Accademia Nazionale dei Lincei <Rom> [Hrsg.]
Monumenti antichi — 19.1908

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NUOVE ANTICHITÀ DI GELA

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Ma il pezzo veramente artistico del vaso era il
manico principale, verticale, attaccato al labbro con
bullette di bronzo, al ventre con cbiodetti di ferro.
L'elegante e robusto manubrio, che dava comoda e
sicura presa alla mano, consta di una verga ricurva,
piano-convessa, con solchi longitudinali, la quale si
sviluppava superiormente in due leoncini sdraiati
colle gambe protese, in basso in due arieti in ri-
poso colle zampe ratratte, ed in una palmetta ionica
come membro terminale. Di ritocco a punta vi ha
traccia nella barba leonina e nel torace degli ani-
mali (tav. V).

Teste, protomi e figure intere di arieti e leoni
sono elementi prediletti della decorazione ionica del
VI sec, soprattutto applicata ai bronzi. Talora isolati,
per lo più appaiati, o vagamente combinati con la
palmetta ionica, attorno ad un gambo o ad una figura
centrale, alla quale forman piede o coronamento, noi
li vediamo applicati precipuamente a svariati utensili
metallici, vasi, specchi, tripodi, ecc. Non mi soffermo
ad indagare, se questa predilezione per il leone e
l'ariete abbiano i Greci dell'Ionia appreso dall'Oriente,
diffondendola poi nell'occidente ellenico. Ma senza
indugiarmi a dimostrare una tesi ormai generalmente
accolta, cito la calcidese Leontinoi, che nella sua
monetazione della prima metà del sec. V ha assunto
come impresa la testa del leone, e che dalle sue ne-
cropoli ci ha restituito il prezioso lebete-ossuario a
teste di ariete, ora nel Museo di Berlino (')•

La signorina Folzer ha passato in rassegna (op. cit.,
pp. 70-71) i pochi vasi, non più di sette, il cui ma-
nico è foggiato e decorato come il nostro, colla diffe-
renza che la parte centrale assume in essi forma an-
tropoide (2). Pezzo principe della serie l'hydria di
Randazzo (op. cit, pp. 69-70); tav. VII, 85), gran-
diosa nelle proporzioni (alt. cm. 64), sontuosa nella
decorazione, nella quale spicca al posto d'onore un
corpo nudo di efebo incurvato e supino, che funge da
manubrio; due coppie di leoni e di arieti sdraiati

(') Orsi, Roem. Mittheil. 1900, p. 86 e segg.; Winnefeld,
Altgriechisches Bronzebecken aus Leontini (59 IVinkelmanns
programm) 1899.

(s) All'A. è sfuggita, non so come, la magnifica hydria di
Griichwil presso Berna, uno dei più splendidi bronzi ionici che
si conosca, malgrado che gli archeologi svizzeri continuino
nell'errata credenza, che sia opera etnisca (Heierli, Urgeschichte
der Schweiz, frontispizio e p. 372).

Monumenti Antichi — Voi. XIX.

costituiscono le appendici superiore ed inferiore: il
vaso è della seconda metà del sec. VI. Strettamente
ad essa congiunta è l'altra minore di Sala Consilina
in Lucania ('), la quale solo in pochi particolari si
differenzia dalla gelese, e fu rinvenuta in una tomba
della seconda metà del sec. VI, con copioso vasellame
fittile e metallico.

La forma del vaso, i particolari della sua deco-
razione accessoria, la stretta affinità dell'una e di
taluni degli altri colle hydrie fittili figurate, che
ormai per unanime consenso dei ceramografi si rico-
noscono per calcidesi, chiaramente dicono che anche
il nostro bronzo è un prodotto della calcheutica cal-
cidese della seconda metà del sec. VI (2).

Non numerose sono le hydrie in bronzo, e l'accu-
rato catalogo della signora Folzer (op. cit., pp. 117-
118) non oltrepassa il n. di 22; ma una buona metà
di codeste, se non più, rappresentano il tipo seriore
della xàXmg, derivante non più dall'industria calci-
dese, ma da altre non ben precisate del pieno sec. V,
sebbene il tipo siasi svolto in sul principio di esso.

Consegue da quanto ho sin qui esposto, che l'hydria
di Gela, per quanto mal conservato ne sia il suo corpo
ovolare, viene ad accrescere la serie dei pregevolissimi
bronzi calcidesi diffusi in tutto il mondo antico, ed in
particolare quella assai ristretta delle hydrie. I nostri
Musei non racchiudono pur troppo che sparuti avanzi,
la cui superba bellezza tanto più ci fa rimpiangere
la perdita irreparabile di tanto prezioso materiale
d'arte. Gli inventari dei templi ci parlano in fatto
(Polzer, op. cit., p. 17 e segg.) di hydrie, oltre che
di bronzo, di argento e persino d'oro, che facevano
parte degli Isqù %Qì'j(iaxa di divinità, per lo più mu-

(') Patroni, in Notizie 1897, p. 164.
. (z) La signora Folzer, atteso l'argomento impostosi, non
ha estesa la sua ricerca, nò ai manichi di specchio con figura
efebica di ufficio tectonico e pratico accompagnati sovente da
arieti sdraiati, nè ad altri manichi analoghi. Cosi è a lei ignota
l'ansa certamente di hydria della collezione De Clercq (De
Ridder, Gollection De Clercq. Les bronzes, tav. LVII, n. 429,
pp. 271, 272), cotanto simile alla nostra, colla sola differenza
che al posto della palmetta, spostata in alto, vi ha un Gorgoneion.
Ed altri ancora poco noti sono senza dubbio anche a me sfug-
giti, causa il difetto di buoni e ragionati cataloghi delle raccolte
di bronzi. Di fattura e di stile completamente diverso è la grande
ansa di hydria della collezione Walters, edita dal Sambon, in
Le Musèe (voi. Ili, 1906, p. 263), nella quale l'A. ha giusta-
mente scorto i caratteri dell'arte corinzia.

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