Accademia Nazionale dei Lincei <Rom> [Editor]
Monumenti antichi — 18.1907

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RICERCHE NEL LUOGO DELL'ANTICA ADDLIS

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Che la tecnica e la decorazione fossero notevol-
mente peggiorate, non deve farci meraviglia; questi
decadimenti dell'industria indigena si avranno sempre,
quando comincia in un paese la concorrenza di un
prodotto estero di troppo migliore qualità e di prezzo
uguale o inferiore. Ora questo fu precisamente il caso
in cui vennero a trovarsi questi paesi, quando co-
minciò a fiorire la importazione greco-egiziana.

Ceramica ordinaria a cordoni rilevati sul corpo.
— A questo genere di ceramica appartiene il più

Fig, 58. — Anfore cordonate.

gran numero dei frammenti fittili trovati in Adulis,
tanto abbondanti che ne lasciammo, dopo di averli
esaminati ad uno ad uno, dei rilevanti cumuli in più
luoghi degli scavi. Di vasi interi trovammo solo al-
cune grandi anfore (fig. 58), di altre forme potemmo
riconoscere una specie di grossa fiasca a ventre ton-
deggiante, senza fondo, con corto collo e dueansette;
dei boccali a labbro rotondo o trilobo forniti di un
setto forato, quale si usa tuttora per difendere nella
misura del possibile l'acqua dalla sabbia, un vaso
conico a fondo piatto. Tutti i frammenti mostrano di
avere appartenuto a vasi di grandi dimensioni, a
pareti spesse e divenute per la perfetta cottura duris-

Monumenti Antichi — Vol. XVIII.

sime, sicché appunto a questa loro assoluta indistrutti-
bilità dobbiamo forse ascrivere la grande abbondanza
rimastane.

Vasi di questo genere si riscontrano frequente-
mente in Egitto e in ispecial modo nel grande em-
porio greco-romano di Alessandria; è noto, che intorno
alla città antica sono parecchi Kimdn es sugafa o
monti Testacei costituiti principalmente di tali fram-
menti (') e quando leggiamo, che la celebre filosofessa
pagana Ipazia Alessandrina fu dalla plebe cristiana
uccisa a colpi di coccio, dobbiamo pensare a fram-
menti di questo genere grossi e pesanti non meno
delle pietre (2).

Ora non solo la identità dei cocci, ma anche quella
delle marche impresse sulle chiusure in gesso di essi
vasi che si ritrovano, come vedemmo, in Alessandria (3)
ci persuadono, che tutto questo materiale ceramico è
d'importazione egizia.

Per determinare l'età di questi cocci, chiesi no-
tizie alla persona che ne ha il più gran numero ai
suoi ordini, al direttore cioè del Museo greco-romano di
Alessandria d'Egitto, dott. Evaristo Breccia.

Egli mi rispose gentilmente di non avere incon-
trato vasi a cordoni circolari entro tombe che appar-
tengono sicuramente all'età tolemaica, e di averne
invece trovati in tombe d'età romana, o in strati di
sakf in cui i cocci romani sono frammisti a cocci
tolemaici. Sicché erano certo in uso nel primo periodo
dell'Egitto romano, e forse se ne potrà rimandare l'ori-
gine agli ultimi tempi tolemaici, in ogni modo dif-
ficilmente più indietro del primo secolo a. C.

Questi vasi non dovevano certo venir vuoti in
Adulis, le anfore che sono la forma più comune in
cui essi appaiono, sembrano massimamente adatte al
trasporto del vino. Ed invero due di esse (p. 455) conser-
vavano in fondo un bolo di catrame che sappiamo essere
stato in uso presso gli antichi, come ora nel Pelo-

(') Cfr. su questi monti di cocci in Alessandria: De Rossi,
in Bull. Crist. 1865, pp. 57 e 72; Neroutsos-bey, in Bull, de
VInsùitut Egyptien, XIII, 1874, pp. 12, 181, 208, e in Athe-
naion, III, 3, 1874, p. 213. Per altri luoghi d'Egitto v«di
Plinders Petrie, Ehnasiye,^. 30, tav. XXXIV. Kom es Sugata
é anche il nome di un villaggio presso Gau el Kebir, donde
sono venuti ultimamente alcuni papiri.

(*) Socrat, Hist. eccl., VII-15; Bigoni, Ipazia Alessa?i-
drina, in Atti Ist. Veneto 1886-87, p. 397.

{') Cfr. p. 522.

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