Accademia Nazionale dei Lincei <Rom> [Editor]
Monumenti antichi — 19.1908

Page: 123
DOI article: DOI Page: Citation link: 
https://digi.ub.uni-heidelberg.de/diglit/monant1908/0073
License: Free access  - all rights reserved Use / Order
0.5
1 cm
facsimile
123

NUOVE ANTICHITÀ DI GELA

124

Attorno all'Hermes di Pergamo il Conze e l'Alt-
mann hanno raggruppata una serie di busti e di erme,
i cui originali risalgono al V secolo. Ma a me pare
che si sia alquanto esagerato nei criteri di questo
aggruppamento. Anzitutto non sappiamo bene, se l'H.
Propylaios menzionato da Pausania fosse una vera
statua, e se, conseguentemente, il busto di H. esposto
da Pergamio, abbia subito nel suo adattamento ad
erma qualche modificazione. Con questa riserva io mi
domando, quale nesso vi sia p. e. fra l'erma di Per-
gamo ed il busto Schroder (Arch. Ameiger, 1903,
p. 32), dove chioma e barba sono elaborati in modo
completamente diverso, se non la derivazione da un
buon originale del sec. V, ma forse non dallo stesso
originale. Tale erma fu collocata verso il 450 ('), e
sta bene; ma come l'esemplare di Pergamo nella
chioma frontale a più ordini di cilindri spirali, così
il nostro bronzetto nella chioma a (Srqótpiov e nella
barba a punta acuminata (cfr. pittura nera), conser-
vano tracce di un arcaismo scomparso nel Parte-
none (2).

Per concludere, nel bronzo gelose io vedo una
eccellente derivazione di un ottimo prototipo attico
della metà del sec. V, anzi forse di qualche anno
prima. Se il busto di Pergamo rappresenta una copia
fedele, precisa, inalterata del Propylaios di Alcamene,
allora io escludo la derivazione del bronzo gelese da
Alcamene. L'esemplare pergameno ricorda decisamente
i tipi ieratici di Dioniso, e quello dello Zeus di Fidia;
il nostro sembra arieggi piuttosto un tipo individuale,
e ritrattistico. Il mio esame critico, spregiudicato ed
indipendente, mi ha forse condotto a risultati nega-
tivi ; ma, se non altro, esso ha messo in evidenza
l'ottima epoca e la squisita bontà di questo piccolo
gioiello dell'arte bronzistica, degno di stare accanto,
e con onore, ai migliori bronzetti del primo rinasci-
mento italiano.

Ed ora attacchiamo un'altra questione del pari
spinosa, quella della destinazione e del significato
dell'ermetta. Ove noi possedessimo dati sicuri e pre-
cisi sulle condizioni della scoperta, avremmo già la

(') Loeschcke, Zur Datierung des Hermes des Alkamenes.
(Jahrbuch, 1904, p. 22 e segg ).

(2) Kitengo arcaica anche la forma del plinto a gradinetti,
come nell'Artemis Daidaleia di Mazi. Furtwiingler, Neue Denk-
màler aut. Kumt, II, p. 574.

via aperta a meglio raggiungere il nostro scopo. Pare
(dico pare, non potendo produrre assicurazioni espli-
cite), che il bronzo sia stato trovato dentro un se-
polcro; cosa per vero alquanto strana ed inusitata,
sapendo noi come i Greci, a diversità degli Etruschi,
sostituissero sempre le imagini metalliche, anche da
loro apprezzatissime, con copie fittili, quante volte
destinate ad accompagnare i defunti. Accettando ora,
con tutte le debite riserve, la provenienza sepolcrale,
noi dobbiamo ancora una volta richiamarci ai recenti
studi del Curtius.

Se non come vera divinità sotterranea analoga a
Pluton, H. ebbe certo, fra i suoi molteplici caratteri
e funzioni, e ben per tempo, anche quello di divinità
che, talvolta associata con Demeter e Cora, nelle cose
d'oltre tomba e catactonie aveva svariati rapporti
(o. e. p. 24). Questo lato speciale dell'indole intima
di tale divinità il Curtius è venuto meglio lumeg-
giando dallo esame di testi e di monumenti, reagendo
vivacemente contro il sistema e le idee dello Scherer
(apud Eoscher 1. e). Basti per tutto rammentare l'H.
%t)ónog e rpvxonoiiTcóg ('). Non solo; ma dall'analisi
attenta delle erme il C. ha rivendicato a buon nu-
mero di esse, e fino da tempi remoti, un genuino
carattere funebre, al quale poi, appena l'arte è in
grado di meglio esprimersi, va associata l'espressione,
più o meno convenzionale del defunto, o dei defunti,
a cui l'erma si riferiva. In altri termini, partendo
dai tempi più oscuri dell'arte aniconica, egli ci fa
seguire la lenta e progressiva evoluzione del fffjfia
sepolcrale neH'a/«^u« del defunto.

Accolta pertanto la tesi del Curtius, ed am-
messa, sia pure con benefìcio di riserva, la prove-
nienza dell'erma, ci si affaccia un duplice quesito :

a) E l'erma un 'H. xpvyonoimóq, che la pia
fede dei parenti depose nel sepolcro, quale presidio e
potente compagno del loro caro nel fatale viaggio agli
inferi ?

b) Oppure è esso un ritratto del defunto, che
con lui doveva per sempre scomparire nell'oblio e nel
mistero del sepolcro?

(') Ai copiosi testi raccolti dal C. aggiungasi una lami-
netta di defixione di Panticapaeum (Arch. Anzeiger, 1907,
p. 128), dove, fra lo altre divinità ctonie invocate, si ha
anche la formula: JIsqì 'KQfxav x^àviov *«' nagù 'E. %. etc.
loading ...