Accademia Nazionale dei Lincei <Rom> [Editor]
Monumenti antichi — 18.1907

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RICERCHE NEL LUOGO DELL'ANTICA ADULIS

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arrossate da fuoco violento. Vi erano delle mezze an-
fore cordonate, altri frammenti avevano la forma di
ima grande calotta sferica di terra biancastra ben
cotta, aperta nella parte più larga, e nella più stretta
o aperta con un breve orifizio, o chiusa e terminante
con ima appendice a cono. Nessuna però di queste
calotte presentava un labbro finito, quindi dovevano
essere ritagliate da vasi più grandi, e non è improba-
bile, che il vaso intero fosse formato da due di queste
calotte, l'una forata, l'altra peduncolata. Non conosco
però esemplari di vasi sferici di questa forma e di
questa grandezza. I diametri dei nostri frammenti
vanno da 0,36 a 0,42. Non è facile neanche poter
stabilire 1' uso a cui erano destinati. I nostri operai

Fig. 2. — Collo d'anfora con marca impressa.

l'identificarono sin dal primo giorno col loro forno
nazionale, il tandur, che veramente somiglia molto
al tipo nostro forato. Uno dei nostri recava invece
intorno all'orificio minore larghe colature di catrame.
Un altro peduncolato aveva nell' interno un collo
d' anfora cordonata, sul quale ancora fresco era stata
impressa la sigla riprodotta a fig. 2 ('). La grande
abbondanza di ceneri e di terre arrossate che li cir-
condava, farebbe pensare a fuochi molto vivi forse
richiesti da lavori di liquefazione del catrame. Però
forse non a questo solo uso dovevano quei vasi essere
adibiti, perchè tra le ceneri erano anche alcuni denti
di animale bovino e ossa di animali diversi, quasi
residui di cucina.

Kispetto ai trovamenti minori, avemmo: Nella
prima cameretta gran quantità di cocci di anfore cor-
donate del tipo di fig. 58 due monetine di bronzo, un

(') Un altro collo in frammenti con la stessa sigla fu tro-
vato poca distante.

Monumenti Antichi — Vol. XVIII.

minuscolo scodellino di terra cotta forato nel fondo, dei
frammenti di ocra gialla e di uovo di struzzo, un
frammento di borchia d'avorio circolare con calotta
rilevata nel centro.

Nella seconda camera molti cocci dei soliti vasi
cordonati, una monetina di bronzo, frammenti di vasi
di vetro, due frammenti di tazze a bella superficie
rossa con croci impresse sull'orlo (cfr. p. 552) una con-
chiglia fossile del genere pecten, parte di disco in
gesso con impressione della tela con cui era stato av-
volto ancora fresco.

L'uso di questi dischi apparve chiaramente da altri
esemplari ; servivano a chiudere impenetrabilmente le
anfore. Un collo di anfora cordonata trovato con buona
parte della sua chiusura intatta ci mostrò, in che modo
questa era fatta; sulla bocca dell'anfora era posto un
dischetto di terracotta, e al disopra di esso si versava
del gesso che ricopriva la bocca ed il collo, sull'alto
della bocca non di rado si dipingeva o s'imprimeva
una marca, e poi si avvolgeva tutto con un pezzo di
stoffa, le cui impronte sul gesso sono visibilissime.

In alcuni casi e precisamente nell'esemplare ben
conservato il coperchietto di terra cotta e il tappo di
calce portavano un foro in corrispondenza. Non si può
pensare a legature che avrebbero richiesto un foro
anche nel vaso, e si sarebbero poi dovute trovare in
tutti gli esemplari. Probabilmente o quei fori servi-
vano per impedire la fermentazione del vino, e l'e-
ventuale scoppio dei recipienti, possibile in paesi molto
caldi (l) oppure fatta passare pel foro del dischetto
di terra una cordicella con un grosso nodo che restava
al disotto del disco stesso nell' interno del collo
dell'anfora, si versava all'intorno il gesso, sopra il quale
si annodava la funicella, perchè non scendesse nell'in-
terno. In tal modo chi doveva aprire l'anfora poteva
riuscirvi slegando il nodo superiore e tirando la cordi-
cella che veniva così ad agire come un nostro cavatappi.
In tutto il mondo antico si ricorreva frequentemente
al gesso per chiudere (2), in Egitto poi al gesso o al
fango liu da epoca remotissima (3). Chiusure d'anfore

(') Che queste grandi anfore contenessero vino, è quasi in-
discutibile, cfr. sotto p. 550.

(2) Petron, Satyr, 114, amphorae vitreae diligenter gypsalae;
cfr. Daremberg Saglio, Dict. des antiquités, s. v. gypsum ;
De Rossi in Bull Grist., 1890, p. 30.

(3) Cfr. ad es. Loret, Le tombeau d'un ancien égyptien in
Annales du Jl/usée Guimet, X, p. 532, tav. XXI.

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