Accademia Nazionale dei Lincei <Rom> [Editor]
Monumenti antichi — 18.1907

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651 VILLAGGI PREI!

non possono essere oggetti rituali: e questi sono il
pestello ed una tavoletta rettangolare di pietra che
presento colla fìg. 38. È un pezzo di pietra calcare
marnosa di colore bianco giallognolo; fu trovato sul
bordo della capanna (fìg. 12, tav. VII) presso il san-
tuario.' Per la forma rassomiglia all'altro del sacello
primitivo di Festo (1), solo che questo di Cannatello
è più piccolo e misura mm. 58 di lunghezza. Ad una
estremità, arrotondata, è largo mm. 12; dall'altra,
quadra, è larga mm. 9. Lo spessore varia da 6 a 7 mm.
Di questa pietra lavorata con cura non conosciamo
l'uso, come neppure di quella di Festo che ha lo spes-
sore di un centimetro ed è lunga mm. 16, larga mm. 45.

Fig. 38. — Pezzo lavorato di pietra calcare marnosa trovato
presso il Santuario (grande al vero).

Gli oggetti qui descritti ci danno la sicurezza che
non si tratta di una rassomiglianza accidentale, ma
che realmente questo luogo dedicato al culto cor-
risponde a quello di Festo. La presenza delle corna
votive sovrapposte serve per dare a queste come un
suggello di cose appartenenti alla religione. Non credo
neppure che tale santuario sia semplicemente il ri-
cordo di una delle incursioni che vennero fatte dai
Cretesi sulle sponde della Sicilia ai tempi minoici.
La ceramica che troviamo qui, sembrami meno antica
del Camares. Certo però sono tante le coincidenze fra
il santuario minoico descritto dal Pernier e questo
siculo, che non è possibile negare l'intimo rapporto
che lega questi due luoghi alla religione primitiva.

Anche sulla piazza rotonda vicino alla capanna
doppia venne in luce un settore di terra cotta simile
alla fig. 33. Ho sovrapposto i due pezzi: le dimen-
sioni e la curva sono identiche. Essendo la stessa
cosa si deve supporre che quivi esistesse un altro
santuario. Vi sarebbe così una più stretta rassomi-
glianza coi larari domestici della religione minoica.

(') Monumenti antichi Lincei, voi. XIV.. p. 480. fig. 86 a.

ICI DI CALDARE

A quei tempi in Creta la religione aveva un carattere
privato, e per quanto sappiamo i luoghi destinati al
culto erano tanto piccoli che solo poche persone po-
tevano avvicinarsi alle tavole di libazione ed a<di
idoli. È dunque molto probabile che siasi scoperto a
Cannatello uno dei luoghi più antichi destinati al
culto che ora si conoscano in Italia. Tale ritrovamento
è tanto più importante, perchè ci apre la via ad altri
raffronti colla religione latina.

Nel Foro Eomano, intorno al lapis niger, come a
Festo e Cannatello, il Boni trovò la sabbia fluviatile (')
non già portata da un'alluvione, ma messavi con lino
scopo dall'uomo. Ecco le parole del Boni (2). « Lo
strato inviluppante i basamenti non solo, ma il tronco

di cono, ed il cippo stesso..... dello spessore medio

di m. 0,40, è costituito da ceneri, carboni ed humus,
riposanti sopra breccia sabbiosi dei sedimenti di
Ponte Molle. Essa è disposta orizzontalmente sopra
un piccolo strato di carbone e cenere, ricoprente la
spianata di tufo e scevra d'impurità, in guisa da esclu-
dere che possa essere stata fluitata da una violenta
inondazione del Tevere, o da acque torrenziali ».

La purificazione fatta dopo che i Galli distrussero
il sepolcro di .Romolo, avrebbe dunque una rassomi-
glianza col rito assai più remoto che usavasi a Creta
ed in Sicilia.

Presso il lapis niger vennero pure in luce cen-
tosessantaquattro astragali. Forse dopo la pubblica-
zione della Memoria del Boni se ne trovarono altri
sessantasei, perchè ora nel Museo del Foro Romano
ne ho contati duecentotrenta. Sono tutti di pecora:
diciannove hanno un buco che li attraversa nel mezzo.
Parecchi di questi sono verdi per essersi trovati forse
in contatto con un filo o qualche oggetto di bronzo.
Trentuno sono spianati intenzionalmente, parecchi sem-
brano limati od arrotati solo da una parte, altri sono
tagliati da entrambe le parti. Una collezione identica
di astragali ovini lavorati e forati trovasi nel Museo
provinciale di Lecce, ed altri pure forati con tracce
di un filo di bronzo si conservano in quello di Sira-
cusa e vengono da Megara Hyblaea.

(») Boni, Notizie degli scavi, R. Accademia Lincei, maggio
1899, p. 153. Vedi pure Gamurrini, La tomba di Romolo ed il
Vulcanale, Rendiconti R. Accademia dei Lincei, voi. IX, 1900,
p. 182.

(*) Memoria citata, p. 155,
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