Accademia Nazionale dei Lincei <Rom> [Editor]
Monumenti antichi — 19.1908

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IL SARCOFAGO DIPINTO DI HAGHIA TRI ADA

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anche i frammenti di una grande bipenne di bronzo
identica alle nostre, non solo per la forma, ma anche
per la decorazione a fasci di linee oblique (').

Il valore religioso della doppia ascia nell' Egeo
preellenico è stato così copiosamente illustrato da mo-
numenti, ed è così sicuramente stabilito, che non ab-
bisogna di dimostrazioni (2). Le nostre sarebbero asce
quadruple, quali appaiono spesso in pitture, in inci-
sioni e in modellini (3). Si può forse ritenere, che le
quattro asce fossero disposte in croce: i pittori le
avrebbero riprodotte come potevano, e anche i fab-
bricanti di modellini le avrebbero disposte in un solo
piano per poterle ritagliare da una sola lamina.

Nel nostro sarcofago la religione dell'ascia ap-
pare stretta e collegata con quella dell'albero sacro
e con quella degli uccelli, relazioni constatate già
altre volte L'identificare i due uccelli non è si-
curo ; al loro colore nero, al becco forte e diritto (ve-
dere specialmente l'altro simile, ma più chiaramente
indicato, nell'altro lato del sarcofago) si rassomiglie-
rebbero meglio che ad altri animali, a corvi. In altri
casi però l'arte sacra minoica pare abbia voluto rap-
presentare delle colombe (5) e il color nero non si
opporrebbe del tutto a riconoscerle anche nel nostro

(') Halbherr in Mem. R. Istituto lornh., XXI, p. 243.

(*) Come è noto, il labirinto cretese della tradizione non
sarebbe che il centro del culto della doppia ascia: Evans in
Journ. of IIeli. Stud., 1901, p. 106, ipotesi già emessa dal
Mayer e dal Kretschmer. Cfr. però Reinach in Anthropologie
1902, p. 26. Per le scoperte singole cfr. Schliemann, Mycìnes
(ed. frane. 1879), p. 335, Tyrins (ed. inglese 1886), p. 167;
Helbig, Epopèe Ilomerique, p. 142. n. 3; Evans, in Brit. School
Antimi, VI, p. 32; VII, p. 53; Vili, p. 28; IX, p. 35; Ma-
ckenzie, Journ. of II eli. Stud., 1903, p. 203; Hogarth in Brit.
School Annual, VI, p. 109, fig. 40; Pernier, in Mon. Lincei,
XII, p. 69 e 103; XIV, pp. 440, 465; Xanthudidis in 'Ecp. 'àqx-
1900, p. 25, tavv. III e IV; Karo in Archiv fur Religions-
wissenschaft, 1904, p. 124; Halbherr in Rend. Lincei, XIV,
p. 373 e in Mem. R. Istituto lomb., XXI, p. 243; Mosso in
Mem. R. Acc. Lincei, serie 5a, voi. XII, p. 508 ecc. ecc. Inte-
ressante può essere raccogliere i documenti della trasmigra-
zione di questo simbolo in Italia: cfr. ad es. Mosso, 1. c. p. 511 ;
Pasqui in Not. Scavi 1907, p. 317 con citazione di altri esem-
plari etruschi; Grenier in Mélange.s de VÉc. Frane., 1907,
p. 411.

(3) Evans in Brit. School Annual, Vili, p. 101 e in Journ.
of IIeli. Stud., 1901, p. 107; Furtwàngler, Antike Gemmen,
II, p. 42 ; Milani, Studi e materiali, I, p. 198.

(4) Cfr. Evans in Brit. School Annual, Vili, p. 28; X,
p. 43.

(5) Evans, ibid., Vili, p. 98 e in genere sulla religione
della colomba lo stesso Evans in Journ. of Hell. Stud., 1901,
p. 105. Cfr. anche Dawkins in Brit. School Annual, X, p. 219

sarcofago, perchè son coloriti in nero anche gli uc-
celli fìttili che posano sulle colonne di un tempietto
votivo trovato a Knossos, uccelli che per la loro con-
formazione somigliano molto a colombe ('). Nere sono
pure le colombe sacre di Dodona (2). Il Karo crede
di riconoscervi delle aquile, sebbene il rostro non
presenti la curvatura caratteristica dei " Rapaces » (3).
La mia interpretazione come corvi avrebbe favorevole
l'aspetto dato dal pittore a quegli animali, ed anche
il valore religioso che il corvo come uccello loquace,
imitante la voce umana e profetico, ha avuto presso
più di un popolo (4).

Più interessante della determinazione della specie
sarebbe poter stabilire con certezza, che cosa quegli
uccelli rappresentino come simbolo religioso. E noto,
che da molti e diversi popoli l'anima è simboleggiata
e rappresentata in forma di uccello (5), e trattandosi
qui di un soggetto funebre, si potrebbe pensare dap-
prima a figure di anime. Ma non credo che questa
sia la spiegazione da preferire ; vedremo più sotto (°)
quali caratteristiche di irrealtà, sono date all'uccello-
anima : questi invece, anche se non chiaramente iden-
tificabili, sono animali ripresi dal vero. In secondo
luogo, essendo l'ascia indubitabilmente simbolo divino,
sarebbe sconveniente, che al di sopra di esso posassero
delle anime umane. Molto più probabilmente perciò
quegli uccelli sono essi stessi simboli e segni della
divinità ; una forma di zoolatria che non vi è ragione
di escludere dalla religione minoica (7).

Tra le due asce, poggiato su un piedistallo a
tronco di piramide, è un grande vaso, cui può conve-
nire, e per la forma e per l'uso, il nome di cratere.
Ampio, campaniforme, con due anse impostate verti-

(') Evans in Brit. School Annual, Vili, p. 28.

(2) Herod., 11-55. Cfr. Savignoni in Mon. Lincei, XIV,
p. 581.

(3) Karo in Archiv fiir Religionswiss., 1904, p. 130. Anche
gli uccelli dei tempietti d'oro di Micene sono per il Milani e
per il Karo aquile. Cfr. Studi e materiali, I, p. 209.

(*) Keller O., Rabe und Krahe im Altertum (/ Jahresbe-
richt des Vereins fùr Volkskunde und Linguistik in Prag,
1893), cfr. la xoqwvr] e il xohoióg guide di Peitetero e di Evel-
pide, negli "Ogvides di Aristofane.

(") Weicker, Seelenvogel, v. appresso p. 61.

(6) Pag. 62.

(7) Anche il Savignoni ritiene, che l'uccello posato su un
betilo o su un albero indica lo spirito divino che si posa, e dà
segno di possedere una cosa sacra. Cfr. Mon. Lincei, XIV,
p. 581 seg.
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