Accademia Nazionale dei Lincei <Rom> [Editor]
Monumenti antichi — 18.1907

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RICERCHE NEL LUOGO DELL'ANTICA ADULIS

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anche ammettendo, che il materiale crollato possa es-
sere andato disperso, il cumulo che ricopriva il pa-
vimento della chiesa era troppo esiguo per rappresen-
tare la caduta dei materiali di mura e di un tetto.

Sul piano stesso della chiesa o all'intorno di
essa al livello medesimo del pavimento o di poco
inferiore si rinvennero dei frammenti architettonici
e degli oggetti che alla chiesa si riferiscono, o perchè

('

i -

' FiG. 31 — Frammento di rilievo in alabastro (1:2).

creati espressamente per essa, o perchè tolti da altri
edifici e in essa adattati.

Facevano parte del pavimento presso il camerino P'
a nord dell'abside, dei frammenti di alabastro, alcuni
dei quali riaccostati compongono il quadrello rappre-
sentato a metà del vero in fig. 30. Altri frammenti
diedero il rilievo riprodotto in fig. 31. Il quadrello
non doveva esser solo, perchè frammenti di altri si-
mili si rinvennero presso l'angolo N-E della stanza
che chiude le quattro colonne a levante dell'ara e
nello spazio segnato in pianta Q (p. 480).

Faceva parte di un sistema decorativo chi sa come
applicato, probabilmente anteriore alla chiesa, perchè
in essa o per lo meno nelle ultime rabberciature di
essa, era in frammenti separati e rovesciato a far parte

del pavimento. A questo si accorda del resto il suo
stile che ricorda decorazioni classiche piuttosto che
motivi dell'arte cristiana.

Dell'altro rilievo fig. 31 un frammento identico
fu rinvenuto dal dott. Sundstròm (l) ; rappresenta una
pianta a foglie suddivise in più lobi, e che ha per
frutti dei grappoli di bacche. Non mi pare possa pen-
sarsi ad altro che alla vite (2).

Ora siccome è difficile pensare, che le lastre d'ala-
bastro giungessero belle e scolpite dal commercio con
i paesi classici, sorge spontanea la domanda, se i
lapidarli di Adulis, greci alessandrini forse o discen-
denti da essi, riproducessero la vite a memoria dietro
gli ovvii esempli dell'arte del loro paese d'origine, op-
pure ne vedessero delle piante nel paese da essi abi-
tato sui pendii delle montagne che chiudono a nord
e a ponente la piana di Zilla. Presentemente la vite
non è coltivata da indigeni che a Debra Bizen e in
qualche altro monastero cristiano, ma in tempi più
antichi, come vedremo a pag. 551, il vino si beveva co-
munemente in Etiopia, e la vite poteva forse esser
più largamente coltivata.

Quattro frammenti di una singolare ornamenta-
zione architettonica (fig. 32). Anzitutto è insolita la
materia a cui si è avuto ricorso : uno scisto bitu-
minoso di un colore nero opaco tenerissimo, facilis-
simo a sfaldarsi in lastre, incapace di qualunque pu-
litura, probabilmente scelto solo per la facilità che
offriva ad esser lavorato. Reca incavate delle foglie
ampiamente dentellate simili a quelle della quercia
viste di costa, staccate l'ima dall'altra. Gli incassi
delle foglie lasciano in rilievo delle figure cruciformi
che non sono però vere croci: infatti non occupano
una posizione esattamente centrale, nè sono uguali
tra loro, nè avevano i primi onori nella ornamenta-
zione. Invero mentre agli spazi incavati è riservata
una incrostazione in metallo di cui restano a dar
segno dei fori e dei cilindretti di piombo lasciati co-
lare in essi, gli spazi cruciformi mostravano la nuda
superficie della pietra. Intarsi in metallo erano anche

(') Zeilschr. fur Assyriologie, XX, 1907, p. 180.

(3) Le foglie sono alquanto stilizzate, ma ancora ricono-
scibili; l'arte cristiana d'Egitto ci offre della vite stilizzazioni
più radicali : cfr. Strzygowski. Koptische Kunst, p. 88, figg. 126,
127 ecc.
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