Accademia Nazionale dei Lincei <Rom> [Editor]
Monumenti antichi — 18.1907

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RICERCHE NEL LUOGO DELL'ANTICA ADULIS

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All'esterno del muro occidentale in /? si trovò un
minuscolo frammento di tappo d'anfora in gesso con
una piccola croce interposta fra resti di due lettere EA.

La chiesa ad oriente della città.

Era nostro desiderio riconoscere, in che modo la
città terminasse dalla parte di mare; il più antico
testo classico che ce la ricorda, il Periplus maris
Erythraei della fine del I sec. d. C, ci dice che essa
distava dal mare venti stadi ('), nel VI sec. d. C.
Cosina Indicopleuste calcola la distanza a due mi-
glia (2) ; ora essa è di circa sei chilometri. Ricercare,
se in tempi più antichi, forse nei primi anni di do-
minio tolemaico sul mar Rosso, essa sia mai stata

Fig. 49. — Gemma di anello (2:i).

proprio sulla riva del mare, era problema di alta
importanza. Tale invero esso rimane, perchè quel che
trovammo nel piccolo e poco profondo scavo che ci
fu possibile iniziare, non offrì dati per risolverlo.

All'estremità orientale dello spazio segnato dai
cumuli di rovine, in un luogo del tutto pianeggiante
si trovavano sparsi in terra pochi sassi e alcuni blocchi
appartenenti a tamburi dei soliti pilastri ottagoni di
basalto (cfr. fig. 56); due o tre fosse poco profonde
indicavano i luoghi dove gli indigeni, come essi stessi
ci confessarono, si erano recati a estrarre dei blocchi
simili per farne macine da dura. Il luogo prima dello
scavo è rappresentato in tav. II, n. 1. A piccolissima
profondità (circa 50 centimetri sotto il piano di cam-
pagna) si trovarono subito le lastre di un pavimento.
Tutto il cumulo delle rovine dell'edificio che era di
grandi dimensioni, è sparito, portato via dagli uomini
bisognosi di pietre o più probabilmente dalle inon-
dazioni dello Haddàs che, mentre non aveva potuto

(') Periplus, 4.

(") Topog. Gkrist. I, p. 140.

mostrare tutta la sua forza nel centro della città,
dove gli edifici e le rovine raccostate, sorreggendosi
vicendevolmente, resistevano all' urto della corrente,
poteva qui dinanzi alla distesa di sabbie trascinare
liberamente tutto quel che incontrava.

Subito sotto il primo strato di terra variabile
dai 50 ai 90 cm. apparve dunque il pavimento di
lastre di una grande chiesa (pianta fig. 50; una ve-
duta in tav. XI, n. 2). Anche questa, come l'altra più
piccola è aperta verso 0, e volge ad E il lato esterno
dell' abside. Lo spazio innanzi al lato occidentale,
dove si aprono le porte, è lastricato, e da esso per
tre porte si penetra in uno spazio lungo e stretto
che sembra una specie di narthex. Le soglie delle
porte erano formate da un grosso trave le cui estre-
mità sono incastrate alla base dei muri laterali
(fig. 51). Avendo l'edificio subito un grande incendio, le
travi carbonizzate erano al loro posto, e si è procu-
rato di lasciarvele, rinunciando anche a ripulire bene
gli stipiti.

Dal narthex tre altre porte il cui asse non corri-
sponde perfettamente con quelli delle prime tre ('),
conducono in un largo spazio che deve probabil-
mente riconoscersi come atrio della chiesa. Anche in
esse la soglia è costituita da un grande trave carbo-
nizzato ; della porta centrale arsa e caduta verso l'in-
terno si trovarono le tracce e i battenti di bronzo
a forma di due belle protomi leonine una delle quali
con grossa campanella in bocca (fig. 53).

Nell'atrio sono sette tronchi di pilastri in basalte
della solita forma, disposti in giro; senza dubbio do-
vevano essere otto, ma l'ottavo è perduto. I tronchi
non hanno basi, e non sono neanche tutti uguali fra
loro; infatti mentre i tre primi ad E hanno m. 0,05
di lato, gli altri quattro misurano m. 0,47. Sicché pro-
vengono da edifici anteriori. Non hanno robuste sotto-
fondazioni, anzi uno di essi è semplicemente pian-
tato sulle lastre stesse del pavimento. Dovevano certo
sostenere qualche cosa, ma per la eseguità delle loro
dimensioni e per la nessuna robustezza di fondazione,
non si può ammettere, che reggessero una costruzione

(') 'l'ali irregolarità e mancanze di esaltezza nella corri-
spondenza delle porte furono già osservate nel piano della ba-
silica cristiana di Gortyna in Creta, e in altre chiese special-
mente africane: v. De Sanctis in Monum. Lincei, XVIII, p. 279.
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