Accademia Nazionale dei Lincei <Rom> [Editor]
Monumenti antichi — 18.1907

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ricerche nel luogo dell'antica addlis

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piramidale, cavo nell'interno (fig. 6). Altezza 0,04,
lunghezza 0,09.

Un parallelepipedo di basalto poroso misurante
m. 0,22X0,11X0,12 con tre solchi che girano pa-
ralleli alle basi su due facce contigue.

Un coperchietto a calotta sferica di pietra bianca
con bottone di presa forato. Diametro 0,06.

La fossa 19 pose in luce due camere quadrango-
lari con buona muratura, anche esse senza alcuna
traccia di porte nè di finestre, e col pavimento di
semplice terra battuta. In mezzo a ciascuna di esse
si rinvennero due cilindri di rozza muratura del dia-
metro di m. 0,66 distanti fra loro rispettivamente

mondo classico greco-romano, ma in piccolo numero ('),
ed è senza dubbio importante, che l'uso ne fosse ac-
cettato anche a una estremità del mar Rosso. In ogni
modo ne aveva già dati esempi Alessandria (2).

Di altri oggetti ricorderemo un coperchietto di
pietra, una cote di forma allungata, recante tracce
di lungo lavorio, due monete di bronzo, una delle
quali axumita, l'altra irriconoscibile, una pallottolina
di pietra bianca da servire a giuochi, parte di un vaso
multiplo in terra (resta parte del piede comune a più
vasi, e uno dei piattelli che da esso sorgevano) una lu-
cernetta di terracotta, un'ansa di vaso di bronzo con
protome leonina debolmente segnata all'attacco infe-

Fig. 7. — Matrice da fondere in pietra bigia (2 :3).

m. 0,85 e 0,81 terminati in alto da due dischi del
solito basalte. Cilindri simili si rinvennero anche in
altre camere (cfr. p. 512) e si videro sempre giungere
a una certa profondità sotto il livello del pavimento.
A pag. 545 diciamo quale ci sembra possa essere stato
l'uso cui erano adibiti.

Di quanto si rinvenne in questo saggio l'oggetto
più importante è la matrice di pietra riprodotta nella
fig. 7. Fu rinvenuta quasi ai primi colpi di zappa a
pochissima profondità lungo il lato esterno del'muro
più settentrionale delle due camere. È in pietra bigia
simile al nostro palombino, non intera, e reca sull'una
faccia tre cerchielli, sull'altra un cerchiello sormon-
tato da una croce e quattro punti. Mis. m. 0,65 X 0,65.

Il dischetto poteva essere una specie di medaglia
di devozione, o più probabilmente una tessera di piombo
d'uso commerciale, qualche esemplare delle quali non
manca nel materiale da noi rinvenuto. Matrici per
la fabbricazione di queste tessere sono note già nel

riore, un peso parallepipedo di bronzo gr. 4,50 (cfr.
p. 562) e finalmente frammenti di grandissimi pithoi
di terra non depurata, ma ben cotta. Questi pithoi
non erano fatti di un pezzo solo, nè le diverse parti
erano attaccate nella cottura, il labbro e il collo di
uno dei pithoi che ritrovammo quasi intatto, aveva in
basso una serie di fori, attraverso i quali dovevano
passare delle funicelle che lo assicuravano al corpo
del vaso. S'intende, che recipienti siffatti non pote-
vano servire per contenere liquidi.

(') Rostowzew, Tesserarum urbis Romac et suburbii plum-
bearum sylloge, p. 337; Cesano, Matrici di tessere di piombo
in Not. Scavi, 1904, p. 11 e in Bull. Corn., 1904, p. 203.

(a) Cesano, Bull. Com. cit. p. 205; Strzygowski, Koptische
Kunst, p. 109, n. 8762. Chiusure di vasi assicurate con dischetto
di piombo si incontrano anche nell'antico Egitto, cfr. ad es.
i vasi d'alabastro della XI dinastia trovati a Der el Bahri, ora al
museo del Cairo (Maspero, Guide, ed. 1902, p. 169, n. 716);
ma finora ben pochi sono i fatti che ci autorizzano a cercare
in Adulis riscontri con l'Egitto pretoleraaico.
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