Accademia Nazionale dei Lincei <Rom> [Editor]
Monumenti antichi — 18.1907

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E CANNATELLO PRESSO GIRGENTI

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Mostrinciano, presso Priolo ('), descritte dall'Orsi.
Una di queste tombe è alta solo m. 0,45 coi due
diametri 0,62 X 0,42. Esse conservano ancora un pezzo
di corridoio. Tre sottili lastre chiudevano la cella a
forno (*), l'ultima delle quali innestata nel bordo
della finestra. Queste tombe sono del 1° periodo.

Anche in queste la finestra è un poco più alta
del pavimento e la curva della vòlta elissoidea scende
a forno essendo alta m. 0,78; il diametro antero
posteriore m. 1,74, quello trasversale m. 1,32. La
finestra m. 0,42 verticalmente e m. 0,49 orizzontal-
mente. Dentro vi si trovò un solo scheletro rattrap-
pito. È dunque lo stesso tipo di tombe che trovasi
presso Siracusa ed a Girgenti nel 1° periodo siculo (3).

Il prof. Orsi (4) descrivendo i sepolcri di Cava
della Signora, fece già un raffronto di quella necro-
poli del 1° periodo, con le altre della Sicilia, della
Sardegna e dell'Egeo; ma dopo gli scavi recenti di
Creta i punti di contatto fra la Sicilia e la civiltà
minoica sono divenuti più numerosi e più evidenti.

Credo che le figg. 1 e 2 delle tombe di Caldare
rappresentino il tipo primitivo dei sepolcri italici, ma
non può escludersi completamente una influenza che
provenga dall'Egeo. Tombe simili furono trovate a
Milatos in Creta, e lo stesso Orsi pubblicò uno spac-
cato di queste tombe a forno scavate nella roccia (5)
che rassomiglia alle tombe da lui illustrate, e citò
come esempio il sepolcro di Pantalica (figg. 4 e 11) (°).
Altre tombe a forno dell'età micenea si trovarono in
Creta presso Priniàs, e furono descritte dal Tara-
meli! (7).

Il tipo delle vòlte a forno, come il sepolcro di
Castelluccio (tanto per dare l'esempio di una tomba
comunissima in Sicilia) lo troviamo, come dissi, a
Milatos ed in Creta, e così pure il corridoio caratte-
ristico delle tombe siculo appare a Creta in epoca

(!) Orsi, Bullet. paletti, ital, XXI, 1895, p. 151.

(*) In Germania invece della denominazione di tombe a
forno, come le chiamarono gli Italiani, preferiscono chiamarle
tombe a finestra. L'espressione non è molto adatta, perchè tale
apertura sta nel fondo ad un cunicolo donde non arriva che
pochissima luce: ma il nome è cosa di nessuna importanza.

(3) Bullettino di paleln. ital. XVII, 1891, p. 57.

(4) V. Orsi, Bullettino di paletti, ital., anno XVIII, 1892,
p. 78.

(5) Monumenti antichi Lincei, voi. I, p. 208.

(6) Monumenti antichi Lincei, voi. IX, p. 43.

(7) Monumenti antichi Lincei, voi. IX, p. 330.

remotissima. La corrispondenza fra le tombe sicule e
quelle minoiche, pure avendo molti punti di contatto,
non è una copia dello sviluppo che ebbe il rito fu-
nebre nell'isola di Creta: ma non è qui il luogo di
fermarsi e presentare i disegni per un raffronto più
esatto e mi limito a semplici cenni sommari riferen-
domi alle pubblicazioni speciali sugli scavi di Creta.
È succeduto anche per le tombe quanto già dimostrai
per le armi e le falci, che gli Italiani pur ricevendo
dalle isole dell'Egeo i semi della civiltà, questi da-
vano una pianta diversa coltivandoli sul nostro suolo.

Studiando le necropoli sicule più antiche l'atten-
zione resta colpita dalla grande ristrettezza che da-
vano alle celle dove si chiudevano i cadaveri, e dalla
difficoltà estrema di portarli dentro alle tombe che si
aprivano su pareti a picco, dove l'accesso era peri-
coloso ; e finalmente la difficoltà estrema di spingere
innanzi un cadavere dentro cunicoli, spesso assai
lunghi, a traverso ad aperture dove passa a stento
un'uomo. Chi essendo medico impara nelle sale ana-
tomiche quanto sia difficile la traslocazione della
massa flaccida e pesante di un cadavere, subito com-
prende che non era possibile portare in quelle tombe
un cadavere e spingerlo avanti e metterlo a posto
nell'ultima cella, se non era bene imballato in modo
da formare una massa ovoide, costringendo il corpo
all'atteggiamento che prende il feto nell'utero per oc-
cupare il minimo spazio. La forma che hanno le
tombe di Caldare e delle necropoli sicule più antiche
corrisponde a questa ipotesi. Tale usanza si è trovata
nel Perù e presso altri popoli, e vedremo in seguito
che era un costume diffuso in tutta Europa nell'età
neolitica, dove gli scheletri si trovano sempre accoc-
colati.

A Sant'Ilario d'Enza ('), nella provincia di Reggio
Emilia, il Chierici scoperse una necropoli, e portò gli
scheletri intatti nel Museo di Reggio. Qui si può ve-
dere che le braccia sono ripiegate in modo che le
mani stanno sotto il mento, le ginocchia toccano i
gomiti, ma le ossa della gamba sono tanto vicine al
femore, e questo così fortemente piegato sul bacino,
che certo un cadavere sciolto, o vestito coi suoi abiti,
non può mettersi così rattrappito. Occorre una pres-

t1) Chierici, Bullettino paletti, ital., V, 1879, p. 133; Co-
lini, ibidem, XXIV, 1898, p. 240.
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