Accademia Nazionale dei Lincei <Rom> [Hrsg.]
Monumenti antichi — 19.1908

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IL SARCOFAGO DIPINTO DI HAGHIA TRIADA

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madre dell'eroe, che solo dopo aver bevuto riconosce
suo figlio (') : sangue a rivi è fatto scorrere intorno
al rogo di Patroclo (2). E così anche nella Grecia sto-
rica sappiamo dell'uso di versar sangue intorno ai se-
polcri (3).

S'intendono pertanto, e si spiegano con quest'uso i
pozzetti-altari trovati sopra le tombe dell'acropoli
di .Micene (*), a Vaphio (5), a Diraini (°), a Me-
nidi (7) etc.

Nel caso del nostro sarcofago credo pertanto, che
debba ritenersi come probabile la destinazione di quel
sangue al culto del morto. Forse raccolto nel grande
cratere il sangue delle diverse vittime, ed esaminato
fors'anche dalle sacerdotesse, poteva essere rovesciato
tutto insieme nel pozzo o nel luogo delle libazioni,
perchè scorresse xotvXi)qvtov come intorno al rogo di
Patroclo, e impregnasse la terra, e tutta vivificasse
la triste salma onorata. 0 forse anche il grande vaso
stesso, privo di fondo, serviva a trasmettere il sangue
alle zolle circondanti la tomba, e alla casa sotter-
ranea dei morti. Questa seconda ipotesi troverebbe
un riscontro negli usi funebri greci dell'età geome-
trica: nei sepolcreti del Dipylon infatti fu più volte
osservato, che i grandi vasi, posti sulle tombe, man-
cano di fondo, e sono ripieni di resti animali, appunto
perchè destinati a ricevere e lasciar colare nella terra
il sangue delle vittime offerte (8).

Si può essere tentati a darò al grande cratere
del nostro sarcofago il nome di àfiviov un vocabolo
ana'S ìsyóiitvov in Omero (9), ma usato a Creta e
di etimologia per i Greci poco chiara, visto che Eu-
stazio si riduce a cercargliene una affatto improba-
bile ('«).

Mentre si compie il sacrifizio, presso il toro mo-
rente un uomo suona la doppia tibia. Il suo vestito

(') X 153.
(s) ^34.

(3) Cfr. Pausania, III, 19-3; X, 4-10.

(') Perrot Chipiez, Hist. de Vart, VI, p. 323.

(5) Tsundas in 'E<jp. àqX-, 1889, p. 138.

(°) Lolling-Wolters in Ath. Mitth , XI, p. 437.

(') Lolling ibid., XII, p. 139.

(8) Vedi tutte le citazioni in Poulsen, Dipylongràber,
p. 19.

(•) y 444.

(10) Comm. ad Odiss. 147C: Kotjtsg <fè llfj.vióv (così avrebbero
accentuato i Cretesi) cpaoiv àyyùov eig S rò alfiu za» iegeiaiv
èóéxofro, al'jxvióv et, 8v ttccqù tò aifj,a.

Monumenti Antichi — Vol XIX.

di un colore turchino-cinereo con bordo giallo al collo
e rosso all'orlo inferiore, è simile per forma a quello
del citaredo nell'altro lato del sarcofago: solo è più
corto, arrivando poco sotto alle ginocchia. A diffe-
renza di tutti gli altri uomini che appaiono nel sar-
cofago, due lunghe ciocche di capelli neri gli scendono
dietro le spalle. Come si sa, i capelli lunghi sono
frequentissimi nelle rappresentazioni di uomini minoici,
sicché si potrebbero formulare svariate ipotesi su
questa diversità di trattamento nell'acconciatura del
tibicine e degli altri personaggi maschili del sarco-
fago : si potrebbe pensare ad esempio, che nelle figure
dei portatori di offerte della tav. I il pittore abbia
omesso il particolare delle lunghe chiome, unicamente
perchè sotto l'influenza dei modelli egizi, che esi-
bivano uomini a capelli corti ; ma sarebbe ben diffi-
cile poter dimostrare, che in qualche cosa gli artisti
minoici abbiano semplicemente riprodotto modelli
egizi, rinunciando a ogni originalità. Così pure è
assolutamente da escludere, che i capelli lunghi del
tibicine rappresentino una parrucca, come era l'uso
dei sacerdoti egizi, che abitualmente portavano il
capo raso, e si camuffavano in certe cerimonie con
parrucche (')• In troppe svariate circostanze e in mo-
menti non tutti di cerimonia abbiamo nei monumenti
rimastici esempi di uomini minoici con lunghe chiome
dietro le spalle.

Si potrebbe finalmente pensare, che i portatori di
offerte e il liricine di tav. I abbiano tagliato i loro
capelli in segno di lutto. È noto, quanto questo co-
stume sia diffuso, specialmente in relazione a ceri-
monie funebri, nelle quali probabilmente esso non è
che una riduzione o un simbolo dell'intero sacrifizio
umano (2). Per il bacino dell'Egeo quel costume ci è
attestato da Omero in più luoghi, per esempio nella
narrazione dei funerali di Patroclo (3). È probabile,
che anche nella Creta preistorica fosse usata questa

(') Wilkinson Birch, Manners and Gustoms, 1, p. 185;
II, 329.

(2) Tylor, Civilisation primitive, II, p. 516; Lagrange.
Religioni semitiques, p. 322. Wilcken, Das Haaropfer in Revue
coloniale internai., 1887, p. 354; Wieseler in Philologus, IX,
p. 711; Pinza, La conservazione delle teste umane in Bull.
Soc. Geograf. It., 1898, p. 349.

(3) 'P 135: &gi£i dé narra véy.vv xaxaeivvaav (i Mirmi-
doni] ug énépaXXoy xeiQÓfievoi. Cfr. Helbig, Epopèe Ilomerique,
p. 298

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