Accademia Nazionale dei Lincei <Rom> [Editor]
Monumenti antichi — 19.1908

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IL SARCOFAGO DIPINTO DI HAGHIA TRI ADA

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Segue una figura di donna vestita di un lungo
abito ceruleo con mezze maniche, orlato allo scollo
e lungo le maniche di un' ampia banda a tre colori:
giallo con lineette verticali brune, nere e rosse (').
Sul petto passa obliquamente una fascia rossa conte-
nuta tra due nere. L'orlo inferiore della veste ha,
secondo una moda minoica largamente esemplificata,
parecchi volani a più colori (2). Dalla spalla destra
pendono due lembi del velo a sciarpa portato da tutte
le altre figure.

Singolarissima è l'acconciatura del capo. Dei ca-
pelli neri si vedono solo le estremità presso l'orecchio
e la tempia, e un ricciolo che scende in mezzo alla
fronte. Tutto il resto è coperto da una cuffia di stoffa
rossa terminata in alto da un bottone lenticolare, dal
quale partono tre lunghi nastri rossi che scendono
dietro le spalle. La cuffia è cinta da una specie di
diadema aurato che, imitando la forma dei capelli,
è distinto in tanti riccioli ripiegati verso l'interno
della cuffia, e, raccogliendosi poi all'occipite, termina
come una treccia dietro il collo.

Come forma generale, tale acconciatura del capo
somiglia molto a quella d'una figura del grande anello
d'oro di Micene (fig. 9) ; anche in questa dal vertice
della cuffia partono lunghi nastri che scendono sulle
spalle. Per l'oro che circonda la cuffia se non si pos-
sono citare con piena sicurezza a riscontro i ricchi
trovamenti di ori laminati nelle tombe dell'Acropoli
e in tombe a camera di Micene (:ì), si potrebbe
sempre ricordare l'ornamento trovato a Troia (4), ma
forse il confronto migliore possono offrirlo quelle sin-
golari imitazioni di frange di capelli in oro che sono
apparse in tombe scito-elleniche della Russia meridio-
nale, ma che furono in uso anche nella Grecia conti-
nentale e in Asia Minore fin verso il V secolo, e
nelle quali lo Hauser ha recentemente proposto di ri-

(') Su tale foggia di vestito v. Evans in Brit. School
Annual, VII, p. 20. Cfr. anche per una possibile analogia il
XiTéf teQ/MÓeig di Esiodo, e la interpretazione che ne dà lo
Helbig in Epopèe Eomerique, p. 221.

(*) Cfr. Evans in Brit. School Annual., VI, p. 12; Hal-
bherr in Mon. Lincei, XIII, p. 59, tav. X. I volani della nostra
figura sono però molto semplici e serii.

(a) Tsundas Manatt, Myc. Age, pp. 176,177; cfr. Stais, Jleql
rfjg xqvas(°S fivxi]vaixai> xoa/j.rjfidTaiv in'h'tp. Uqx> 1907, p. 31.

(') Perrot Chipiez, Ilisl. de l'Art, VI, p. 956.

conoscere le rérrifeg ricordate dai classici greci (').
Giustamente lo Hauser aveva supposto in quel sovrac-
caricarsi d'oro « eine uralle Sitle ».

Due braccialetti a ciascuno dei polsi terminano
l'ornamento della figura. Al volto grazioso segnato
nelle labbra da una linea rossa, aggiunge leggiadria
il naso leggermente retroussé, una caratteristica che
i sudditi di Minos sembra amassero nelle loro donne,
perchè appare generalmente nelle figure femminili più
grandi e più accurate che gli scavi cretesi ci hanno
reso (2).

Sulla spalla destra la nostra figura porta una per-
tica alle cui estremità passano le anse di due situle
simili a quelle che la figura precedente rovescia nel

Fig. 9. — Una figura del grande anello d'oro di Micene (3:l)

(Da Milani, Studi e materiali, p. 195).

grande cratere. Il modo di portare le secchie è natu-
ralmente usitatissimo ora, e deve esserlo sempre stato
in tutti i paesi ; rappresentazioni antiche ne abbiamo
frequentemente in monumenti egiziani (:!). Vedremo,
descrivendo l'altro lato, che cosa si può supporre sia
contenuto in queste secchie, e donde provenga (4) in-
tanto faccio notare, come l'azione di queste due figure
fornisce, a mio parere, un argomento che convalida l'ipo-
tesi sull'uso sacrale del grembiule di pelle (v. p. 18).

(') Tetti.v, in Jahreshefte d. osterr. Inst., 1906, p. 75;
cfr. le osservazioni del Petersen, ibid., 1906, Beiblatt, col. 77.

(») Evans, in Brit. School. Ann., VII, p. 57, fig. 17; Vili,
p. 55.

(3) Wilkinson Birch, Manners and Customs, II, pp. 82,
83, 86. Un esemplare dell'oggetto stesso ritrovato a Tebe è
riprodotto ibid., I, p. 375.

(4) V. p. 47.
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