.

Il Kronion d'Jniera. .

Nel 1896 pubblicai una breve memoria sopra gli
avanzi di una acropoli preellenica esistente nel monte
Castellacelo^) presso Termini Imerese, e vi inserii uno
schizzo del gran muro ciclopico da me scoperto sin
dal 1877 (2). Dopo tale pubblicazione il prof. Holm
credè che nel sito descritto nella mia Memoria si do-
vesse porre Hippana, città sicana (3); però, a causa
della solita deficienza di fondi, nessun provvedimento
dagli uffici dello Stato fu preso, non dico per tentare
uno scavo e risolvere qualcuno dei problemi da me
ventilati, ma neppure per difendere il muro e le altre
opere, da possibili devastazioni.

In questi ultimi anni ebbi occasione di ritornare
sul posto per riconoscere gli antichi avanzi, e con
dolore dovei rilevare che, essendo stato costruito lì
presso un tratto della grande condotta d'acqua pota-
bile per la città di Palermo, una testata del gran
muro fu convertita in cava di pietra, e quindi demo-
lita barbaramente.

Nella annessa tav. XIII riproduco quali sono gli at-
tuali avanzi del muro, la cui struttura, con grandi
massi irregolari, ha molta somiglianza con quella del
muro di Medeja fotografato dal Doerpfeld (4).

Il gran muro aveva in origine la lunghezza di
m. 20, l'altezza massima di m. 9 e la larghezza di
m. 3 in sommità ; alcuni dei massi hanno un volume
maggiore di un metro cubo. Fu certamente edificato
facendo ruzzolare grandi blocchi staccati ad arte dal
sovrastante pendìo, per posarli successivamente gli uni
sugli altri. La faccia esteriore fu grossolanamente scal-
pellata ad opera finita (5), ed è leggermente convessa.

(') Il Monte Castellacelo è costituito da una gran massa
di calcare titonico, tagliata a picco quasi da ogni lato, e che
ad ovest si appoggia sui calcari liasici del monte S. Calogero.
La massa dei calcari è circondata in basso dalle argille sca-
gliose, che si stendono per tutta la valle.

(2) L. Mauceri, Sopra un'acropoli pelasgica esistente nei
dintorni di Termini Imerese. Palermo 1896, in occasione delle
nozze Columba-Salinas.

(3) A. Holm, op. cit, voi. Ili, parte I, p. 32.
i4) Perrot e Chipiez, op. cit, voi. VI, p. 474.

• (6) Questo muro, per la sua struttura e per la provenienza
del materiale, deve ascriversi al periodo eneo. L'opera ha le
seguenti caratteristiche: 1. struttura a scarpa, senza alcuna

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