Accademia Nazionale dei Lincei <Rom> [Editor]
Monumenti antichi — 18.1907

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RICERCHE NEL LUOGO DELL'ANTICA ADULIS

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e robusti chiodi di bronzo a capocchia sferica, ripie-
gati e fatti rientrare nel legno, con quella abilità
che dimostrano gli antichi carpentieri del mondo
classico (').

Le due protomi sono di buona fattura, a tratti
forti e decisi, e possono ascriversi all'arte dell'età im-
periale romana nei primi secoli. Quasi certamente
perciò esse o forse anche le imposte che esse orna-
vano, furono messe in opera nella chiesa, dopo essere
state tolte da altri edifici come i pilastri dell' otta-
gono centrale. Non è improbabile, che esse venissero
da qualche centro industriale dell'Egitto romano, pre-
feribilmente da Alessandria. Pure presso la porta erano
otto frammenti di lunghe e sottili barre di ferro con
spuntoni passanti attraverso, che recano aderenti delle
schegge di legno carbonizzato.

Nell'atrio si rinvennero:

Frammenti di lastre di alabastro liscie.

Frammenti di un grosso bacino e di un rozzo va-
setto del solito basalto.

Monete di bronzo, di cui due riconoscibili come
axumite.

Un'ampolla appiattita di terra giallognola a due
ansette, recante sulle due parti a rilievo la figura di
S. Menna eretto di fronte, vestito di tunica e di
mantello militare, con le braccia levate, nell'attitu-
dine dell'orante tra due camelli inginocchiati (fig. 54)
(alt. m. 0,10). Si sa, quale vasta diffusione ebbero nei
primi secoli dell'era nostra in tutto il mondo cristiano
queste ampolle. Sembra contenessero l'acqua di una
fonte che sgorgava presso la tomba del martire (2)
a Kom Abu Mina, santuario famosissimo eretto sotto
il patriarca alessandrino Timoteo (457-477) nel luogo,
dove un camello, lasciato libero, aveva trasportato il
corpo del santo decapitato a Cotiaenm nella persecu-
zione di Diocleziano (3).

(') Cfr. come ottimi esempi i chiodi di bronzo della nave
di Nemi. Quelli con ricci e spirali molto complesse e ricche
di giri si devono però forse non al lavoro voluto, ina ad incontri
con nodi di legno. Malfatti, Le navi romane^ del lago di
Nemi, p. 91.

(a) Opinione comune era finora, che le ampolle contenes-
sero l'olio delle lampade che ardevano avanti la tomba del
santo; ma un'iscrizione scoperta recentemente dal Kaufmann,
ehe ha avuto la sorte di ritrovare il principale santuario nel
Mariut, parla di nàvxalov {sic) vduiQ (Romische Quartalschrift,
1906, p. 84).

(3) Cfr. sulla leggenda di S. Menna, Saintyves : Les saints

Le ampolle erano ritenute come oggetto di vale-
vole patrocinio nei pencoli dei viaggi. Era pertanto
naturale, che dovesse trovarsene qualche esemplare in
Adulis, dove giungevano così frequentemente navi
egiziane. La nostra è del tipo più semplice con la
sola figura ripetuta identicamente su ambedue le facce
senza iscrizioni (').

In mezzo all'ottagono di colonne, qnasi nel centro
era un capitello di marmo bianco giallastro a grossa
grana con foglie palustri agli spigoli di rozza e super-

Fig. 54. — Ampolla di S. Menna (1: 1j.

ficiale fattura (altezza mass. m. 0,15, diam. 0,23, lato
abaco 0,26) ; la superficie superiore dell'abaco porta
una croce a rilievo della solita forma equilatera a
braccia slargate. Evidentemente il capitello tolto da

successeurs des dieux, p. 382; su gli ultimi scavi: De Waal,
Wilpert, Kaufmann in Róm. Quartalschrift, 1906, pp. 82, 189
e 1907; p. 7, Murray, St. Menas of Alexandria in Proceed.
of the soc. of biblical arch. 1907, pp. 25, 51, 112.

(') Per le varietà molteplici dell'oggetto cfr. la ricca col-
lezione del museo greco-romano di Alessandria illustrata da
Blomfield e Dutilh in Bulletin de la Soc. Arch. d'Alexandrie
nuova serie, voi. I, fase. 1°, a. 1904, p. 38. Wiedemann D.,
Darstellungen auf den Eulogien des hlg. Menas in Actes du
VI Congrés International des Orientalistes (Leyden 1883). Strzy-
gowski, Koptiscke Kunst, p. 223.
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