Accademia Nazionale dei Lincei <Rom> [Editor]
Monumenti antichi — 18.1907

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E CANNATELLO PRESSO G1RGENTI

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Nel campo che si stende verso nord, subito scom-
pare la terra nera e comincia il terreno vergine, così
che i detriti non si allargano da questo lato.

La maggior parte del villaggio preistorico forse
prolungavasi verso mezzogiorno nella parte del ter-
reno che venne asportata per cavare la pietra. Dob-
biamo ritenere che dopo distrutte le capanne delie
quali studiammo i pavimenti, non fu abbandonato
questo luogo. Anzi debbono essere vissuti per molti
secoli gli stessi abitatori che coprirono il fondo delle
capanne con uno strato di detriti alto più di un metro :
e neppure questa è l'altezza primitiva, perchè certa-
mente uno strato considerevole di questa terra grassa
venne asportata dalle intemperie e dobbiamo credere
sia mancante uno spessore che oltrepassa i due metri,
se poco lontano le intemperie consumarono più di
un metro nella dura roccia del marmo.

La terra ricca di ossa e terraglie bigie, che vedesi
accumulata intorno al pavimento rappresenta gli avanzi
e i detriti delle abitazioni che occuparono questo
luogo dopo che furono abbandonate le capanne dei
pavimenti ora descritti.

III.

1. — Ceramica, armi di pietra e strumenti di osso
trovati a Caldare.

Un altro scavo feci circa mezzo chilometro di-
stante dalla necropoli nella direzione sud, dove venne
in luce una quantità maggiore di ceramica. La fig. 5,
tav. Ili, rappresenta questa località quando comin-
ciai il lavoro dello sterro. Sul bordo destro della trincea
appena accennato nella figura trovasi una cisterna
fabbricata forse nei tempi della occupazione araba, e
nella escavazione del calcare venne isolata, così che
il rivestimento del pozzo sembrava una grande co-
lonna messa in mezzo ai rottami. Sul bordo della
trincea l'humus copriva la roccia calcarea, e sotto di
esso stendevasi uno strato di terra grassa e nera
spessa più di un metro, dentro la quale abbondavano
le ossa e i cocci.

La ceramica che trovai, tutta del 1° e 2° periodo
(secondo la classificazione dell'Orsi), era tanto abbon-
dante che ne presi solo una parte. Le figure della

Monumenti Antichi — Vol. XVIII.

tav. IV rappresentano alcuni dei frammenti che ho
portato al Museo di Siracusa. Mi parve che la cera-
mica del 1° periodo fosse rappresentata da un maggior
numero di pezzi. Sono frammenti policromi a fondo
rosso, roseo, gialletto, con fregi lineari bruni talora,
ed in casi eccezionali contornati da filettature bianche
(fig. 14 della tav. IV). Nulla di nuovo presenta il ma-
teriale che raccolsi per riguardo alle forme vascolari e
quelle decorative. Notevole un frammento di alta ansa,
con margini dentati, simile alla sega di un pesce
spada. Particolare attenzione meritano le alte anse,
di cui due bicornute in testa, date alle figure 1, 3,
4, 5, 7 della tav. IV appartenenti a ciotole, decisa-
mente caratteristiche del secondo periodo dell'Orsi, e
che trovano i loro immediati riscontri nelle necropoli
della costa Siracusana (Plemmirio, Milocca, Thapsos),
nelle quali come fu già rilevato dall'Orsi abbondano
le influenze micenee; tali forme mancano invece nelle
necropoli dell' interno lontane dal mare, dove la pe-
netrazione egea si fa sentire più debolmente. Anche
per tale riguardo adunque Caldare si collega colle
stazioni siracusane costiere, poste lungo il mare, e
più aperte all'azione della civiltà egea e minoica.

Non avendo trovato alcun pavimento in questo scavo
e avendo notato un disordine maggiore che nell'altro
luogo, mi venne il dubbio si tratti di uno scarico. E una
difficoltà grave il distinguere gli scarichi dai depositi che
stanno intorno alle abitazioni: perchè qui manca tutto
il terreno volto a mezzogiorno, dove forse erano i fondi
delle capanne che vennero esportati. Fondamentalmente
una separazione decisa e netta non è possibile, perchè
gli scarichi sono per la natura e costituzione loro iden-
tici ai detriti che si accumulavano intorno alle ca-
panne. Solo che negli scarichi le immondizie e le
cose inutili vengono portate lontano dall'abitazione.
A Caldare capita di trovare strati di carboni e di
terra nsra alla profondità di due o tre metri fra le
insenature della roccia che vennero dopo ricoperti
colla terra ordinaria. Tali strati avendo lo spessore di
circa mezzo metro, benché non si vedano fondi di ca-
panne, sarei inclinato a considerarli come abitazioni, e
ciò per la ragione che se fossero scarichi sarebbe più
considerevole il loro spessore. Avremmo così una po-
polazione, che come a Cannatello cercava rifugio in
mezzo alle roccie, sarebbe un primo passo dai caver-
nicoli ai capannicoli. Essi però sapevano costruire

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