Accademia Nazionale dei Lincei <Rom> [Editor]
Monumenti antichi — 18.1907

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ricerche nel luogo dell'antica adulis

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e non ignoravano anche la presenza dell'oro nel paese
etiopico più vicino al mare, forse nella nostra attuale
colonia ('). Aggiungerò, che il Mannert e il Droysen
hanno supposto che Adulis possa identificarsi con la
Berenice JldyxQvirog ricordata da Plinio (2).

Conclusioni.

I saggi da noi compiuti ci permettono di distin-
guere quattro periodi nella vita della città: un periodo
pretolemaico; un periodo greco-romano con religione
pagana; un periodo cristiano interrotto bruscamente
da una catastrofe; una debole ripresa del periodo cri-
stiano stesso.

Una identificazione dei monumenti adulitani raffi-
gurati nel codice Vaticano di Cosma (3) non è a sperare
dagli scavi, come non pare possa sperarsi la identifi-
cazione di resti cristiani in Alessandria dalle figurazioni
di stele e d'avori, su cui si esercitarono pure tanto
nobili ingegni (4).

I. Per uno spazio di tempo che sembra essere stato
abbastanza lungo, Adulis fu abitata da popolazioni che
avevano poche relazioni con i paesi del mondo classico.
Le tracce di questo periodo si trovarono solo negli
strati profondi della fossa n. 1. La singolare cera-
mica nera a decorazioni graffite è delle cose trovate,
quella che meglio caratterizza questo periodo, e che
potrebbe permettere un'ipotesi di parentela tra gli
abitatori della costa eritrea e le popolazioni proba-
bilmente libiche riconosciute nei recenti scavi d'E-
gitto.

Ho detto, che le relazioni con le popolazioni del
mondo classico erano allora scarse ; unica traccia a
noi apparsane fu un frammento di vaso di vetro (p. 450)

(') Herod., Ili, 114; Agatharch.j p. 23 ed. Oxon. cfr. Ca-
ryophilus, De antiquis fodinis, p. 95 seg. ; traccie di antiche
lavorazióni furono potute osservare nei pozzi auriferi attual-
mente in escavazione di Sciumagallè.

(') Not. Hist., VI, 170; cfr. sulla identificazione proposta
Dillmann, Ueber die Anfànge des axumitischen Reichs, in
Abhandl. der Berlin. Akad. der Wissensch. 1878, p. 180.

(") Cfr. Rjedin, / monumenti storici della città di Adulis
nei codici illustrati di Cosmas (in russo) e la prossima edi-
zione del codice di Cosma della Biblioteca Vaticana curata da
mons. Stornaiolo.

(4) Cfr. citazioni in Cabrol, Dici. d'Arch. Chret. s. v. Ale-
xandrie, p. 1121.

Monumenti Antichi — Vol. XVIII.

che difficilmente potrebbe supporsi lavorato sul posto,
e che molto più probabilmente può attestare l'esistenza
di qualche scambio tra Adulis e l'Egitto (1).

Nessuna data si può proporre per questo periodo;
sembra, che esso abbia durato uniforme, ossia senza
contatti con altre civiltà, per un lungo spazio di secoli,
perchè il materiale che ad esso si riferisce, forma, al-
meno nel punto dove noi abbiamo scavato, uno strato
di grande potenza (circa sette metri). Vedemmo già,
che la presenza di schegge d'ossidiana non ci autorizza
affatto ad attribuire quei resti archeologici ad un'età
anteriore all'uso dei metalli (p. 450). Solo per conven-
zione possiamo chiamare questo periodo pretolemaico,
perchè non presenta traccie del commercio vivo che
sotto i primi Tolemei si stabilì tra queste coste e
Alessandria. Se in quell'età Adulis abbia avuto edi-
fici, non sappiamo con certezza, perchè solo in un
luogo raggiungemmo uno strato sufficientemente pro-
fondo, e in esso non si rinvennero reliquie di costru-
zioni ; possono però esservene state altrove, anzi l'ara
del Sole, benché eretta nel periodo seguente, deve
farci supporre, che gli Aduliti non abbiano appreso a
costruire dai Greci di Alessandria. Infatti, come ve-
demmo, quel singolare edificio non ha nulla di ellenico,
e sembra invece una tardissima reminiscenza di una
forma di santuario caldeo. Sicché l'arte di costruire
deve aver preceduto nel paese gli insegnamenti tet-
tonici venuti da Alessandria.

II. Il Mar Rosso dopo il viaggio famoso di Nearco
comincia a essere percorso più frequentemente (2) e
la navigazione di quel mare si fa sempre più intensa,

(') Dico Adulis e non semplicemente costa eritrea, perchè
ritengo sufficientemente provata la presenza di un centro abitato
colà in periodo pretolemaico, centro che può anche avere avuto
sin d'allora questo nome. La tradizione che fa fondatori della
città alcuni schiavi fuggiti dall'Egitto, che avrebbero in tal modo
recuperato la loro libertà, tradisce troppo palesemente la sua
origine da una di quelle artificiose etimologie (à e JbcAof) di
cui tanto si compiaceva lo spirito dei viaggiatori greci.

(*) Non intendo sollevare la questione ardua del paese di
Punt, noto agli Egizii dei tempi faraonici, e raggiungibile per
mare (Maspero, Hist. anc. des peuples de VOrient classique I,
p. 494; Erman, Aegypten II, p. 667; Maspero, De quelques
navigations des Egyptiens sur les cótes de la mer Erythrée,
in Revue Historique 1879; Krall, Das Land Punt in Sitzungs-
ber. der Wiener Akad. 1890. XI e XII; Schiaparelli, La ca-
tena orientale dell'Egitto, p. 93). È noto con quanta temerità
proponeva anni or sono di risolverla il dott. Karl Peters, col-
locando Punt nel bacino dello Zambesi (Im Goldland des Al-
tertums 1902), cfr. in proposito le riflessioni assennate dello

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