Accademia Nazionale dei Lincei <Rom> [Editor]
Monumenti antichi — 19.1908

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IL SARCOFAGO DIPINTO DI HAGHIA TRIADA

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indossavano delle vere pelli animali in nulla modifi-
cate da un' incipiente arte del vestiario. Così troviamo
provviste di lunga coda delle figure egizie, i cui vestiti
sono certamente di stoffa ('), e cosi attualmente gli
Abissini indossano in tenuta di cerimonia degli abiti
di stoffa tagliati in modo da imitare una pelle ani-
male con le quattro zampe e la coda (2). Eipeto, che
il contenuto religioso della scena mi sembra ci auto-
rizzi ad ammettere degli arcaismi ieratici nei costumi.

Vesti identiche sono già esemplificate nelle im-
pressioni di alcuni sigilli cretesi (3) ma sul nostro
sarcofago, per la grandezza maggiore delle immagini
possono esser meglio studiate, che non nelle minu-
scole rappresentazioni dei sigilli. Se teniamo presente
il valore indubitabilmente rituale di questa foggia di
vestito (cfr. p. 18 e 67) non potremo fare a meno di
ricordare usi analoghi di antiche popolazioni semitiche.

Nella Bibbia e nei documenti babilonesi si parla
più volte di un vestito speciale che è usato in occa-
sioni di lutto, di penitenza, di gravi calamità, di resa
a discrezione al vincitore (4). Il nome ebraico di tale
vestito è sale ptP che i Settanta e la Vulgata tradu-
cono rispettivamente aàxxoq e saccus. Non sappiamo
con precisione, di quale materia e di che forma fosse
il sak. Se stessimo al significato delle parole affini o
derivate ffdxxog, saccus, dovremmo immaginarlo poco
dissimile dal vestimento dei nostri personaggi. L'au-
tore dell'articolo sackcloth nella Enciclopédia biblica
di Cheyne e Black lo ritiene: « a loin-cloth similar,
no doubt, to the ihram of Moslem pilgrims at Mecca ».
A me sembra interessante far rilevare, che nella mag-
gior parte dei passi biblici il verbo usato per « indos-
sare il sacco » è hagar Un quello stesso che si usa
per « cinger la spada » e che i Settanta traducono
7tsqi£cóvvv[ii, o neqi§allm, la Vulgata accingi, cir-

(') Eosellini, Mori, storici, tav. XVII, un. 6 e 7; tav. XXIII,
n. 28, ecc.; Eeinach A. J. L'Égypte préhistorique, p. 25.

(") Bent, The sacred city of Aethiopians, p. 10; Le Roux,
Menelik et nous, p. 267 ; Rosen, Deutsche Gesandtschaft in
Abessinien, pp. 335, 344.

(') Hogart, The Zakro Sealings in Journ. Hell. Stud.,
XXII sigilli n. 6-8; Halblierr, in Mori. Lincei, XIII, pp. 39 e
41, nn. 28 e 30.

(«) Per la Bibbia vedi Is. 111-24; XV-3; XXII-12; Ier.
VI-26; XLVIII-37; Ioel 1-13; Ionas III-8; Iob XVI-15; Psalm.
XXIX-12; XXXV-13; Reges 1-20-31 ; II-3-31 etc; per Babilonia
Lagrange, Religions semitiqv.es, p. 321; Cheyne Black. Encycl.
biblica s. v. Sackcloth.

cumeingi ('). Un passo del libro dei Re è anche più
"chiaro, e ci mostra questo costume diffuso anche tra
le altre popolazioni di Siria; i seguaci di Benhadad
regolo di Siria sconfitti dagli Israeliti dicono: «.ecce
audivimus, quod reges domus Israel clementes sint;
ponamus ilaque saccos in lumbis nostris, et egredia-
mur ad regem Israel, forsitan servabit animas no-
stras . .. . et accinxerunt saccis lumbos suos(2). Si
tratta dunque di un vestito che si pone attorno ai
fianchi, e che lascia perciò scoperto il torso, precisa-
mente come i nostri del sarcofago.

Circa la materia del sak si può notare, che esso
come veste di penitenza, doveva essere usato da santi
e da profeti, e che di uno di questi Giovanni Battista
si sa, che era vestito di peli di camello (:!). Trattan-
dosi di veste sacra, la enorme distanza di tempo non
deve togliere troppo valore alla nostra comparazione;
anzi se non si ritenga cosa del tutto improbabile, che
anche al primitivo periodo cristiano possano estendersi
queste ricerche, per quegli anacoreti e penitenti che
possono aver adottato o conservato la veste di lutto
dei semiti, abbiamo più volte il ricordo di sacchi di
pelle (4).

Sicché l'uso di un pezzo di pelle cinto ai fianchi
si può ammettere largamente diffuso tra i Semiti
(Ebrei, Siri, Babilonesi) per significare lutto o dolore.
Che da essi lo abbiano appreso i Cretesi o viceversa,
o che gli uni e gli altri lo abbiano avuto indipen-
dentemente, o che ad ambedue sia venuto da una
fonte comune, è difficile dire. Non è in ogni modo
inopportuno ricordare, che la primitiva arte caldea ci
ha dato alcune figure col torso nudo e con vesti vel-
lose cinte ai fianchi (5).

L'uomo col torso di prospetto e il resto del corpo
di profilo, secondo la nota convenzione pittorica arca-
ica, sorregge con le braccia una barca stretta e lunga,
con prora alta e sottile, segnata a tratti neri e con
due linee gialle sull'orlo. Anche quest'altro partico-

(') Per es. in Is. XV-3; XXII-12; Ier. VI-26. Ringrazio il
p. Genocchi che mi ha aiutato in queste ricerche.

(2) Reges, 1-20-31.

(3) Marcus, 1-6.

(4) Cfr. Smith-Cheetham, Dict. of Christ. antiq. s. v. sack-
cloth; inoltre Apocal, XI-12 anxxoc rgi/n og; Vita Nili iunio-
ris, p. 32 evfìvfia ànà rpt/ffie «iye>y auxxog; Augustin, Enar-
rat.2 in Psalm. 29: saccus de capris conficitur et haedis.

(5) Heuzey, Les origines orientales de l'art, p. 120.
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