Accademia Nazionale dei Lincei <Rom> [Editor]
Monumenti antichi — 18.1907

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E SUGLI AVANZI DEL TEMPIO DI BONFORNELLO

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e dovè lottare per avere libero il passo sino al Tir-
reno (').

Questo importante sobborgo di Imera conservò
presso i Greci il nome che aveva presso i primitivi
Sicani?

La risposta non è facile a causa della deficienza
delle fonti storiche. Tuttavia si può congetturare che
la leggenda IATON della monetazione imerese, non
sia estranea al nome di questa dipendenza di Imera (2).

Questo sobborgo è da supporre abbia subito le
stesse sorti della Città nell'ultima guerra, e sia stato
distrutto da Annibale, cosicché di esso non rimasero
che le opere megalitiche e la memoria del Kronio (3).

Certa cosa si è che questo monte circondato di balze
e fortificato ha tutti i caratteri dei Koóvia accennati
da Diodoro, il quale scrisse che ancora ai suoi tempi
se ne vedevano parecchi in Sicilia ('). Molto proba-
bilmente il Castellacelo, prossimo ad Imera, è quel
Kqóviov presso cui avvenne la seconda battaglia fra
Dionisio ed il figlio di Magone (5).

Il prof. Holm, a proposito della moneta imerese
(litra di argento di bello stile) portante la imagine

(') L'Holm crede che relazioni di inimicizie fra Terone
e Terillo sieno state causate dai confini del rispettivo dominio,
dovendosi ritenere che il territorio di Agrigento si estendesse sin
presso ad Imera ed al mar Tirreno. V. Holm, op. cit., v. I,p. 392.

(a) È degno di nota il fatto che la leggenda iaton appare
nella primitiva montazione imerese (I periodo dell'Holm) forse
sotto il reggimento di Terillo, poi sparisce completamente dalle
monete quando Imera diviene soggetta ad Agrigento (II pe-
riodo, 500 o 461 a. C.) indi ritorna altra volta in campo quando,
murto Terone, Trasideo viene cacciato da Agrigento ed Imera
riacquista la propria indipendenza (III periodo, 461 a 430 a. C).

Se la leggenda iaton si riferisce al nome di una dipen-
denza di Imera, come io penso, è perfettamente giustificata la
omissione pel periodo della soggezione ad Agrigento, essendo
anche possibile che la rivalità fra i tiranni delle due città sia
provenuta dall'occupazione del Castellacelo, colla quale Imera
aveva precluso ad Agrigento il libero sbocco sul Tirreno.

Nel periodo della maggior prosperità di Imera sorge nella
sua monetazione la leggenda Kronos, che parmi racchiuda la
rappresentazione mitica della indicazione iaton.

(3) Si può congetturare che la necropoli di questo impor-
tante sobborgo di Imera si possa trovare in basso prezzo la
contrada Puntasecca cioè verso mare. In questa contrada nel
1850 fu rinvenuto, dentro un sarcofago di terracotta, un grande
cratere, della prima metà del V secolo, che venne illustrato da
Baldassare Romano — V. Antichità inedite di vario genere. Pa-
lermo, Lao 1854. — Questo cratere, assai malamente restaurato,
trovasi oggi nel Museo di Termini.

(4) Diodoro, III, 61.

(5) Ib., XV, 16. Se stiamo a Polyeno (V. 10.5) Kronio
sarebbe stata una città abitata nella quale Amilcare entrò per
stratagemma. In tal caso bisognerebbe cercarla altrove.

del dio Koóvog, ammette la possibilità che il Kronio di
cui parla Diodoro possa trovarsi sul monte S. Calogero
di Termini, e trova curiosa la coincidenza col S. Calo-
gero di Sciacca dove pare si trovasse un altro Kronio (1).

Il Gabrici (2), riferendosi all'autorità dellTmhoof
Blumer, è disposto ad ammettere che il culto di
Koóvog in Imera possa rivelare una influenza fenicia
cui potè soggiacere questa città dopo la sua fondazione.
A me sembra più probabile che con la fondazione di
Imera siano stati dispersi od assorbiti quegli avanzi
del popolo sicano (3), che ancora abitavano le pendici
del monte Castellaccio, e che il luogo, colle impo-
nenti costruzioni megalitiche e le tombe a grandi
lastre, abbia continuato ad essere oggetto di culto
presso i Greci (4).

Così sarebbe spiegabile che gli Imeresi nella loro
monetazione, oltre ad avere rappresentato l'azione salu-
tare delle Thermae, abbiano rappresentato la divinità
sicana, che aveva culto in un monte del territorio di
essi quasi a metà strada dell'altra loro dipendenza (5).

Se si pone Kabala in prossimità della moderna
Caccamo (6), forse, si potrebbe riuscire a determinare

(') A. Holm, op. cit., voi. Ili, parte II, p. 123 e segg.
Però è bene osservare che il S. Calogero di Termini, per la
sua altezza e la sua grande mole, non può considerarsi come
rifugio fortificato di popoli preellenici.

(a) E. Gabrici, op. cit., pp. 61-62.

(3) Vedi Freeman, op. cit., voi. I, p. 412.

(4) Noi ci troviamo di fronte ad opere megalitiche esistenti
poco lungi da Imera, e cioè a Cefalù da un lato ed a Castel-
laccio dall'altro.

A quale popolo si devono ascrivere queste opere? Certa-
mente si può indurre che esse, come quelle di Mozia, siano di
origine fenicia; ma la stessa origine non possiamo dare alle
identiche costruzioni esistenti a Collesano, Mistretta, Castro-
novo, Segesta ed Erice. Siamo di fronte ad un influsso d'arte
dovuto all'immigrazione degli Elimi, o dobbiamo ritenere queste
opere come caratteristica della prima civiltà sicana ?

Il problema potrebbe essere risoluto, facendo scavi diligenti
sul monte Castellaccio, giacché quivi potrebbero essere rin-
venuti manufatti sincroni alle opere megalitiche.

(5) Nel medio evo pare che il monte sia stato dedicato al
culto di S. Poca, giacché vi si trovano i ruderi di una chiesa che
la tradizione dice dedicata a questo santo. Il Fazello — dee. II.
IX, ci — dice che ai suoi tempi vi si vedevano gli avanzi
di una fortezza rovinata.

(6) L'Holm, dal significato della parola Kabala argomenta
doversi trattare di città di origine fenicia. Ora noi, ponendola
nel sito di Caccamo, troviamo che quel territorio è fra quelli
che facilmente soggiacquero alla influenza fenicia. Però il Pais
— Stor. d. Sic. e d. M. Grec. v. I, p. 133 — dà a Kabala
un' origine caria ed opina doversene cercare il sito più ad
occidente, nel territorio Cartaginese.
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