Accademia Nazionale dei Lincei <Rom> [Editor]
Monumenti antichi — 19.1908

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NUOVE ANTICHITÀ DI GELA

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Comperati dopo molte peripezie i bronzi, pei quali
si richiedeva un prezzo favoloso, ed affidata quella
massa di rottami all'occhio intelligente ed alla mano
perita del mio disegnatore e restauratore, sig. Kosario
Carta, egli colla scorta dei disegni e col calcolo
esatto delle curve dei manichi, dopo aver ricomposto
quasi per intero il collo del vaso con pezzi antichi,
potè compiere il miracolo della ricostituzione in gesso
dell'intera hydria. colle precise proporzioni che essa
aveva in origine, e quale si vede alla tav. V, colle
rilevanti proporzioni di cm. 46, in alt, e 36 cm. di
largii, all'aggetto massimo delle spalle.

Se per un lato fu a deplorare lo stato di frantu-
mazione del vaso, esso mi fornì però il modo di fare
parecchie osservazioni tecniche, le quali altrimenti
sarebbero sfuggite. Laminato era il corpo, fusi tutti
gli accessori, cioè le tre anse ed il piede. L'ampio
collo ha il labbro circondato da una breve fascia ver-
ticale; il corpo o ventre del vaso a forma di cuore,
colle spalle a spigolo tondo, era in lamina abbastanza
spessa e robusta, così da reggere comodamente al peso
della massa di liquido di cui era capace ; lo spessore
medio di un mm. si raddoppia nel labbro, e diventa
di tre nella frangia che lo circonda. I bronzieri cal-
cidesi che nella seconda metà, forse nell'ultimo quarto
del sec. VI, elaborarono l'elegante vaso e centinaia
di altri consimili per sempre perduti, avevano com-
piuto l'arduo processo di tirare a martello il corpo
ovolare dell'hydria e di farne combaciare e chiudere
a caldo le estremità della lamina senza bisogno nè
delle bullette, nè della saldatura; ed a chi ponga
mente alla forma del vaso ampia, profonda, e stretta
in alto e basso, non sfuggiranno le molte difficoltà
superate. I bronzieri calcidesi della seconda metà del
sec. VI erano quindi usciti dalla fase della imbul-
lettatura, e, ben superiori ai loro colleghi italici, si
comprende come abbiano coi loro ricercati prodotti
invaso e conquistato non solo tutto il mondo classico
di allora, ma anche talune contrade di barbari. Ma
il bronziere martellatore affidava il compimento del-
l'opera ad altri artisti di rango più elevato, i fondi-
tori; anzi, a dir meglio, non aveva che da mettere
in opera i pezzi già da essi preparati. Il connubio
della tecnica a (fcpvgrjAatov con quella a %sv[ia dava
l'armonioso, elegante e solido prodotto che noi ammi-
riamo, e che colla sua profilatura gentile e robusta

ad un tempo, colle sue ricche e solide anse, sembra
congiungere i due elementi della grazia e della forza,
che quasi rispecchiano il carattere del popolo greco
nel momento che precede le guerre persiane.

Di bronzo fuso a pareti spessissime ma non mas-
siccie è la ciambella che serve di piede all'hydria;
il cavo ne è riempito di piombo, per dare una so-
lida base al recipiente, la cui gravitazione, non indif-
ferente quando era pieno, si concentrava tutta in
questo punto ristretto. All'esterno essa è decorata di
un tondino spigato, soprastante ad un collarino di fo-
glie, lavorato, a quel che pare, a punta. Le due anse la-
terali sono del pari fuse a pareti molto spesse ma non
massiccie ; è importante di rilevare subito la loro forma
peculiare (fig. 13); il robusto arco carenato finiva
in due teste, forse feline, col muso stroncato, e ad
aggrapparsi solidamente alle spalle servivano due
appendici desinenti in rotelle cordonate; l'imbullet-
tatura, giova notarlo, è qui eseguita mediante chiodi
in ferro a teste ribadite. Ora ha il suo preciso signi-
ficato la circostanza che la identica forma di anse
laterali occorre in una ristretta serie di hydrie fittili
dipinte, che per il loro stile vengono con sicurezza
giudicate per calcidesi ('); di più nell'hydria di Pol-
ledrara, che se non è prodotto ionico, è certo nata in
ambiente pregno di influenze ioniche (2) ; infine nella
magnifica hydria calcidese in bronzo di Randazzo, di
cui sotto. Analoghi manichi laterali di hydrie distrutte
si sono trovati sporadici in diversi punti del mondo
greco, ma per lo più sono stati trascurati, perchè
modesti e non figurati (3).

(') Il diligente ed amoroso lavoro della signorina Elvira
F^lzer, Die Hydria. Ein Beitrag zur griech. Vasenkunde
(Lipsia, 1906), giunge opportuno ad agevolarmi, anzi a farmi
trovare bella e spianata la via all'illustrazione del vaso gelose.
L'A. ha cercato l'hydria negli strati più antichi, nel miceneo
e nel geometrico, e la accompagna fino al periodo più progre-
dito dello stile rosso. Ma oltre di averne seguito la genesi e
lo sviluppo formale, ne esamina anche le rappresentanze e la
decorazione Di più ne ha stabilito l'uso domestico e rituale,
raccogliendone i ricordi nei testi letterari, epigrafici (inventari
dei templi), non che nelle rappresentazioni vascolari. E in-
somma una completa e precisa monografia, che comprende
anche le hydrie e le kalpis in bronzo. Le hydrie calcidesi fit-
tili sono raccolte ai nn. 87-91, p. 72, ed alla tav. VII.

(') C. S. Smith, Journal of hell. stud., 1894, p. 214
e segg.

(») Mi limito a citare l'esemplare dell'Acropoli: De Eidder,
Bronzei de VAcropole, n. 166, p. 56.
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