Accademia Nazionale dei Lincei <Rom> [Editor]
Monumenti antichi — 19.1908

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NUOVE ANTICHITÀ DI GELA

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mincia ad apparire in Atene verso il 454 {Bull. corr.
hell. IV, p. 254), ciò implica che per ragioni paleo-
grafiche il vaso sarà di qualche anno più antico di
tale data, il che dà e riceve conferma dalle osser-
vazioni stilistiche. Nuovo è il « Lieblingsname » Uv-
VaTos, che non trovo registrato nella seconda ediz.
del Klein, e nei supplementi generali del Birch-
Walters, Ano. Potter}/, II voi. p. 277. Tale forma
onomastica si può dir sconosciuta anche all'infuori
dei vasi, perchè una unica volta ricorre nel C. I.
Attic. Addenda ad voi. II, n. 986b, mentre invece
è nota quella di Ilv&sog, di cui dalle fonti epigra-
fiche conosciamo un personaggio storico : Ilv&sog IIv-
\)tov 'EQV^Qatog (SiQccirjóq.

La bella lekythos, derivante da scavi abusivi nella
campagna gelese, viene ad accrescere la numerosa fa-
miglia di quelle di stile rosso severo progredito, che
in numero così strabocchevole uscirono dai sepolcri
gelesi, da ingenerare in qualcheduno la credenza, in-
fondata però, che in Gela prosperasse un florida in-
dustria del genere. Essa è indubbiamente attica, ed
al pregio artistico si aggiunge il nuovo « Lieblings-
name » attico, esso pure.

VI.

Piccola henna di bronzo.

Estremamente povera di buoni bronzi plastici
greci è la Sicilia, e tale penuria più che mai si
avverte visitando i due grandi Musei dell'isola, ed
in particolare quello di Siracusa. Sorto assai tardi e
poveramente dotato, questo ha però negli ultimi anni
acquistato quanto più ha potuto, riuscendo a costi-
tuire una non spregevole collezione, di cui un ven-
tennio addietro v'era appena un nucleo insignifi-
cante ('). La caccia spietata che i ricchi Musei e gli
antiquari stranieri fanno a colpi di marenghi a tali
ricercate opere d'arte non ha impedito che alcuni
pezzi, se non insigni, ragguardevolissimi, di Cama-
rina e di Gela, venissero salvati al patrimonio nazio-
nale. Ed il breve manipolo di bronzi gelesi, che qui
si illustra, accresce sensibilmente la modesta serie
del Museo siracusano.

(') Nulla possedeva il Museo nel 1888, quando io presi
servizio in esso, all'infuori della superba Medusa illustrata dal
Patroni in Revue Archéol, 1896', p. 355, tav. Vili.

Uno dei gioielli della raccolta siracusana è la
piccola erma in bronzo riprodotta alla tav. IV, fusa
e ripresa a bulino in alcuni particolari. L'altezza
massima non ne supera i 116 min. Un pilastrino ret-
tangolare massiccio, munito superiormente di due
appendici, copia di quelle che nelle grandi henne reg-
gevano corone, insiste sopra una zoccolatura a due
gradini, a spesse pareti e cava nell'interno. In alto
esso regge una testolina di fattura squisita, malgrado
la piccolezza delle dimensioni, raffigurante un adulto
con mustacchi e la barba accuratamente tagliata a
punta {Oyrjvonmyoav), la chioma raccolta ed arroto-
lata a mo' di cercine attorno la calotta craniale, sulla
quale invece è discriminata e striata; gli occhi pro-
fondi hanno la pupilla indicata a punta; gli archi
sopracigliari sono pronunciatissimi ed a spigolo acuto.
Sul pilastro al punto conveniente i genitali, promi-
nenti ma non eretti, poggiano su di una foglia tri-
lobata.

La epidermide del bronzo è a patina uniforme ; a
tratti leggere erosioni e sfogliature; nel complesso ufi
color verde chiaro, con qualche chiazza nerastro-azzur-
rognola.

L'erma fu rinvenuta nella seconda metà del 1906
nel feudo Monteleone ad oriente della città, ed a
quanto pare dentro un sepolcro ; ma più precise indi-
cazioni sul sito e sullo strato di provenienza non mi
fu dato di raccogliere.

Premesse talune osservazioni sulla tecnica di questo
bronzo, sarà poscia nostro compito, rivolgere l'inda-
gine su due punti : stile ed epoca di esso, e poi sua
destinazione e significato.

Essendo la nostra ermetta una piccola statua, è
naturale siasi adottata anche per essa la fusione in
pieno, anziché quella a vuoto interno ed a pareti sot-
tili, propria del IV sec, e che in ogni modo diffi-
cilmente era applicabile a figurine di piccole dimen-
sioni, nelle quali insignificante sarebbe stato il ri-
sparmio di materiale e compromessa la statica della
figura ('). Il processo tecnico ed il sistema di fusione
con cui venne confenzionato il bronzetto, non può
essere che uno, quello cioè a cera perduta (2). Questo

(') Friederichs, Ideine Kunst uni Industrie in Alter-
thum, p. 11.

(8) Vedi su tale processo Bliimner, Geioerbe und Kùnstc,
IV-I, p. 280. Ammettendo tale processo, conviene altresì sup-
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