Accademia Nazionale dei Lincei <Rom> [Editor]
Monumenti antichi — 19.1908

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IL SARCOFAGO DIPINTO DI HAGHIA TRIADA

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ai imperniano specialmente intorno alla M^rrjQ &£Ùr.
debbono ritenersi come estranee alle concezioni primi-
tive e fondamentali di quei popoli, e infiltratesi in
esse per la convivenza con altre genti meno aliene da
quei concetti.

Poiché altre popolazioni storiche del Mediterraneo
presentavano un ordinamento familiare, in cui più
grande parte era fatta alla donna, i Licii anzi tutto,
che, secondo la testimonianza di Erodoto, avevano un
vero e proprio matriarcato ('), gli Etruschi, presso i
quali le donne davano il nome ai figli, e non vive-
vano segregate in casa, ma partecipavano al culto,
alle feste e ai banchetti (2), forse anche i Liguri,
secondo una congettura del Ridgeway Una civiltà
a stato matriarcale può dunque avere esistito nel Me-
diterraneo, e non pochi sono i sostenitori di questa
teoria (4). Sarà da ammettersi anche per gli uomini
minoici un ordinamento matriarcale? Non oserei dirlo:
un vero e proprio ordinamento matriarcale come quello
deiNairs del Malabar(5) o degli indigeni d'America (°)
è così poco favorevole a una salda compagine della
famiglia e alla conseguente saldezza dello Stato, che
mi pare sia impossibile a una società ordinata matri-
arcalmente raggiungere un grado evoluto di civiltà (7).
Ma in ogni modo gli uomini minoici erano dal matri-
arcato molto meno lontani, che non i Greci o i Latini.

La fede degli uomini minoici nella continuazione
della vita nell'oltre tomba, e nella natura complessa
dell'ente uomo ci è attestata in un modo evidente
dalle pitture del sarcofago. Una parte dell'uomo, più
immateriale, non ha perduto con la morte del corpo
il moto e la vita, e, raffigurata sotto forma di uccello,
continua a percorrere volando le vie del cielo. Molto

(') Herod., I, p. 173: cfr. il libro citato del Bachofen e
le osservazioni dello Szanto, Festschrift fur 0. Benndorf,
p. 259 e del Thiersch, in Jahrbuch des Inst. 1907, p. 235.

(2) Bachhofen. Die Sage von Tanaquil; Miiller-Deecke,
Die Etrusker, I, p. 373.

(3) IVho were the Romans, in Proceedings of the Brit.
Acad., p. 16 dell'estratto.

(4j V. in proposito Bachofen, Das Mutterrecht, passim ;
Westerraark, Ilistory of human marriage; Giraud Teulon, Les
origines du mariage, p. 280.

(5) Giraud-Teulon, Les origines du mariage, p. 150.

(6) Lafitau, Moeurs des sauvages americains, I, p. 69;
Morgan, House-life of the American Aborigines.

(') V. in proposito lo stesso Giratid Teulon, Les origines du
mariage, p. 348 seg. Lacombe, La famille dans la sociélé
romaine, p. 27.

Monumenti Antichi — Vol. XIX.

più arduo è dire, se la figura umana non vivente e
non reale, rappresentata sulla biga tratta da grifoni,
rappresenti un terzo elemento costitutivo dell'essere
uomo.

Di questo triplice spezzamento che morte produce
nel XÓG/.IOÌ uomo, ognuno sa, che documenti sicuri
abbiamo nell'antica religione egizia, che del problema
della morte si è preoccupata più di ogni altra religione
antica. Alla morte l'anima dell'uomo egizio, il ba, vo-
lava via sotto forma di uccello, e nel sepolcro oltre
il corpo rimaneva il ha o il doppio, una seconda
anima più materiale, quasi intermediaria tra la prima
ed il corpo, che del corpo riproduceva esattamente le
forme, pur essendo trasparente e impalpabile (l).

Questi concetti, abbastanza ben determinati nella
religione egizia, non mancano del tutto in altre reli-
gioni mediterranee ; soltanto presso genti meno dedite
delle egizie a una speculazione escatologica così pro-
fonda, sono rimasti meno perspicui e meno compresi
e accettabili. Lo sì'Smlov dei Greci, che, consistente
come il fumo, riproduce le forme del corpo sì da
essere riconosciuto dai viventi, ma che è diverso dal-
l'individuo di cui imita le fattezze (2), non ha nulla
a che fare con l'anima, ed è invece un doppio come il
ha. E così i lemures o i manes e fors'anche il genius
dei Eomani, sono qualche cosa di ben diverso dal-
l'anima del morto (3). Ed in genere quasi tutte le reli-
gioni primitive ammettono l'esistenza di due elementi
incorporei nell'uomo, l'uno un principio vitale che fa
diverso un vivente da un cadavere, l'altro un fan-
tasma, una forma umana che appare nei sogni o nelle
allucinazioni. Si deve convenire, che il problema pro-
posto alla speculazione dell'uomo primitivo dai due
fatti della morte e del sogno non può trovare per
una intelligenza vergine una soluzione più semplice
e più soddisfacente (4).

(') Maspero, Conference sur Vhistoire des dmes dans VÉ-
gypte ancienne; Erman, Aegypten. II, p. 414; Aeg. Religion,
p. 87; Loret in Ann. du Mus. Guimet, X, p. 525.

(a) Vedi specialmente Omero, V, 70, 100; X, 495, 602;
fi, 207; Stesichor., Paraphr. antiqua Lycophron., 882, p. 71,
ed. Scheer; Bergk, Poelae lyrici, III, p. 215; Aesch., Pro-
metheus, 583, 584 ; cfr. Kohde, Psyche, P, p. 60.

(3) Wissowa, Religion und Kultus àer R'òmer, p. 192;
Negrioli, Dei Genii presso i Romani, p. 7.

(4) T}rlor, Civilis. primit-, I, p. 496: alcune religioni am-
mettono anche molte anime: Tylor, ibid., p. 503; il Gomperz

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