Accademia Nazionale dei Lincei <Rom> [Editor]
Monumenti antichi — 18.1907

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RICERCHE NEL LUOGO DELL'ANTICA AD0I.IS

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mente essere un peso anche una piccola massa paral-
lelepipeda di piombo che pesa gr. 13,4.

I pesi di bronzo con le sigle e i segni descritti
sono quelli in uso in tutto il mondo romano nell'età
cristiana, a me sono noti esemplari simili di Egitto ('),
di Grecia (2), d'Italia (3), di Dalmazia (4), ecc.

Tali pesi hanno sempre a base l'antica libbra ro-
mana di gr. 327 (5), sicché ai pezzi da noi trovati
convengono i nomi che abbiamo apposto (6).

Figurine plastiche. — Si raccolsero in tutto due
gambe di statuetta di terracotta, un fallo pure di
terracotta, la colomba (fig. 48) e le due figurine di
donne nude (tìg. 27). Il travamento di queste due
ultime in mezzo a uno strato cristiano che difficil-
mente potrebbesi far risalire oltre il V secolo, sembra
veramente singolare. Non credo che fossero le genti
cristiane a fabbricare tali statuette, ed invero am-
bedue furono trovate rotte e gettate, e l'una anche
usata come lisciatoio (p. 486). Ma in ogni modo è
certo, che qualche esemplare di esse si ritrovava nel
paese in così tarda età.

Al contrario noi sappiamo, che figurine simili carat-
terizzate specialmente, dalla esagerata pinguedine e
dalla steatopigia si trovano in Egitto e in molti paesi
del Mediterraneo in periodi di gran lunga più antichi.
Ne abbiamo esempi dalla Francia e dalle grotte di
Montone niente meno che nel periodo litico (7), dalla
Tracia (8), dalla Grecia(9), da Creta (10), da Malta

(M Strzygowski, Koptische Kunst, in Catalogne général du
musée du Gaire, XII, p. 313; Flinders Petrie, Tanis, II, p. 84,
n. 852.

(2) Schillbach, in Annali delVht. 1865, p. 191.

(3) Museo Kircheriano, n. d'inv. 9641-9658 ; Walters, Bronzes
in the Brit. Mus., p. 362.

(4) Kubitschek, in Arch. epigr. Mitth. aus Oesterreich,
1892, ]». 85.

(B) Hultsch, Metrologie, II ed., p. 158.

(G) Hultsch, loc. cit., tav. XIII. Già si sa, che i pesi ro-
mani presentano frequentissime irregolarità. Marquardt, Ròm.
Staatsverwaltung, p. 76.

(7) Piette, La station de Brassempouy, in Anthropologie
1895, p. 129; Reinach, Statuette de femme nue, ibid., 1898,
p. 27.

(8) Hoernes, Urgeschichte der bild. Kunst, p. 206.

(9) Wolters, in Ath. Mitth., XVI, p. 52; Schmidt, ibid.,
VI, p. 361.

0°) Evans, in Man 1901, n. 146; Mòsso, in Memorie della
R. Acc. di Torino 1907, p. 375.

(") Mayr, in Abhandl. der bayer. Akad. der Wissensch.
1901, p. 700.

dall'Egitto (')• Accanto a tutti questi esemplari in
parte di remotissima età, in parte di tempo non esat-
tamente definibile, ne abbiamo alcuni perfettamente
databili: il ritratto cioè della regina di Punt nel tempio
di Der el Bahri, eretto dalla regina Makere e dai due
Thutmosis II e III circa il finire del sec. XVI a. C.

(2) e alcune statuine egizie della XVII e della
XVIII dinastia (3). Come è noto, poi, questa esagerata
pinguedine delle cosce si trova ora tra alcune tribù
sudanesi e somale, tra i Boscimani e gli Ottentoti (4).

11 Piette (5) emise pertanto l'ipotesi, che una razza
negroide avesse in antichissimo tempo occupato buona
parte dell'Europa, e ritraendosi poi sempre più verso
sud, avrebbe ora i suoi ultimi rappresentanti tra i
Boscimani e gli Ottentoti (cfr. il riassunto della que-
stione in Capart, loc. cit.). Le nostre statuine potreb-
bero pertanto formare uno degli ultimi anelli di questa
lunga catena, e si presentano difatti in una forma
d'arte assai più evoluta che non tutte le altre citate (°).

Oro. — Tra oggetti, monete e metallo grezzo la
quantità d'oro scoperta in Adulis è veramente note-
vole. Evidentemente la città era uno degli emporii
del commercio dell'oro che si esercitava con notevole
attività pel mare Eritreo. Essendo ignoti agli antichi
i ricchissimi depositi dell'Africa meridionale e della
California, era naturale, che fossero maggiormente sfrut-
tati i centri di produzione più accessibili. Gli antichi
conoscevano l'oro del Sudan (7) e quello dello Scioa (8)

Flinders Petrie, Naqada and Ballas, pp. 13, 34, tav. VI;
Capart, Les debuts de Vart en Egypte, p. 155; Quibell Hie-
rakonpolis.

(2) Manette, Der el Bahri, p. 30; Maspero, Histoire des
peuples de Vorient classique, p. 233.

(») Per le prime Garstang, El Arabah ,tav. XIX; Bull, et
Mém. de la Soc. d'Anthrop. de Paris, 1907, p. 42; per le
alti e Mac Iver, El Amrah, tav. IV; Capart, Les debuts de Vart
en Egypte, p. 158, n. 6.

(*) Blanchard, Etude sur la stéatopygie et le tablier des
femmes boschimanes, in Bull, de la Soc. Zoolog. de France
1883, p. 43; Virchow, in Mitth. der anthrop. Gesellschaft in
Wien 1894, Sitzungsber, p. 135.

(s) Anthropologie, loc. cit.

(°) Contro questa opinione accolta dal Virchow, dallo Hoernes
e da molti paletnologi e antropologi, scrisse recentemente il
Mosso che ritiene queste statuine immagini sacre riferentisi
al culto della natura ubertosa e feconda (Mem. della R. Acc.
di Torino 1907, p. 375), cfr. alcune mie osservazioni in Bull,
di Paletn. It. 1908.

(7) Cfr. Brugsch, Geogr. Inschriften, II, p. 6, per l'età
faraonica; Strab. XVII, p. 281, per la ellenistico-romana.

(•) Cosmas Indie, II, 133 (ed. Montfaucon).
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